Siamo gli stessi del ’48

Quando ero ragazzo c’era un libro illustrato istruttivo e bello da sfogliare, si chiamava C’era una volta la DC: era una raccolta di manifesti elettorali di propaganda anticomunista per le elezioni del 1948, e mostrava sia l’ingenuità e ignoranza degli elettori di allora sia l’astuzia lungimirante di chi quelle ingenuità e ignoranza seppe sfruttarle. I manifesti ospitavano immagini e messaggi simili a quelli che si sarebbero usati con dei bambini, nella categoria “se non fai il bravo viene l’uomo nero” o “non ti toccare se no diventi cieco”: ma gli elettori sono sempre stati trattati così, da bambini, e spesso peraltro lo sono. Lo siamo noi umani.

Quel libro, però, uscendo negli anni Settanta, voleva appunto prendere in giro quella comunicazione semplicemente mostrandola, e non c’era bisogno di dire nient’altro per indicare quanto fosse ridicola e datata. O meglio, non c’era bisogno di dire nient’altro ai destinatari di quel libro, forse: anche se nei due decenni precedenti lo sviluppo culturale e dell’informazione degli italiani aveva avuto un’accelerazione pazzesca in molte “fasce della popolazione”.

Quella distanza tra un’estesa comunità che si informa poco – perché priva del privilegio dello stimolo culturale, perché maltrattata dalla televisione o perché sceglie di informarsi poco (ne ha appena scritto Massimo Mantellini) – e un’élite che coltiva gli strumenti per discernere, capire e conoscere (e a volte approfittare dell’ignoranza dei primi) esiste ancora, e anzi forse è persino aumentata, con l’abbattimento deliberato dell’idea che la seconda condizione sia più promettente e auspicabile.

Ma soprattutto, a questo pensavo, la comunicazione verso i primi usa oggi ancora quei meccanismi di propaganda infantili del 1948, e – per fare un esempio – la figura di frotte di madri incinte (magari di gemelli!) che approfitterebbero dello ius soli per venire a disseminare figli minacciosi sulle nostri dolci colline e a mescolarli con i nostri puri frugoletti, figurerebbe con efficacia in una riedizione di quel libro, e viene oggi condivisa con la stessa ingenua convinzione sui social network e con lo stesso proficuo inganno su alcune testate giornalistiche e reti televisive.

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