Cosa vuol dire “morti per il coronavirus”

Provo a chiarire una cosa che è chiara per molti ma è spesso detta sbrigativamente e quindi può generare equivoci.
Il coronavirus è un virus, non una patologia. Un virus non è una malattia, e lo si può avere senza conseguenze. A voler essere molto esatti, quindi, non si muore “per il coronavirus”: quello che si intende quando si dice così è che una persona è morta e aveva nel suo organismo il coronavirus, quindi si presume – con buona probabilità – che il coronavirus abbia contribuito all’indebolimento del suo organismo e allo sviluppo di una patologia o all’aggravarsi di una patologia esistente. In teoria – ma ragioniamo per ipotesi del tutto teoriche – è persino possibile che quella persona sarebbe morta comunque negli stessi tempi anche senza essere contagiata dal coronavirus.
Cito una buona spiegazione del Post che si riferisce in generale ai “morti per influenza”:

Non è sempre semplice attribuire direttamente una morte al virus influenzale, o a un coronavirus come quello identificato in Cina. In molti casi l’influenza è una causa intermedia di morte, nel senso che contribuisce a far peggiorare una malattia che già aveva la persona contagiata dal virus. La causa di morte per un individuo con il cancro resta il cancro, anche se è morto dopo aver preso l’influenza. Nella maggior parte dei casi, il virus influenzale o un coronavirus non è la vera causa di morte, ma semplicemente ciò che ha reso più grave una malattia già esistente nel paziente.

Quindi la semplificazione – che è una semplificazione – “morti per coronavirus” non è un risultato netto e assoluto (come molte cose che riguardano la scienza e ancora più la biologia), ma è un parametro utile a stimare credibilmente la pericolosità del virus per l’organismo umano.

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