Vedrai che passa

Lo abbiamo detto parecchio, che non ci sono soluzioni facili – e magari nemmeno difficili – al problema di correggere il nuovo ordine politico e culturale che abbiamo chiamato «cosa sta succedendo»: quello che ha dentro l’egoismo ignorante e frustrato, risentito, a cui ci stiamo consegnando tutti (oggi il giornale di presunta opposizione a tutto questo promuove un’indignazione contro “30 mila euro” che la Rai deve a Grillo per un programma di cose di Grillo) e che ha dentro le nuove maggioranze politiche che di quel risentimento sono sia aizzatrici che beneficiarie.

È un fenomeno mondiale, nessuno ha ancora capito come attenuarlo o sovvertirlo – anche se esistono persone che non se ne fanno sequestrare, ricorda oggi Michele Ainis -, ma se qualcuno lo capirà sarà prendendone atto, analizzandolo, capendone il funzionamento: cercando soluzioni a partire da questa consapevolezza. È la risposta che ho già dato a chi chiede “e quindi cosa si fa?”: non lo so, ma intanto si ragiona come se fosse avvenuto, non come se niente fosse. Se si allaga il bagno e c’è uno sciopero degli idraulici si può usare il bagno dei vicini aspettando che smetta, oppure capire come farlo smettere e cercare delle soluzioni.

Nei partiti di opposizione italiani si sta usando il bagno dei vicini aspettando che smetta. Lo spiega bene oggi Giovanni Orsina sulla Stampa:

A giudicare da come si stanno preparando al voto europeo di maggio, le forze politiche che hanno dominato la stagione del bipolarismo, il Partito democratico e Forza Italia, sembrano ritenere che il 4 marzo non sia successo un granché. Proseguono infatti lungo la via di sempre: Berlusconi è sceso di nuovo in campo, confermando la piena identificazione fra partito e leader che segna da ormai venticinque anni la storia del centro-destra, mentre il Pd si sta scegliendo un nuovo segretario coi metodi tradizionali, e pescando nel gruppo dirigente tradizionale. Anche Renzi pare seguitare come nulla fosse: potrà restare nel Pd o magari uscirne, ma in entrambi i casi continuerà a mettere se stesso al centro della scena, nella convinzione di poter recuperare i consensi che ha perduto.

Tralascio, a differenza di Orsina, il centrodestra: ha per definizione elettori conservatori, con qualche inclinazione in più a rientrare nelle case rassicuranti. Ma cosa fa un partito “progressista”? Ci sono esponenti del PD che rivendicano esattamente quello che dice Orsina: che la sola cosa da fare sia mantenere le posizioni e riversare dei “vergogna” e delle indignazioni continue nei confronti di una maggioranza di cialtroni inetti (la cui quota di consenso sembra peraltro conservarsi) e presentarsi agli elettori nel momento in cui i cialtroni inetti siano stati dimostrati tali. L’obiezione più facile e spietata la sapete tutti: figuriamoci, in quel momento gli elettori andranno dietro al primo demagogo più demagogo di questi, al primo antidemocratico più antidemocratico di questi. È già successo.
Scrive Orsina:

Le forze politiche tradizionali, guidate da leader tradizionali e organizzate secondo metodi tradizionali, non potranno comunque uscire dalla marginalità, qualunque disastro combini la maggioranza. Gli italiani potranno magari smettere di votare Lega e Movimento, ma non torneranno indietro.

In questo contesto, dice Orsina, ha più senso quello che sta facendo Calenda, oppure un progetto di nuovo europeismo: sono tutti e due percorsi in salita ripidissima e poco promettenti sul breve, ma sono delle idee, delle consapevolezze di necessità nuove. Non sono forse la soluzione, ma sono un tentativo di ricerca della soluzione.
Dall’altra parte, non vorrei trascurare di ripeterlo, c’è il desolante e penoso approccio struzzo del PD, il partito – ovvero i suoi leader – che non ha proposto niente in un anno, dopo la sua catastrofe più grande di sempre. A questo punto è una scelta e una linea, che dice: “gli italiani torneranno indietro”, chi la pensi diversamente meglio si rivolga ad altri progetti.

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