La nobiltà del bollettino

In questi giorni di sviluppi e successive scoperte intorno all’incidente dell’aereo Germanwings, c’è un aspetto della circolazione delle informazioni molto interessante per chi studia questo genere di cose, soprattutto dall’Italia. Quello che è successo finora infatti è che – con la sola eccezione dell’anticipazione ottenuta da New York Times e AFP attraverso loro fonti a proposito del pilota chiuso fuori dalla cabina – praticamente tutte le successive rivelazioni e scoperte sono state diffuse in modo diretto e trasparente da parte delle fonti ufficiali. Fino a giovedì mattina non si sapeva quasi niente e i giornali di tutto il mondo erano dedicati a descrizioni del poco che si sapeva o – soprattutto gli italiani – illazioni sull’insicurezza dei voli low cost, o degli Airbus, o su presunti branchi di lupi in agguato sulle montagne. Poi giovedì mattina un procuratore francese ha convocato una conferenza stampa – trasmessa in diretta in mezzo mondo – e ha raccontato a tutti noi senza intermediazioni quello che gli investigatori avevano trovato nella scatola nera e anche le ipotesi che avevano fatto fino a quel punto. E stamattina, di nuovo l’aggiornamento più importante – la malattia e il certificato medico del copilota – è arrivato attraverso un comunicato ufficiale degli investigatori tedeschi.

Questo tipo di comunicazione – immediata, apparentemente completa, trasparente – e condivisione col pubblico fa impressione se confrontata con quella a cui siamo normalmente abituati con gli eventi drammatici o le indagini italiane: sui quali – mentre le fonti ufficiali fanno circolare poche, confuse e ufficiose notizie – acquisiamo informazioni attraverso i media con tutto il carico di contraddizioni, inaffidabilità e parzialità che hanno le cose rivelate dai media e ottenute quasi sempre attraverso conversazioni nei corridoi di un tribunale, telefonate private, dichiarazioni sfuggite di corsa e illazioni contraddittorie tra loro.
Ripeto, oltre l’anticipazione data mercoledì sera da New York Times e AFP su quello che sarebbe stato detto pubblicamente il mattino dopo, non c’è niente – a parte la letteratura, il colore, il racconto dai luoghi del soccorso, “le storie” – su quello che è successo all’aereo che ci sia arrivato dai media prima che dalle fonti ufficiali. Nessun cronista si è intrufolato in un ufficio di magistrato per ottenere confidenze, nessun documento è stato passato di nascosto da un ufficio a una redazione, nessuna intercettazione è stata anticipata confidenzialmente, nessuna scoperta è stata trattenuta. Le autorità – a quanto almeno sembra – appena hanno saputo una cosa, l’hanno diffusa ufficialmente e pubblicamente, anche nella sua parzialità. E così le notizie false non hanno tempo di crescere e diffondersi approfittando del vuoto di notizie vere.

È un buon modello, che andrebbe tenuto presente.

Altre cose:

4 commenti su “La nobiltà del bollettino

  1. layos

    Mi sembra che sia un caso un po’ peculiare. A volte le “fonti ufficiali” sono obbligate alla riservatezza perchè ci sono degl indagati, dei sospetti, delle piste che non debbano essere bruciate. Quindi il florilegio di indiscrezioni normalmente nasce dal fatto che magari le stesse fonti ufficiali, o parte di esse, magari la magistratura requirente o qualche altra parte in causa, lancia delle esche o qualche funzionario corrotto vende delle informazioni per tornaconto.
    In questo caso abbiamo un tizio che non fa parte di nessuna organizzazione, non ha nessuna rivendicazione politica, sociale, personale, religiosa, economica (ad libitum) da far arrivare all’opinione pubblica, non ha complici e, last but not least, è morto.
    Nessuno cerca reti, contatti, conti bancari, Al Quaeda, ISIS, Spectre, ‘ndrangheta o nazisti dell’Illinois.
    E’ un modello da tener presente, ma non so quanti altri casi sovrapponibili si ripresenteranno.

  2. tanogasparazzo

    Adesso si raccolgono i poveri resti. Il dopo quando la notizia scomparirà dai media, mi preoccupa. In questa triste sciagura abbiamo un colpevole il malato il copilota. la guerra del dopo ovvero, le assicurazioni, chi papera i danni. Naturalmente si studierà, verranno prese nuovi provvedimenti. Ad ogni incidente aereo, dopo vengono diramate, poi applicate nuove direttive, nuove contromisure, affinché episodi di questo tipo non avvengano più. Almeno si spera. Una serie di categorie interessate, si faranno la guerra, si dovrà individuare la responsabilità, di chi non ha saputo fermare questo copilota, perché è troppo facile dare la colpa al morto. Scusate l’esempio banale. Quando si rinnova il permesso del porto d’armi, anche perché l’aereo è come un’arma, se data la licenza ad persona sbaglia, ovvero depressa, il finale è catastrofico.

  3. Luca Croce

    Questo caso però è perfetto per le cosiddette fonti ufficiali: l’unico colpevole morto, la compagnia aerea non ha colpe, nemmeno quella di non aver tenuto conto di un problema del copilota. Ne escono pulitissimo tutti quanti. Chi avrebbe interesse a nascondere la verità?
    Il lavoro dei giornalisti, fare trapelare le notizie al di là della cortina ufficiale, sembra non essere necessario.
    Non mi pare un caso modello per il buon giornalismo questo.

  4. dante

    @Luca Croce
    credo che quello su cui si sofferma l’articolo, non siano le doverose indagini giornalistiche, ma tutto il baillamme che viene creato artificiosamente e morbosamente con la ricerca di voci, non curandosi quanto fondate pur di cercare uno scoop, senza curarsi di verificare cosa si dice, senza curarsi delle coseguenze di quello che si dice,
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