Poco da ridere

Non è un’attenuante ma un’aggravante: anche oggi e proprio oggi io continuo a pensare che non avere messo nelle mani delle attuali e prossime amministrazioni politiche romane l’organizzazione di eventuali Olimpiadi sia stata una buona cosa. Ed è questo il fallimento vero e imbarazzante della attuale giunta e del partito che l’ha non solo “espressa”, ma formata, costruita, rivendicata come modello: l’incompetenza sciatta al potere. Modello premiato dal voto di maggioranze di cittadini, complici per ignoranza o scelleratezza.

Il fallimento non è l’aver rinunciato a quella candidatura con una sbagliata valutazione sulle prospettive e le opportunità, come alcuni più ottimisti pensano. È avervi rinunciato con una corretta valutazione – la sola che sembrano in grado di fare – sulle proprie incapacità: non riusciamo a togliere la monnezza dalla strada e a riparare la metropolitana, e vogliamo fare le Olimpiadi? E le prese in giro di queste ore sono tutte meritate. Un po’ meno quelle che arrivano invece dal partito che avendo al suo interno maggiori capacità potenziali, pure quelle di organizzare delle Olimpiadi, forse, ha saputo non solo convincere i romani a eleggere gli “scappati di casa” ma secondo le più diffuse previsioni anche rendere probabile una prossima vittoria lego-fascista, che stiamo freschi: a Roma non sarà certo la comunque concreta Lega di Zaia, e ringraziamo il cielo che non abbia Olimpiadi con le quali trafficare. Se i divertiti esponenti del PD vogliono le Olimpiadi a Roma, come diceva quello, “facciano un partito” capace di prendere dei voti e non solo di farsi sconfiggere da ogni tirato a sorte: che il popcorn è finito da un pezzo.

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