Tra impresentabili e indispensabili

Per quanto un dibattito che viene offerto da settimane nella forma “si possono presentare gli impresentabili?” suoni piuttosto sciocco e privo di senso, il tema dell’equilibrio tra garantismo, immagine pubblica e rispetto delle regole è invece rilevante, perché non conosce norme e soluzioni esatte: e come si sta dimostrando, cercare di imporle facendo diventare legge e regola quello su cui dovrebbero giudicare coscienza, efficacia politica e buona informazione, genera complicazioni forse peggiori ancora (ed è evidentemente figlia non di illuminati pensieri ma di succube paura dei forconi).

In questo quadro, come altri hanno sostenuto in passato, bisogna giudicare caso per caso e capire ogni volta cosa sia giusto e cosa sia saggio, perché ogni caso presenta aspetti e variabili molto diverse e la cui combinazione genera situazioni ogni volta diverse. Lo so, lo so che questo è difficile da spiegare a una grande quantità di persone i cui schemi di ragionamento hanno bisogno che ogni cosa sia regolata rigidamente, ogni differenza appiattita e disumanizzata, e ogni scelta possa ricorrere a un manuale di istruzioni universale; ed è difficile anche sostenerlo in un contesto in cui “due pesi e due misure” è una delle accuse preferite (“due pesi e due misure” è in realtà uno dei criteri più sensati al mondo per valutare le cose, che hanno sempre pesi e misure diverse).
Radunare tutta la questione di mille casi e storie diversi – come sono quelli di cui si parla – in un vuoto dibattito “sugli impresentabili”, che fa immaginare una setta complice di una serie televisiva americana (tipo i Guilty Remnants), non aiuta tantissimo: anche se è vero che se i casi critici diventano molti, una questione generale c’è. Ma non riguarda i casi critici, riguarda il partito che tiene eventualmente troppo bassa l’asticella della selezione dei candidati.

Comunque, ho letto le interviste che dà Vincenzo De Luca, candidato del PD alla presidenza della Regione Campania, e cercato di capire i suoi argomenti laicamente, non avendo su di lui nessun pregiudizio, salvo le cose che abbiamo sentito dire su una sua sbrigativa efficienza come sindaco di Salerno.
E i suoi argomenti sono un disastro.
De Luca sostiene infatti che nel suo caso dovrebbe valere – malgrado la legge Severino – un giudizio particolare legato alla natura del reato per cui è stato condannato e alle modalità della sua condanna. Che è una stupidaggine che da sola suggerirebbe di scegliere un altro candidato. Le eccezioni e le circostanze particolari sono già previste nelle leggi, non le può decidere l’interessato o qualcun altro. Se in Italia si può votare solo a diciott’anni, non si può presentare al seggio uno di 17 con le sue pagelle dicendo di essere molto colto e intelligente, e quindi per lui non vale. Se per esercitare la professione di medico bisogna essere laureati, non può esercitarla uno che ha la terza media sostenendo che però ha seguito tantissime lezioni online e suo papà era dentista. Eccetera.

Alla questione di troppi “impresentabili” in lista, poi, De Luca non risponde negando che lo siano – anzi è un giudizio che mostra di condividere – ma sostenendo che non si potevano controllare tutti. “Lo sanno tutti come vanno queste cose: un casino. Finito alle tre di notte”. E quindi niente controlli. E vuole governare la Campania.

Insomma, giudicando caso per caso, a me De Luca sta convincendo di essere un caso di “era meglio non candidarlo”, non volendo chiamare nessuno “impresentabile”.
E infine c’è un approccio universale che mi sembra valido anche in questo caso: nessuno è indispensabile. Quasi nessuno. Di certo non mi pare lo sia De Luca.

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2 commenti su “Tra impresentabili e indispensabili

  1. tanogasparazzo

    In tutta questa querelle che sta inondando tutti i giornali anche dibattiti televisivi, le risposte date sono: in linea una certa arte di arrangiarsi, famosa e mai abbastanza deprecata. Si è iniziato ad falsificare la legge Severino. La continuazione del “core business”per il futuro della Campania è già iniziato, ovvero la contraffazione.

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