Non si lascia indietro nessuno

La questione del pagamento dei risarcimenti delle cause per diffamazione dell’Unità si è arenata: quando era diventata pubblica un mese fa – visto che nessuno al PD si poneva il problema – ci sono state un po’ di solidarietà, un po’ di richieste di intervento, e un po’ di spallucce. Alla lunga, spallucce vince sempre.
Non ricostruisco tutta la storia qui: solo una lettura essenziale.
Quando l’Unità ha chiuso e la società editrice è andata in liquidazione, una serie di meccanismi giuridici ha fatto ricadere i risarcimenti per le cause perdute tutti sulle spalle di giornalisti e direttore, con grave onere e grosse difficoltà per gli uni e l’altra, Concita De Gregorio (alla quale sono al momento pignorate case e fonti di reddito).

La questione riguarda assai più gravemente infatti il periodo in cui De Gregorio fu direttore – tra il 2008 e il 2011 – e l’Unità era un giornale di opposizione al governo (Berlusconi), protagonista e oggetto di polemiche, accuse e attacchi provenienti soprattutto dalle parti politiche vicine alla maggioranza di allora. Con grande frequenza l’Unità criticava il governo, e le personalità politiche e pubbliche vicine al governo querelavano l’Unità. Questo spiega come la quota di cause giudiziarie sia drasticamente diminuita con le successive direzioni dell’Unità a partire dalla caduta del governo Berlusconi, e dalle partecipazioni alla maggioranza del Partito Democratico, a cui il quotidiano era – diciamo, per sintesi – vicino.

Il risultato è che De Gregorio e altri giornalisti si trovano da mesi in grosse difficoltà avendo dovuto pagare cifre anche molto grosse e con la prospettiva di doverne pagare ancora di altrettanto grosse e fuori scala, in seguito a sentenze ottenute soprattutto da importanti personaggi politici, militari o della finanza in cause prevalentemente intimidatorie e di rivalsa. Non stiamo infatti parlando di risarcimenti a privati e ignoti cittadini sbattuti come mostri in prima pagina o giù di lì dal sensazionalismo mediatico: tema che come sanno i lettori di questo blog mi è piuttosto caro e su cui ho poche indulgenze per le trascuratezze dei giornali. Stiamo invece parlando soprattutto di rapporti di potere e forza in cui l’Unità ha trovato – pur avendo vinto la stragrande maggioranza delle cause – qualcuno più forte.

Il Partito Democratico – anche questo provo a spiegarlo sinteticamente quanto si riesce – è rimasto in tutti questi anni azionista dell’Unità, pur non essendo più il giornale ufficialmente il suo “organo”. Il giornale venne infatti venduto ad editori privati, ma con un accordo tra soci (un “patto parasociale”) che manteneva al PD enorme voce in capitolo sulla società a fronte di una quota formalmente molto esigua, lo 0,014% intestata a “Eventi Italia”, la società del PD che si occupa di eventi e media (anche di YouDem, per esempio, e delle Feste de l’Unità), poi trasformata in “EYU”. Nel “patto” era stabilito che Eventi Italia avesse l’ultima parola su variazioni della composizione della società e aumenti di capitale, per esempio, e che intervenisse per scegliere tre dei sette membri del Consiglio di Amministrazione. Insomma, il PD, dentro l’Unità c’era robustamente, e continuava a essere – per accordi e consuetudine insieme – il principale referente editoriale del giornale. E le vicende dell’Unità da allora a oggi – compresi i cambi di direttore e di rapporti con le diverse correnti – sono derivate dalle vicende e dalle decisioni del PD.

L’Unità di quei tre anni fu un giornale nuovo e inventivo, ma lo fu anche come approccio alla politica: malgrado l’editore fosse il PD di Bersani segretario, il giornale fece un grande – e spesso attaccato – lavoro di apertura e promozione verso le richieste e proposte di rinnovamento del PD. Sia ascoltando le prime dai suoi lettori, sia raccogliendo le seconde da esponenti e militanti “nuovi” del partito, dando spazio e attenzione a molte figure che sono diventate oggi assai più importanti all’interno del PD e più familiari ai suoi elettori: molto prima che arrivassero Renzi e i renziani (e non tutti coloro che scrissero sull’Unità sarebbero diventati renziani, infatti). Fece insomma un lavoro che – assieme a quello di molti altri in Italia – favorì e sostenne il rinnovamento e il ricambio nel PD, ai quali il PD di allora si trovò a un certo punto costretto, malvolentieri, aprendosi a quelle proposte.

È per questi due ordini di ragioni che è moralmente inaccettabile che oggi il Partito Democratico non affronti e risolva il problema che è caduto sulle spalle di quei giornalisti e quel direttore (tacciamo della comoda fuga dalle responsabilità degli altri privati soci, che hanno i loro capitali esautorati dai pignoramenti rivolti alle case dei giornalisti):
– il primo è formale, il PD era editore di quel giornale e conserva responsabilità di quello che quel giornale fece e delle sue conseguenze, e sarebbe vile sottrarsene accampando norme che formalmente lo esonerano, in seguito alla liquidazione della società (a sua volta un proprio fallimento, nei fatti, di cui l’editore deve tenere conto con se stesso).
– il secondo è che il PD di oggi è in debito con quel giornale, e lo sono le persone che guidano oggi il PD: con quel giornale condivisero un lavoro e un progetto, quel giornale li aiutò – fu sconfitto e trasformato – e ora loro però hanno vinto.
Non si lasciano indietro i tuoi, meno che mai quando hai vinto e quando hai vinto col loro aiuto.

Le questioni aperte e da affrontare sono due. Una è che una legge che genera questo stato di cose è una legge sbagliata: sarà stata pensata per tutelare i creditori in caso di fallimento, ma il suo risultato è che i dipendenti si trovano a dover pagare per degli errori compiuti da un’azienda fallita. Non è pensabile che se Michelin produce pneumatici difettosi e viene condannata a risarcire i clienti, al risarcimento debbano pensare gli operai o i direttori della produzione, in assenza di dolo: e che il signor Michelin possa chiamarsi fuori.

L’altra è che il PD non si può nascondere dietro a questa legge sbagliata per sottrarsi alle responsabilità di cui sopra: il partito è coinvolto persino nell’annunciata riapertura dell’Unità, figuriamoci se non deve ritenersi coinvolto in quello che successe allora. Non si tratta di aiutare nessuno, né di mostrarsi generosi: ma di aiutare se stesso e mostrarsi responsabile. Mostrarsi diverso.

Altre cose:

5 commenti su “Non si lascia indietro nessuno

  1. enrico

    capisco il ragionamento ma non mi convince l’affermazione implicita che per fare giornalismo politico sia indispensabile esporsi a querele (anche giustificate, se poi si perdono le cause). la critica anche aggressiva non comporta necessariamente la diffamazione. o no?

  2. metiu

    @Enrico

    Ma che dici? Sono diffamazioni vere solo quelle di Travaglio and Co. Se si tratta di giornalisti pro PD, anche se sono intervenute sentenze, sono semplici “rapporti di potere e forza”. E’ chiaro.

  3. enrico

    beh, diciamo parlando di giornalismo sarebbe sano fare riferimento ad esempi un po’ più autorevoli di travaglio & co.

  4. Pingback: Quella bolgia infernale chiamata "Unità" | Un democratico il blog di Davide Montanaro

  5. mikelovskij

    @Enrico Mi pare non sia una questione di querele per diffamazioni, quanto di cause civili, a capire dall’articolo di La Stampa linkato all’inizio di questo articolo.

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