La percezione, però

Il Corriere della Sera ha in prima pagina questo titolo: “La discesa degli omicidi. Nel 2013 sono stati 480: mai così dall’Unita d’Italia”. È una buona notizia, naturalmente, ed è buona cosa che il Corriere abbia scelto di darle ampio spazio: non perché sia una buona notizia, ma perché racconta ai lettori una cosa reale, concreta, e importante, del paese in cui vivono. È quello, credo, il principale ruolo dei giornali: far capire le cose, raccontare la realtà.

Ma naturalmente è interessante anche un’altra cosa, ovvero quanto questa sia una notizia anche perché è inattesa, suona “strana”. E lo sancisce persino l’occhiello del titolo sul Corriere, che dice: “La percezione, però, è che la violenza aumenti”. Quindi c’è un fatto, una realtà – il calo degli omicidi – che però agli italiani non risulta, sono anzi convinti del contrario. E chi è il maggior responsabile di questa errata “percezione” della realtà? Non c’è bisogno di essere diffidenti dell’informazione italiana per saltare a conclusioni, la risposta la dà l’articolo stesso di Dino Martirano: che spiega che malgrado questi dati “la scia lunga dell’insicurezza che lascia dietro di sé ogni fatto di sangue amplificato dai media non si cancella tanto facilmente”.

Amplificato dai media. Certo, non è la prima volta che sulle stesse pagine dei quotidiani si confessa un’autocritica rispetto alla qualità dell’informazione stessa: ancora oggi, su Repubblica, Michele Serra prende in giro un altro fronte di mistificazione della realtà da parte dei media, tutto il settore del vacuo ed effimero retroscenismo politico.

Decine di interpretazioni differenti. Più maliziose o più informate o più profonde o più sottili o più dietrologiche o più sagaci. Sicuramente meno piatte. Comunque, nessuna che prendesse in considerazione la possibilità che alcuni eventi non hanno alcun significato recondito. Viene in mente Zavattini, quando sognava “un paese dove buongiorno vuol dire soltanto buongiorno”. Quel paese non esiste: ma se esistesse, non fatelo sapere ai media.

Però il caso del Corriere di oggi è particolarmente plateale: abbiamo un quotidiano che ammette in prima pagina, nei titoli, che il sistema dell’informazione di cui fa cospicuamente parte non solo sfugge a quello che è un suo compito fondamentale – informare, spiegare la realtà – ma lavora in senso contrario: aumentare nei cittadini una percezione falsa, diffondere un’idea di mondo diversa da quella reale, confondere la realtà.

La contraddizione è resa ulteriormente interessante – ci torno ancora una volta – dal paragone con la perdita di senso e di ruolo della politica, che come sappiamo è sovente accusata di “perdere il contatto con la gente”, “con gli elettori”, “con il territorio”: formule che indicano l’esaurimento del presupposto primo della politica democratica, quello della rappresentanza, del discendere direttamente dal volere popolare e cercare il bene comune.
Direi che l’accusa più simile a questa che può colpire i media e il giornalismo – e similmente grave e definitiva -, l’esaurimento del presupposto primo, è di non raccontare più la realtà ma il suo contrario, di costruire nei lettori una percezione falsa delle cose. Che non è il semplice dare frequenti notizie false o informazioni sbagliate – notizie che non lo erano, per capirsi -, ma una più estesa disinformazione che fornisce ai lettori non soltanto puntuali errori ma una più articolata ignoranza del mondo in cui vivono, dei suoi fatti, delle sue priorità (a partire dai retroscenismi indicati da Serra). Un’idea di mondo falsa.

Per questo, un dato concreto e fondato e la sua spiegazione in un articolo di una pagina intera – come oggi sul Corriere – dovrebbero essere la norma.
La “percezione, però” è un’altra.

Altre cose:

5 commenti su “La percezione, però

  1. fabio1618

    Non vorrei fare speculazioni che non mi competono, ma butto lì l’idea.
    Potrebbe anche essere che il basso tasso di omicidi sia in parte dovuto all’ampio spazio dei media dedicato a omicidi e cronaca in generale.
    Detto ciò, la “percezione” è molto personale; ad esempio io non sono interessato dalla cronaca e non ho minimamente questa percezione, forse un giornalista di cronaca ha una percezione diversa.

  2. Robdale

    Sono lustri ormai che i quotidiani cercano un sistema per rimanere a galla. IMHO senza successo. Prima della diffusine di internet, si sono inventati cassette, libri, riviste e panini vari, diventando sempre più simili a dei settimanali. Adesso, con la concorrenza della rete, ogni volta che si accende un cerino, parlano di un sensazionale incendio, cercando di attirare le attenzioni dei lettori. È vero che un po’ di sensazionalismo, un po’ di pancia, serve ed è insito nella professione, ma si sta esagerando. Un esempio per tutti è il caso appena risolto di Caselle, dove quel ragazzo era già stato marchiato come il mostro. I telegiornali non sono da meno. Quasi tutti uguali e noiosi, incluso quello di Sky, che ripete le stesse notizie per 24h. Quasi mai un approfondimento (a parte i venticinque minuti dedicati alla politica), mai un servizio che ci faccia capire bene cosa succede, chessò, in Sudan. Oppure, per rimanere in patria, perché non si riesca a sconfiggere la camorra. Giusto per citare le rime due cose che mi vengono in mente. Le denunce vengono lasciate a programmi di intrattenimento come Le Iene o Striscia la notizia, che è come leggere una storia sull’inquinamento della terra su Topolino. Ogni tanto mi guardo i servizi giornalistici della BBC ed è come affacciarsi su un altro mondo. Spesso faccio fatica a capire quale sia quello reale.

  3. ulisse85

    Non vorrei fare il bastian contrario, ma temo che la tabella presentata dal Corriere rischi di apparire come la prossima candidata alle “notizie che non lo erano”. Io non credo che girando l’angolo ci sia il rischio di essere ammazzati, ma se si dà un’occhiata all’articolo si vede che dice l’opposto di quanto presentato in tabella. Si dice che mai si era stati sotto i 500 omicidi: a parte i primi ’80 e i primi ’90 quel dato non si raggiungeva dal 1949. Si dice che ora è molto meglio di prima: ad un prima analisi mi pare che negli anni ’60 il dato fosse la metà e persino nel ’39 “quando c’era lui”gli omicidi in Italia erano nettamente inferiori. Poi sicuramente il mondo ora è più sicuro di prima, ma l’articolo del corriere non è in linea con i dati presentati.

  4. fp57

    la nostra percezione dipende dalla “interpretative theory” (non la so spiegare, pero’ ce l’ho chiara) dei media

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