Un italiano, un immigrato

Quando ieri ho letto la notizia sull’autobus incendiato, ho letto le motivazioni prima dell’identità dell’autista: e ho immaginato da queste che potesse essere un immigrato. Non è che avere immaginato una cosa probabile – e dimostratasi vera – significhi che se uno incendia un autobus è un immigrato o che solo gli immigrati incendino gli autobus, ovviamente. Significa cercare di capire le storie, i contesti, le ragioni, i meccanismi, ed essere interessati alle storie, ai contesti, alle ragioni, ai meccanismi.

Giudicare è più immediato e naturale di capire, per noi umani: vogliamo sapere le cose per metterle in una categoria (italiano/straniero), per dare un giudizio, per attribuire una colpa. Ripeto, è un meccanismo umano, ma non aiuta a migliorare le cose: saremmo più efficienti nel miglioramento del mondo se usassimo le informazioni per capire perché avvengono le cose e governarle in futuro, piuttosto che per condannarle nel passato. Avere informazioni sull’attentato e l’attentatore serve a questo, non a segnare dei punticini o trarre conclusioni ignoranti o interessate.

Questo per dire che la formulazione di Salvini era stupida e in malafede, come al solito: quello è “un italiano”. Ma trovo sciocche e fanatiche anche le pretese che non si dica il paese d’origine di una persona in questo contesto: che sia un immigrato che era motivato in un attentato da pensieri che riguardano gli immigrati. È un pezzo della storia: se dei tifosi dell’Atalanta aggrediscono dei tifosi del Napoli – o viceversa – per via di una vecchia e violenta ruggine, che siano tifosi dell’Atalanta, di Bergamo, è un pezzo della storia. Non titoleremo “tifosi aggrediscono tifosi”, né “tifosi italiani aggrediscono tifosi italiani”. Per questo anche i paragoni che pretendono che si dica allora l’origine straniera dei bambini protagonisti del salvataggio sono infondati: perché scendono sullo stesso terreno di gara, di pareggiare i conti, di dimostrare qualcosa che è stupido dimostrare (gli immigrati sono più cattivi dei nativi? I nativi sono più cattivi degli immigrati? Sono buoni e cattivi uguale?) ed è stupido voler dimostrare. Con l’aver salvato se stessi e i propri amici le tue origini non c’entrano niente.

Ma come in quasi tutti i casi in cui l’obiettivo dei cattivi è menare le mani, i buoni vincono se riescono a evitare di menare le mani: se cominciano stanno già perdendo, e difficilmente rimonteranno. Sostenere, come fanno alcuni, che si debba tacere l’origine dell’autista immigrato di famiglia africana che ha cercato di fare una strage in difesa degli immigrati di origine africana, è dare le armi migliori agli sciocchi fanatici “anti politically correct”. Il modo migliore per battere l’ignoranza delle cose è farle conoscere tutte, le cose, non nasconderne altre.

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