Non benissimo

Avevo scritto questo post, due giorni fa. Poi mi sono chiesto se magari sopravvalutasse un rumore di fondo che era solo rumore di fondo, magari inevitabile: e soprattutto non ho probabilmente avuto voglia di affrontare temi deprimenti. È quasi estate, ci sono prospettive piacevoli di molti tipi, e la politica invece non ne offre: sarebbe un periodo maturo per un ritorno del riflusso, a poterselo permettere. Ecco, forse questo può essere un buon obiettivo politico: creare le condizioni economiche e sociali per cui non ci si debba più occupare di politica. Ma vabbè, sto scantonando. La questione di questo post è nel frattempo dilagata, sottraendomi alla speranza che parlassimo d’altro, e infine il post di Enrico Sola di ieri fa delle domande a cui avevo qualche risposta, credo. Lo ritiro fuori dal cestino, insomma.

Sta traboccando dal vaso un crescente fastidio di molti intorno al PD per una piega infantil-cialtrona che la comunicazione renziana ha preso da un po’ di tempo. Se dovessi riassumerne gli sviluppi in una cronologia da libro di storia delle medie li metterei così:

1) Fase “rottamare”: iniziale bullismo renziano da Davide contro Golia, salutare e originale, associato a messaggi nuovi e benintenzionati, con qualche eccesso irritante per i nemici, tollerato dai simpatizzanti;
2) Fase “il vostro presidente”: momentaneo accantonamento di quelle derive in favore di accenti più istituzionali e inclusivi;
3) Fase “gufi”: spazientimento e irritazione di fronte al crescere delle aggressioni da parte degli “esclusivi” e della percepita ingratitudine generale; contemporanea crescita indipendente di una comunità di nuovi sostenitori bellicosi (identici ai miliziani bersaniani del giro prima), precursori del “grillorenzismo” a venire;
4) Fase “m’avete fatto perdere”: a seguito della sconfitta al referendum, necessità di una narrazione espiatoria per assolversi da maggiori errori e sottrarsi a cambiamenti più seri e necessari*, narrazione individuata nel “siamo stati troppo buoni”. Elevazione a proprio modello del grillorenzismo, fine del “siamo diversi”.

Adesso la concretizzazione di quest’ultima fase in una serie di trovate di comunicazione online casaleggistiche – account polemici vari, meme demagogici, gif animate con giochi di parole da Fatto quotidiano, app di Renzi con attribuzione di punti a chi condivide di più, viralizzazione di contenuti di propaganda e mediocri, culto della personalità nordcoreano, relazione con gli elettori basata in sostanza sul “vi presumiamo deficienti” – sta cominciando a diventare non un accessorio della nuova politica di Renzi, ma – in assenza di una nuova politica di Renzi – la politica di Renzi (suggellata dalla nomina a capo della comunicazione di quell’Anzaldi che è la versione PD del teppismo ormai pensionato e malinconico di Gasparri: e che smentisce la fragile tesi dell’estraneità di Renzi a quello che altri fanno in nome suo); e a superare il livello di accettazione di molti che si aspettavano e si aspettano altro.
Non parlo naturalmente degli incapaci pregiudizialmente di distinguere le varie fasi, né dei critici distruttivi da divano e Napalm51: parlo di quelli per cui il giudizio su di te viene da quello che fai, non da quello che sei (o quello che sono loro).

Quello che sta succedendo a Renzi non è peraltro nuovo né impensabile: invece che la sinistra che è uguale alla destra siamo alla sinistra che è uguale al M5S (che è piuttosto di destra, nei modi e nei fatti); e la dinamica del pensiero è fin troppo ovvia. Il pensiero dice “abbiamo provato a fare le cose meglio e a sottrarre tutti a cominciare da noi stessi dagli umani egoismi e trogloditismi innati; sono arrivati degli altri che hanno investito invece sugli umani egoismi e trogloditismi innati, e stanno vincendo loro, in tutto il mondo. Hanno ragione loro, siamo una specie troglodita, e allora liberi tutti, conta vincere non cambiare le cose”.
È un tema interessante, perché se si riesce a stare alla larga per un momento dai giudizi morali, il disincanto da cui parte è abbastanza condivisibile e condiviso da tutti: la differenza la fa il proseguire a voler migliorare le cose a prescindere dai risultati potenziali, oppure rinunciare. E può darsi che la prima cosa sia più sventata, ingenua e magari controproducente, piuttosto che nobile o saggia (la prima volta che la scelta si pose, nella storia renziana, lui fece già la cosa più deludente ma anche più concreta, e io qui a scrivere che invece bisognava cambiare il mondo). Aggiungo che sono il primo a pensare che le recenti pieghe che sta prendendo il mondo abbiano bisogno di cambi di approccio e idee: anche se non considero una buona idea difendere i civili dai bombardamenti bombardandoli a tua volta per vincere la gara dei bombardatori.
E soprattutto, lo ripeto noiosamente: se tu sposti il tuo approccio da “stiamo cercando di fare del nostro meglio e di presumere le persone potenzialmente migliori” a “ci stiamo adeguando al peggio e a presumere le persone irrimediabilmente cretine” (è un po’ quello che succede a molti giornali, scusate anche questa fissa), stai, forse facendo un’analisi realistica, ma è un’analisi di destra, conservatrice: nei fatti, stai smettendo di essere “progressista”, nella natura più intima e preziosa del termine.

Poi forse ho allargato troppo il tema rispetto a qualche post cretino su Facebook e qualche tweet sprezzanti del ridicolo (e magari sono considerazioni troppo elitarie, e i promotori della comunicazione suddetta se ne fregano, come ogni pratico esecutore di lavoro sporco): ma non è un tema nuovo o inatteso, come sappiamo, e quindi quei post e quei tweet probabilmente dicono qualcosa, più alla lunga.
Niente di buono, già.

Bibliografia:
– la goccia che ha fatto traboccare il vaso in questi giorni è stato questo post su Facebook di una popolare pagina filorenziana, di deliberata ambiguità nei rapporti ufficiali col PD, ma di nota attribuzione e coinvolgimento in un esteso network di pagine istruite dalla comunicazione del PD.
– tra le reazioni di fastidio più esemplari e riprese, quelle di Enrico Sola e di Massimo Mantellini (che già ne scrisse qui) e di Alberto Infelise sulla Stampa.
questi sono invece alcuni dei messaggi tipo della nuova comunicazione renziana. E le notifiche della app.

*di quello che Matteo Renzi non ha costruito e non ha cambiato in questi anni hanno scritto da tempo molti tra noi; anche di quello che ha costruito e cambiato, naturalmente.

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