La grande truffa del rock’n’roll

Metto a verbale, unendomi a molti altri, un giudizio su tutta la storia dei rimborsi mancati per i biglietti dei concerti annullati per il coronavirus: è una truffa, definizione che coinvolge tutti i responsabili fino al governo che l’ha avallata.

Ci sono problemi più grandi, certo, come al solito. Ma è anche una storia esemplare e un precedente pericoloso di una prepotenza sfacciata e disonesta nel sovvertire principi e correttezze elementari, che lasciar passare senza neanche definirla per quello che è sarebbe effettivamente troppo.

A metterla semplice – è semplice – è la storia di un prodotto e di un servizio che sono stati venduti, non sono stati forniti ai clienti, e per cui i clienti non vengono rimborsati della loro spesa. Fine.
Non si fa, non esiste nell’idea di fiducia e rapporto che esiste da sempre tra chi vende e chi compra. Tu mi vendi una cosa, io la pago, tu non la consegni, e mi restituisci i soldi: se te li tieni, è una truffa.

Dice: ma non è colpa di chi ti ha venduto la cosa. Ma non è mai stata un’attenuante per nessun venditore, ciò che sia successo al prodotto: quello che conta è che sia incolpevole l’acquirente. Se lo Stato vuole proteggere settori in difficoltà o aziende che non possono pagare i debiti – capita – interviene e paga al loro posto: non avalla la truffa.
Dice: ma non si stanno tenendo i soldi e basta, ti danno un voucher: solo che – a differenza che in altri casi di rimborso tramite buoni: ho appena ricevuto il bonus da Trenitalia per i viaggi non compiuti, con cui comprare altri viaggi, subito – quel voucher in molti casi non potrai usarlo per lo stesso prodotto (in realtà non è mai lo stesso prodotto, se lo collochi in un altro tempo), potrai usarlo per una varietà di prodotti piuttosto limitata e probabilmente al di fuori dei tuoi bisogni o interessi, e chissà quando.

Inciso e aggravante ulteriori: come hanno scoperto in molti, i voucher sono utilizzabili solo per concerti organizzati dagli stessi promoter dei concerti annullati, anche se sono stati comprati presso lo stesso rivenditore. Faccio un esempio: io ho due voucher ottenuti a “compenso” di due concerti annullati, ma per comprare a mia figlia dallo stesso venditore i biglietti di un terzo concerto previsto ad aprile ho dovuto pagarli di nuovo e non ho potuto utilizzare i voucher. Sono concerti di tre organizzazioni diverse, e ce ne sono molte.

Un’ultima cosa, per quella manciata di polemici professionali che se la sono presa con chi aveva speso alcune centinaia di euro per un concerto. Io vado spesso ai concerti: trovo tutta questa storia pessima e pessima per la reputazione delle aziende che organizzano e vendono i concerti – dove lavorano un sacco di brave persone in gamba -, che in questi anni hanno già avuto seri problemi di stima e fiducia del pubblico, dalle cui passioni dipendono. Sarebbe stato molto furbo – oltre che onesto – comportarsi bene, col pubblico, invece di scappare con la cassa (taccio qui dell’imbroglio ordinario con cui i prezzi dei biglietti vengono caricati da una serie di pretestuosi costi accessori). Ma, dicevo, io vado spesso ai concerti e spero di riutilizzare questi benedetti voucher da qui a 18 mesi, senza dovermi trovare a spenderli per cose che non mi interessano (sul rimborso semplice, completo e reale tra 18 mesi mi fido poco, considerati i precedenti). Trovo invece maramaldo chi abbia ritenuto di criticare le proteste di persone per cui alcune centinaia di euro per portare la famiglia al concerto di Paul McCartney fanno una differenza, e di persone che hanno difficoltà economiche simili e più gravi di quelle delle aziende che il decreto complice di questa rapina ritiene di tutelare.

Dato che molte di queste persone non hanno un blog su un giornale online, lo scrivo io, e poi torniamo ad ascoltare dei dischi. Trattasi di truffa, per giunta intorno a una cosa di sentimenti come è la musica. Se volete, chiamatela circonvenzione di incapaci, come siamo noialtri che affidiamo dei soldi alla promessa di una serata da innamorati: sempre un reato sarebbe. Torniamo ad ascoltare dei dischi.

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