Due modi di trattare le bufale, e una scelta da fare

Per il giornalismo ai tempi delle bufale, questi giorni dopo gli attentati di Parigi stanno mostrando un notevole salto di consapevolezza rispetto a una cosa che aveva spiegato molto bene nel suo libro Craig Silverman: l’importanza del ruolo dei giornalisti nello smentire e correggere le notizie false, fondamentale ormai quanto quello del diffondere notizie vere.

Gli sforzi di dimostrazione di falsità nella stampa sono in qualche modo una strategia virale contro i contenuti virali, una manovra per inserirsi nei flussi di condivisione attraverso l’esame e la verifica delle storie. Questo porta traffico a chi mette in atto il debunking, ma aiuta anche a diffondere la verità su una storia virale.

È un approccio che finora era stato fatto proprio solo da siti di news specializzati o da rari maniaci dell’accuratezza, e che nei giornali tradizionali viveva solo in alcune rubriche marginali di alcuni siti internazionali (quelli dei giornali italiani continuano a essere molto più promotori di bufale che censori di bufale: anche oggi, anche su Parigi): ma un grande e illustre quotidiano come Le Monde ha sulla sua homepage in questo momento ben tre articoli di “debunking” delle false notizie sugli attentati affidati alla sua sezione di giornalismo esplicativo e pubblicati nelle ultime 48 ore, e uno di questi è primo nella classifica dei più letti.
Altri articoli del genere sono su Libération o Le Figaro.

Certo, per essere convincenti nel loro nuovo e contemporaneo ruolo di affidabili smentitori di false notizie, bisogna che i grandi siti di news non si rendano al tempo stesso complici della loro diffusione: per questo il lavoro di debunking non si improvvisa e ha bisogno di un’impostazione culturale sull’accuratezza che in molte redazioni si è del tutto persa, e che molte direzioni di giornali non promuovono. Ma magari la classifica dei più letti di Le Monde insegna qualcosa (se non altro, che i lettori di Le Monde non sono del tutto diseducati).

Le foto false sugli attentati di Parigi

Altre cose:

17 commenti su “Due modi di trattare le bufale, e una scelta da fare

  1. fulgenzio

    A giudicare dalle prime pagine dei quotidiani italiani e relativi siti, direi che da noi questa è una battaglia persa.

  2. atlantropa

    Ok, ma cosa è più grave: raccontare sulla base di un tweet farlocco che quello schizzo della torre Eiffel sovrapposta al “simbolo della pace” è “di Banksy” o raccontare sulla base di nulla (come ha fatto il giornale che dirigi) che l’ospedale di MSF è stato colpito “per errore”?, quale delle due “bufale” denota maggiore pregiudizio o inaccuratezza giornalistica (se non proprio disonestà intellettuale)?

  3. Luca Sofri

    Disonestà intellettuale è fare domande sulla base di premesse false (“sulla base di nulla”), se vuoi una risposta. Se invece volevi sostenere una tua tesi già costruita, allora la domanda è intellettualmente disonesta. Ciao.

  4. atlantropa

    Eppure nell’articolo del Post del 3 Ottobre che sostiene che la tesi dell’errore, l’unica cosa che la attesterebbe la tesi è un non meglio precisato “comunicato” “dell’aviazione statunitense”; non c’è altro; ora lasciam perdere le immediate e piuttosto rumorose contestazioni di MSF di quella versione; domanda riformulata: mettiamo che Tizio, incolpato di aver fatto la cosa xyz, dica che l’ha fatta per sbaglio: è giornalisticamente ammissibile, nel dare per la prima volta la notizia dell’avvenimento, titolare all’indicativo presente “La cosa xyz è stata fatta per sbaglio”?

  5. amaryllide

    se il tizio è l’aviazione militare del nobel per la pace più meritato di sempre, ha ragione a prescindere. L’aviazione del nobel per la pace non può uccidere, se non per sbaglio, a priori.

