Il singolare pluralismo dell’informazione

La premessa per queste precoci riflessioni era già tutta in una storia che direi unica nel mondo dell’informazione e del mondo in generale: l’Italia è un paese che ha tre grandi quotidiani, i più importanti di tutti, e c’è una persona che negli ultimi anni ne ha diretti due su tre, ed è stata a un passo dal dirigere il terzo, dove era stata a lungo data per sicuro direttore. Tre quotidiani, i più importanti, quelli che dovrebbero costituire tre punti di vista alternativi, hanno la direzione intercambiabile.

L’annuncio sulla fusione tra i gruppi che possiedono Stampa e Repubblica (e Secolo XIX) è appena arrivato, e sarà quindi tutto da vedere cosa implicherà. Data la crisi che riguarda in generale il business dell’informazione, chi si muove e fa cose coraggiose ha quasi sempre ragione, dal suo punto di vista. Ed è appunto troppo presto per giudicare nel dettaglio. Però, se si è incuriositi dalla peculiarità italiana citata sopra, non si può non notare che questo sembra un passo ancora più straordinario: due dei tre suddetti grandi quotidiani diventano della stessa proprietà, a cui per giunta partecipa quello che finora era anche il maggiore socio del terzo: non sono un fanatico della retorica dell'”editore puro” – che non esiste – ma qui siamo a livelli di impurità assolutamente inediti, e alla disintegrazione di ogni solidità e indipendenza identitaria delle testate (da molti anni la competizione tra i due quotidiani principali è rimasta tutta sui numeri, mai più su nessun terreno editoriale o giornalistico).

E un sintomo spettacolare è che già stasera la notizia italiana più importante della giornata la leggiamo soprattutto in articoli di testate che sono le stesse coinvolte nella notizia (e che non hanno nessuna abitudine anglosassone a segnalare il conflitto ai lettori, a prenderne atto, ad affrontarlo criticamente): poco fa pensavo – appunto volendo approfondire la comprensione di questa notizia – di leggere domani i commenti e le analisi sui maggiori quotidiani. Ma che affidabilità avranno i commenti e le analisi sui maggiori quotidiani, tutti e tre coinvolti e travolti dalla notizia che devono commentare? In un quadro poi come quello detto, in cui l’indipendenza dall’editore e dai suoi interessi economici non è mai stato il forte di nessuno.

Nessuno scandalo, eh, ne abbiamo viste: è solo affascinante notare come funziona il presunto libero mercato italiano, e come decenni di attacchi al monopolio televisivo – o più recenti mesi di campagne, manifesti e commenti contro la fusione dei due maggiori editori di libri – incespichino all’improvviso nella proclamata “creazione del gruppo leader editoriale italiano”. E nella credibilità di quello che leggiamo (e il famoso “pluralismo”?), con tutta la buona volontà che ci possono mettere le persone che scrivono.

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3 commenti su “Il singolare pluralismo dell’informazione

  1. Laura Ricci

    A proposito di pluralismo dell’informazione, o anche, semplicemente, di buona informazione. A parte le eccezioni (o l’eccezione de Il Post), l’omologazione di notizie che non sono neanche notizie è sempre più preoccupante in Italia. Ieri, a un corso di formazione per giornalisti, si parlava di questa scelta che dal 12 aprile potranno fare gli editori di pubblicare le notizie tramite Facebook in nome della velocità. Ma su FB ognuno vedrà notizie contestualizzate sul suo profilo del lettore, dunque notizie onanistiche, e di questo nessuno parla. Che ne pensa Luca Sofri? E leggeremo in proposito qualcosa di chiaro e di serio su Il Post?

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