Ecco cosa mi ricordava

Poche cose sono abusate e banali come le metafore calcistiche, lo so. E tra queste, quante volte avremo usato quelle che parlano di “tifosi”, “ultras”, e “curve”, per definire comportamenti estranei agli stadi?
E però mi pare che il paragone trovi una sua particolare aderenza superiore alla media, se associamo alcuni tratti di quello che succede negli stadi ad alcuni tratti di quello che succede su Twitter (in misura minore e diversa, su Facebook, e nei commenti di certi siti). Negli stadi i tifosi violenti, aggressivi, volgari, non sono la maggioranza. Gli ultras con gli slogan offensivi e vigliacchi non sono la maggioranza. Quelli che vanno allo stadio solo per far casino e trovare qualcuno da aggredire non sono la maggioranza. Quelli che pensano di saperla più lunga dell’allenatore non sono la maggioranza. Però col passare dei decenni lo stadio sono diventati loro, tanto che quando parliamo di una cosa “da stadio” ci riferiamo a quegli atteggiamenti lì: non alle persone “normali” che vanno a vedere la partita come si andrebbe a un concerto, o al cinema, o a una partita di tennis. Che trovano la partita uno spettacolo fantastico, malgrado le banane che volano in campo. Che sono di solito la maggioranza: anche se molti di loro da molto tempo hanno detto che allo stadio non ci vanno più, perché lo stadio è diventato ostaggio di quegli altri, e la partita meglio guardarla in tv. E persino molti calciatori che hanno cercato di costruire o mantenere dei rapporti complici e solidali con i tifosi, si sono accorti spesso di diventarne ostaggi e che questi rapporti non li proteggevano da aggressioni anche violente, se agli ultras gira così.
Ecco, non ne voglio fare un dramma, e penso che come con gli stadi, la maggior parte di noi si adatterà a questa coesistenza di cose, altri smetteranno di andarci, qualcuno ne pagherà le conseguenze, fatte le dovute proporzioni: e ogni volta si farà un dibattito sterile sulla violenza e la prepotenza. L’esempio esistente ci aiuti a prenderne atto, e farcene una ragione.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.

Abbonamento mensile
8 euro
Abbonamento annuale
80 euro
Altre cose:

4 commenti su “Ecco cosa mi ricordava

  1. Robdale

    Sì, in tutti i campi c’è una, diciamo fisiologica, percentuale di maleducati, e facciamocene una ragione. Se però poi iniziano ad influire sui comportamenti e a limitare la libertà, come sta accadendo nel calcio, io non mi voglio rassegnare.

  2. le2

    Vero. Però allo stadio la gente inizia a tornare. E sempre meno disposta a sottostare ai quattro pirla che urlano.
    Ho visto partite meravigliose con le curve chiuse ai facinorosi. E pubblico entusiasta

Commenti chiusi