  6. atlantropa

    Ops, chiedo scusa per i refusi — e per aver dato del tutto gratuitamente del “presente” a un passato prossimo — sono al corrente del fatto che di questi tempi la forma è sostanza, ma ho composto abbastanza di fretta ed un po’ alla cieca perchè sinceramente interessato ad una risposta.
    Il punto probabilmente è arrivato nonostante la sciatteria della mia scrittura; in ogni caso spero con il presente commento di esprimere un po’ meglio le motivazioni della domanda.
    Se l’aviazione americana lì non avesse derubricato il bombardamento dell’ospedale ad effetto collaterale di un’operazione legittima avrebbe, se non ammesso la responsabilità di un crimine di guerra, quantomeno prestato il fianco alla sua contestazione. Di qui il mio “sulla base di nulla”: l’unica fonte a sostegno di quella tesi indicata dall’articolo è la parte in causa cui la tesi stessa, diciamo così, fa decisamente comodo.
    Domande: da un punto di vista giornalistico è corretto proporre ai lettori la versione di una delle parti in causa come “fatto” in mancanza di qualsivoglia altro puntello?, e nel caso di specie se questa narrazione non dipende da una propensione a credere (acriticamente o poco criticamente) alla versione ufficiale di uno stato per cui si prova una certa qual simpatia (immaginiamo solo per un attimo se al posto degli americani ci fossero stati i russi, o i nordcoreani, o “il regime di Assad”), in base a quali dinamiche giornalistiche rigorose ed intellettualmente oneste la si è proposta?

  7. granmadue

    Apprezzo molto l’attività del peraltro, e del Post in generale, nello smascherare, o comunque evidenziare, le notizie false. Ho anche letto il libro pubblicizzato qui a destra nella pagina, e l’ho trovato interessante.
    Eppure è presente in me l’impressione che si voglia (giustamente!) fare i pignoli sugli altri, mentre invece su sé stessi, ovvero sulle cose pubblicate sul Post, talvolta, si sia molto più propensi alla “tolleranza”.

  8. Luca Sofri

    Che sia presente in te è una questione su cui non posso intervenire, dal momento che non ne esponi motivazioni o fatti a sostegno. Io posso dirti che è capitato più di una volta che segnalassimo sbagli fatti (nel libro che hai letto c’è n’è un capitolo, ricorderai), e capita sempre che li correggiamo quando li comprendiamo tali. E di solito succede perché ci sono lettori che ci aiutano, e non che manifestano vaghe “impressioni”. Ciao.

  9. Qfwfq71

    Non capisco il senso di questi commenti che, più che un contributo alla questione (importante e delicata) sollevata dall’articolo, sembrano esprimere la mitomania dei commentatori; il desiderio infantile di volere a tutti i costi vedere il primo della classe cadere aleno una volta, anche lui.
    Lo capisco, serve a noi che non simao così bravi a sentirci un poco meno colpevoli; e poi diciamocelo quello li è proprio antipatico, sempre perfetto, infallibile, precisino e mai una volta che passi il compito.
    Così dopo tutte le volte che ci ha arringato sull’importanza di controllare le notizie, nonappena sentiamo odore di imprecisione, ci avventiamo come iene feroci.
    Il problema è che questa sete di sangue non aiuta noi a diventare migliori, ma rischia solo di trascinare in fondo l’altro.
    forse oltre al libro che campeggia qui di lato avreste dovuto leggere quell’altro “Un grande paese”.
    Li si spiega tra le altre cose che in fondo, anche se l’autore del messaggio non è pulitissimo, il messaggio in se non perde la sua sostanza.
    Nel caso specifico, avere messo in evidenza una debolezza di Sofri (presuntissima debolezza) non sposta di una virgola la validità del contenuto di questo articolo.
    Che vogliamo fare continuare ad accapigliarci sulla questione specifica o spingere per un miglioramento generale?

  10. granmadue

    Grazie per la risposta.
    Commentando un articolo della rubrica “Virgolette”, avevo osservato che scrivere, come se fosse un dato acclarato, che Valentino Rossi “ha dato un calcio alla sua moto, provocando la caduta di Marquez” era quantomeno azzardato. Non ho ricevuto repliche.
    Ho anche citato l’episodio di cui sopra in un commento ad un post (“La scienza conferma”, 21 ottobre 2015) di questo blog. Di nuovo nessuna replica.
    (Piccola precisazione: il commento in “Virgolette” porta una firma diversa da quella che uso qui, ma è solo perché in Disqus sono registrato con altro nick.)

