Le unioni civili nel frullatore

Breve aggiornamento sul misterioso impegno di Repubblica per complicare le cose alla legge sulle unioni civili. Nel quotidiano di oggi – ancora due pagine sulla storia, un po’ più avanti nel giornale – sono svaniti i “dubbi del Colle”. Da nessuna parte si parla più delle perplessità costituzionali di Mattarella sulla legge, ritirando la mano che aveva lanciato quel sasso. Le ipotesi di non costituzionalità sono più modestamente attribuite alla CEI e ad alcuni parlamentari “catto dem”, e l’enfasi è tutta sulle tensioni interne al PD. Su queste ipotesi – sul presunto rischio che la nuova legge “faccia somigliare troppo le unioni civili al matrimonio” – è intervistato un ex giudice della corte costituzionale. E su questo – che è un presunto rischio – l’intervistatrice pone le domande in questi termini, o almeno così le scrive.

[La sentenza della Consulta] è la bocciatura preventiva di una legge che parifica matrimonio e unione tra gay?

Il ddl Cirinnà vorrebbe parificare unione e matrimonio. I paletti sono troppi alti?

Segnalo tra l’altro che “parificare” non vuol dire niente, e che mandato e ambizione espressi della legge è esattamente dare “pari diritti” alle unioni tra omosessuali senza introdurre il matrimonio, e che la sentenza della Corte Costituzionale non ha mai detto che questo non debba essere, anzi. Ha solo detto che la soluzione non è il matrimonio, allo stato.

Il Corriere, vedo, non fa menzione di tutta questa storia dell’incostituzionalità, né delle grandi agitazioni dentro il PD che per Repubblica porterebbero a radicali modifiche della legge. La Stampa riprende le cose scritte da Repubblica ieri in un breve articolo, ma parla di contrasti soprattutto sulle adozioni.
Continua a sembrarmi un comportamento strano, e ricordo che la politica e i suoi accadimenti in Italia sono spesso condizionati dall’insistenza dei media su alcune cose: non notizie e piccole zizzanie, a spacciarle come vere e grosse, guadagnano forza e lo diventano, scrissi tempo fa (diversi giornali oggi commentano la presunta opposizione di Mattarella non avendo altre fonti che l’articolo di Repubblica di ieri). Speriamo non sia una di quelle volte.

Io credo e vedo che ogni giorno le pagine di politica dei giornali raccolgono ed esaltano ogni voce e ogni ipotesi che soltanto sfiora una testa qualsiasi: notizie che hanno una concretezza – in una scala da zero a dieci – variabile tra lo zero e il tre, vengono date ai lettori come se fosse sempre tra nove e dieci. Ogni giorno, ogni più piccola cosa: poi il giorno dopo sparisce e nessuno ne rende conto, e nessuno si prende la responsabilità di indicare ai lettori la differenza tra una cosa certa, una probabile, una possibile, una improbabile, una esclusa e una del tutto falsa. Il retroscenismo politico mette tutto sullo stesso piano, in un calderone che filtrato al setaccio della verità tratterrebbe sì e no un quinto delle cose dette, date per certe o ipotizzate. Ma tanto quel setaccio non esiste, noi lettori siamo anestetizzati e abituati e anzi vogliamo il totoministri a caso, persino in assenza di governo, perché ci diverte e ne parliamo, e li critichiamo o approviamo: e se un giornale non ha il totoministri a caso pensiamo che non sia informato abbastanza. Il giornalismo scadente italiano ha allevato un lettorato di bassissime pretese.

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6 commenti su “Le unioni civili nel frullatore

  1. stefanomu

    Segnalo anche su Repubblica di oggi: “Via libera al Family Day col placet del papa”, che poi leggi l’articolo e scopri che questo placet (per citare Vulvia a proposito della leggendaria donna cigno) “pare che se lo sono inventato loro in questo momento”.

  2. livio w.

    Ma dai che lo hanno capito tutti che tu da quando hanno cacciato tuo padre Adriano da Repubblica ce l’hai con questa testata.Scrivi in modo prevenuto di cose che conosci poco.Tu,infatti,a differenza di Adriano “Lc” Sofri,non hai mai scritto stabilmente per un giornale importante.E questi sono fatti.
    Personalmente sono a favore di matrimonio gay,ma spero di non avere tra gli aficionados persone come te,che hanno scelto-in modo preterintenzionale-da che parte stare…
    Statti bene.

  3. tanogasparazzo

    @livio w. Non raccontare balle nessuno ha cacciato Adriano. Sofri Adriano ha fatto un passo indietro, quindi per correttezza non è stato cacciato. Infine i nuovi direttori delle testate “spin off” RLS, si “spinoffano” I due direttori diventeranno a turno protagonisti, sulle notizie di massima importanza, di certo non si faranno concorrenza. Sono difatti conformisti.

  4. livio w.

    @tanogasparazzo
    Sofri Adriano è stato messo nelle condizioni di andarsene, per motivi politici,e di cronaca omicida,che non è bello qui rivangare.Informati con attenzione,su web e cartaceo.
    Riferimenti a spin off e quant’altro io non ne ho fatti.
    Capiusci bene da te che non poteva restare Calabresi(non poteva essere direttore,quindi non un semplice giornalista) se restava pure Adriano Sofri,con tutta la sua storia lc.

  5. cinziaopezzi

    in relazione al virgolettato, si potrebbe dire che i giornali possano riuscire a simulare l’esistenza di una pubblica opinione inesistente?
    con lo scopo di esercitare una pressione sulla politica spingendola in una direzione o in un altra?
    perchè naturalmente il politco dovrebbe tenere conto del consenso, inoltre certi tipi di leggi sono applicabili solo se un discreto numero di cittadini le prende sul serio e le applica, le accetta, tanto più se un’altra parte sicuramente le osteggia e boicotta.
    considero naturalmente l’influenza che i giornali esercitano sulla formazione di una o più pubbliche opinioni, presumo sia normale , anzi previsto. ma mi chiedevo se appunto, al politco che scorre velocemente i giornali possa sembrare che vengano riportate opinioni di una certa consistenza numerica, delle quali tenderà a tenere conto…

    (guarda che il virgolettato sembra una dichiarazione di mattarella, invece che il frammento di un tuo articolo precedente)

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