Quetto Pita

Non avrebbe nessuna affidabilità un mio giudizio su un libro dedicato a Pisa, come “Scacco alla Torre” di Marco Malvaldi, appena ripubblicato da Laterza nella fantastica collana che si chiama Contromano, dedicata a posti e città d’Italia descritti da scrittori.
Nessun libro sulla mia città che non abbia scritto io potrebbe trovarmi obiettivo: gelosia, capriccio, ridotti orizzonti della propria esperienza. Mi ricordo una presentazione di “Marco e Mattio” nei luoghi dolomitici del romanzo, in cui a Vassalli fu contestato di non avere ubicato correttamente una curva della strada: figuriamoci se ognuno di noi pisani – rompipalle come siamo – non abbia sue diverse letture di ogni cosa cittadina, che ritiene definitive e universali. Me compreso.

Quindi non dirò neanche che è un libro prezioso per i visitatori, o divertente per i simpatizzanti, o commovente per gli abitanti. Che ne posso capire? L’unico per cui posso parlare sono io: e a me ha fatto voglia di tornare a Pisa, ora, stasera, domattina, e sedermi su una spalletta scaldata dal sole col giornale nelle mano.

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