Le simulazioni di fallo di Salvini

Una cosa breve che merita di essere approfondita, la metto qui per chi voglia. La strategia retorica di creazione del consenso da parte della Lega, di Matteo Salvini e del sistema che li sostiene in questo momento – ed è una strategia vincente, dicono i fatti – non ha più come elemento principale la reazione aggressiva contro consolidati poteri malvagi e l’indicazione di capri espiatori: quello è un taglio che in questo momento è interpretato più fedelmente e vivacemente da Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni. La Lega e il leghismo invece hanno spostato il loro lavoro di propaganda sul vittimismo: essendo oggi potere, maggioranza, pensiero diffuso, non possono più spacciarsi per Davide all’attacco contro i Golia del potere cattivo, e allora si disegnano Golia buono e sostenuto dal “popolo” che è attaccato da subdole minoranze elitarie e potenti proprio perché elitarie.

Fateci caso, da domani, da subito: dalle prime pagine di Libero e della Verità ai tweet di Salvini alle comunicazioni della Lega, il messaggio continuo è “vogliono fermarci/guardate come sono cattivi”, e le sue armi sono ogni possibile critica o contestazione nei loro confronti tradotte in vittimismo (persino quando un’insegnante sindaca di un comune di 10mila abitanti se la prende col politico più potente del paese). In questo è impressionante come ogni opposizione venga tradotta immediatamente in un messaggio di compattamento dei simpatizzanti e acquisizione di consensi nuovi.

Non mi dilungo, gli esempi sono appunto continui: il carburante di questa macchina da vittimismo sono ogni minuscola contestazione scovata sui social network, in ospitate tv della mattina, in angoli di quotidiani compiacenti. Ma le benintenzionate opposizioni a Salvini dovranno prendere nota del fatto che qualunque critica o banale urletto da strada (persino un silenzio, abbiamo visto) oggi viene convertita in “simulazione di fallo” e tuffi in area di rigore con urla infantili e posticce di dolore, come da istruzioni dell’allenatore (“appena sei in area, buttati”), e che l’arbitro spesso ci casca: in questo caso elettori e consenso guadagnati ogni giorno da un anno e passa, quando questo messaggio da assediati ha cominciato a prevalere (pensate alle critiche alla Giornata della Famiglia, o all’editore fascista al Salone del Libro, eccetera). Assediati da insegnanti di scuola, da contestatori silenziosi, da lenzuola su terrazzi, assediati al Ministero dell’Interno con la polizia, il governo, la Rai e parecchi media ai propri ordini, ma – anche grazie a questo – capaci ancora di lagnarsi e raccontarsi vittime. Che funziona sempre.

(per alleggerire, un vecchio e imbattibile modello reale)

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