  11. vittoriozuninocelotto

    La deriva del giornalismo si evince analizzando le dirette web dei quotidiani.
    Prevale la corsa ad arrivare primi sulla veridicita’ delle notizie.
    Purtroppo nel nostro paese i maggiori quotidiani preferiscono non verificare le news e snatterle in homepage impiegando il resto del tempo dedicandosi a rassegne sempre piu’ dettagliate sul tema del gossip.

  12. atlantropa

    Provo a rispondere a Qfwfq.
    Ci sono, a mio parere, due macrocategorie di “bufale”: il tipo “Maria Antonietta: «che mangino brioches!»”, ed il tipo “Colin Powell presenta le prove all’Onu”.
    Ok, Maria Antonietta non ha mai detto quella frase e ribadirlo è sicuramente un’operazione meritoria per il ristabilimento della Verità; magari in quegli anni avvenivano cose un tantino più interessanti e più meritevoli di approfondimento, ma grazie comunque a chi ha voluto ricostruire correttamente la vicenda e condividere i risultati della sua indagine.
    Però perchè ci si ferma sempre lì? Insomma ci sono giornali che, pur facendo a meno della colonnina morbosa in cui rilanciare le “notizie” più virali, per dieci anni hanno sbrigato la tortura come interrogatorio migliorato; e che per due giorni hanno informato i lettori che un ospedale di MSF è stato bombardato, stop, non si sa da chi. Se poi un atteggiamento compiacente da parte degli establishment media è in qualche modo comprensibile, risponde ad una logica, quello che davvero stupisce è l’enorme massa di fedeli — e l’articolo del Post che citavo prima temo rientri in questa sottodinamica; intendiamoci: sarebbe interessante apprendere che non è così e capire come sono andate davvero le cose in quel caso, e più in generale come nasce un articolo del genere; ma, se capisco bene, avendo posto la questione nei termini sbagliati non meriterò alcuna risposta.
    Quando comincia una riflessione pure su questa roba qui?
    Perchè lo scrivo in questa sede?, voglio veder cadere il primo della classe?, blogger envy?, credo proprio di no, è molto più prosaica: da un lato, se questa vuol essere una riflessione aperta a tutti, allora non vedo nulla di male nel sollevare un punto per me rilevante e sistematicamente trascurato; dall’altro perchè sul Post un commento del genere viene cestinato direttamente e senza passare dal via.

  13. Luca Sofri

    @Granmadue: che tu non abbia ricevuto “repliche” è cosa diversa dal sostenere che non correggiamo gli errori o non stiamo attenti a non farne. Nel caso di cui parli l’intervento di Rossi è stato sanzionato ufficialmente: poi ognuno può avere opinioni diverse, ma la verità “processuale” è quella. Un dato “acclarato”.

  14. Raffaele Della Ragione

    L’ intervento di Rossi sanzionato ufficialmente è stato l’ aver portato deliberatamente fuori traiettoria verso l’ esterno il pilota rivale. In altre parole secondo la verità “processuale” non c’ è stato nessun calcio: questo il dato “acclarato”. Ciò premesso, grazie all’ accuratezza e all’ attenzione di chi scrive, la percentuale di errore al Post è enormemente inferiore a quella media degli altri quotidiani, cartacei e on line (IMHO, naturalmente).

  15. granmadue

    Caro Luca Sofri, evidentemente mi sono spiegato male: non mi stavo lamentando per non aver ricevuto repliche. Comunque niente, trovo abbastanza sorprendente che l’autore di “Notizie che non lo erano” debba in questo modo arrampicarsi sugli specchi per difendere una notizia che, semplicemente, non lo era.

  16. Luca Sofri

    Questo può darsi, Raffaele. Controlliamo meglio. A Granmadue ho già risposto, quando gli argomenti arrivano ad “arrampicarsi sugli specchi”, è buona regola lasciar perdere.

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