Frontiere

Una propaganda in malafede si sta agitando sui soliti giornali e nei soliti partiti per approfittare delle paure e dei rischi del coronavirus, e vendere l’idea che quello che sta succedendo mostrerebbe l’importanza delle frontiere rigide e dei limiti di movimento delle persone.

È interessante, perché nell’emergenza attuale questo è senz’altro vero (cos’è una quarantena se non un confine intorno a delle persone?), ma i criteri che vengono applicati sovvertono tutte le basi delle consuete pretese di esclusione da parte di quei giornali e partiti.

La chiusura di “confini” o comunque la creazione di limiti alla circolazione delle persone, che vengono legittimate in questi giorni, sono basate su criteri che non hanno niente a che fare con la nascita, la cultura, la provenienza, la formale cittadinanza, le “tradizioni”, e tutte le usuali fanfaronate della propaganda di destra. Le persone a cui viene impedito di muoversi e attraversare i “confini” sono persone che sono state – o possono essere state – “contagiate” da un virus. E come dimostrano le precauzioni che altri paesi stanno prendendo in queste ore nei confronti di chi arrivi dall’Italia, queste persone possono essere ugualmente cinesi, italiane, africane, o di Aquisgrana. Se questa corretta e prudente idea di controlli, confini, blocchi, respingimenti, dovesse essere legittimata in generale – come sostiene la logica dei suddetti giornali e partiti -, a essere legittimato sarebbe il principio che cittadinanza, nazionalità, cultura, colore della pelle, “tradizioni” non hanno nessun valore per discriminare le persone. Sono irrilevanti.

Quindi sì, è interessante che giornali e partiti di destra che sognano un paese in quarantena, nei fatti abbraccino questo principio. Ricordiamoglielo.

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