Senza se e senza e

I titoli che cominciano con “E…” o “Se…”, sono ormai da tempo un tratto peculiare e molto preso in giro del repertorio dei giornali italiani. E come tutti i meccanismi di quel repertorio – le parole brevi come “shock”, “ira”, “giallo”, per creare allarme in poco spazio; i virgolettati per attribuire a qualcun altro delle notizie non vere; eccetera – non sono un accidente casuale, un uso come un altro della lingua, ma nascono anche loro da un’esigenza esatta, concorrendo a confezionare una notizia in termini più preoccupanti e conseguenze più estese. L’ho realizzato oggi fermandomi su uno di questi titoli.

brasile-lula

A cosa serve quel “Se”? Non sarebbe più normale titolare “In Brasile anche Lula finisce indagato”? Certo che sarebbe più normale, ma così facendo il titolo si limiterebbe a parlare di Lula e della notizia in questione. Il “se”, invece, allude a conseguenze, implicazioni, dimensioni più grandi della questione; suggerisce al lettore un pensiero senza dirlo esplicitamente: proseguendo la formula interrotta di questo titolo si è infatti portati a pensare qualcosa come “Se in Brasile anche Lula finisce indagato allora il guaio è proprio grosso“, o “Se in Brasile anche Lula finisce indagato dove andremo a finire signora mia“, o altro del genere. In questo caso, poi, si aggiunge l'”anche”, con la stessa funzione: il lettore si chiede infatti: «perché anche Lula?». Non sarebbe più normale – quella è la notizia – titolare “In Brasile Lula finisce indagato”? Ma anche in questo caso la notizia sembra al titolista insufficiente, bisogna alludere al fatto che ci sono molti altri indagati. Lavoro completato poi dall’uso del verbo “finisce”: non sarebbe più normale titolare “Lula è indagato in Brasile”? E usare lo spazio rimanente per maggiori informazioni (“nell’inchiesta su Petrobas”, per esempio)? Però “finisce” dà a sua volta un’idea di catastrofe, conseguenza, ineluttabilità.

Ma per tornare al “Se”, la stessa funzione ce l’ha l'”E” con cui cominciano assurdamente molti altri titoli (non succede in nessun altro paese del mondo, che io sappia). In questo caso la parte della frase che il titolista insedia nella testa del lettore senza scriverla viene prima e non dopo. Anche questo è un titolo di oggi.

serena

A cosa serve quella “E”? Alla stessa cosa: a suggerire al lettore che non solo è “sotto accusa” l’amico di Serena (sic), per cui sarebbe stato naturale titolare “L’amico di Serena finì sotto accusa” (notare il “finì”: per giunta passato remoto, definitivo). Ma che questa notizia si somma a qualcos’altro, e che la questione è più grossa. E così su due notizie che di per sé i titolisti avrebbero evidentemente ritenute non sufficientemente degne di spazio o di attenzione, al lettore si dice “Non ti sembri poca cosa, è tutto un gran casino”.
Che è, mi pare, il messaggio principale che i titolisti sono incaricati di trasmettere.

Altre cose:

3 commenti su “Senza se e senza e

  1. gianmario nava

    “e l’amico di serena finì…” è solo l’incipit dell’ennesimo capitolo di una favola, una storia, una novella, una narrazione – fai tu – che ci stanno propinando da tempo

    p.s.
    la storia finisce così: “e i giornali chiusero i battenti non per mancanza di lettori ma perchè questi, ormai, si erano addormentati da tempo di un sonno che genera mostri”

  2. nonunacosaseria

    non sono così sicuro che ci sia tutto questo studio dietro il titolo.
    secondo me, è più una questione di ritmo (“E l’amico di Serena / finì sotto accusa” suona meglio di “Sotto accusa l’amico di Serena”) e di riempitura di spazi (“In Brasile / anche Luca / finisce indagato”, no graficamente non torna perché la prima riga è troppo breve rispetto alla seconda e alla terza, però se ci metto un “se” tutto è più equilibrato).

    casomai, a me non piace questa moda di chiamare la gente per nome anziché per cognome. Serena chi? I più insopportabili sono i retroscena politici: “Matteo incontra Silvio”

  3. andreaaj

    Finalmente qualcuno ne parla! I titoli detti “click bait” esistono anche sulla stampa anglosassone. In Italia però il sentimento che prevale nel leggere i quotidiani, soprattutto online, è quello del l’ansia. Sono anni che i titolisti di republicca riempiono la homepage con parole il cui unico obiettivo è quello di agitare il lettore. Questo è uno dei motivi per cui preferisco leggere il Post.

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