Riscaldati dal calore di una Benson and Hedges

Qualche giorno fa ho fatto – per l’eterogenesi dei fini delle ricerche su internet – una scoperta impensata e rivelatrice. Proverò a guidarvi allo stesso risultato – se non vi foste già giunti – gradualmente. Avete presente la canzone più famosa degli effimeri Lunapop, l’immortale “Un giorno migliore”? Ricorderete che in un testo a momenti originale a momenti confuso, a un certo punto c’è il verso che dice “soli eppure in mezzo alla gente io e te/riscaldati dal calore di…”. Dal calore di che? Io ho sempre interpretato “dal calore di una persona che”, o “di una persona in te”, malgrado non avesse nessun senso. Per altri, ho poi scoperto, era “dal calore di una personal band”, o “dal calore di una persa per te”. Niente che avesse senso.

Bene, le vestali di Cesare Cremonini lo sapranno: ma metto a parte gli altri della mia scoperta. La canzone dice “riscaldati dal calore di una Benson and Hedges”. Capito? Non era facile, sarete d’accordo. Tra l’altro, come mi ha scritto un amico, se la mettete assieme alla “Winston blu” dell’ultimo successo di Cremonini, si disegna una sua sospetta dipendenza dalle multinazionali del tabacco.
Ok, ho raccontato questa cosa sul mio blog e ho ricevuto di nuovo moltissime segnalazioni di interpretazioni sbagliate dello stesso genere, come quando ne scrissi su un mensile che si chiamava Donna, qualche anno fa. Il mio archivio comincia a essere ricco.

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Una mia amica canticchiava “La luce dell’Est” di Battisti così: “poi seduti accanto in un’osteria, bevendo un brodo caldo che bollìa”. Ora, se non ricordate bene le parole, vi sembrerà che i versi abbiano abbastanza senso, malgrado un aulicismo un po’ strano da parte del Battisti versione Mogol – non ancora imbizzarrito dal genio di Pasquale Panella – ovvero quell “bollìa” per “bolliva”. Una roba un po’ dantesca. Solo che la mia amica – che ha fatto studi scientifici – ha sempre scambiato il “che follia” di Mogol (che cadute ne aveva, diciamoselo) con un assai più elevato e congruo “che bollìa”. Ricordiamoci che si parla di brodo caldo.

“Luna rotonda sul mare, il nostro disco che suona…”

Ieri sera ho capito che Renato Zero, parlando di lenzuola non dice “sono bloccate al centro”, come pensavo quando ero sorcino, ma “sono broccate argento”.

Non so se hai mai sentito la canzone di chiesa che fa “Laudato sii oh mi Signore…”
mia figlia quando aveva circa 5 anni credeva facesse così: “Laura Pausin,  oh mi Signore….”

Io in “Libera nos a malo” di Ligabue invece di “col capo chino” capivo: “..eccomi mamma, col capocchino..” e pensavo che “capocchino” fosse una parola emiliana.

Io per anni ho creduto che nella canzone di Battisti “motocicletta” lui dicesse “riesci a capì”, invece di ” 10 hp “, ciao Roberto

io nella canzone di haidi Quando dice “ACCIPICCHIA QUI C’E’ UN
MONDO FANTASTICO”…… pensavo dicesse ACCI    PICCHIA come
se acci fosse un personaggio violento del cartone animato…..

Da piccola pensavo che la canzone “Luci a San Siro” di Vecchioni fosse dedicata ad una giovane dal nome Lucia Sansiro

“Ti ricordi una vita spericolata? Vasco Rossi? Il verso diceva: “e poi ci troveremo come le star, a bere del whisky al roxy bar”. Io per anni ho cantato ” a bere del whisky a Rho si va”. Ero di quelle parti, e mi sembrava assolutamente plausibile che nelle zingarate notturne vasco andasse da milano a rho a bere alcol. Noi si andava a donne ad Arese…”

“Ora mi sento meno stupido ad aver pensato per mesi che Raf avesse chiesto all’interlocutrice della sua “Infinito” “E adesso che farai ti sposi” (invece che Risposi) e che Aleandro Baldi implorasse l’indimenticata Francesca Alotta “non amarmi perchè vivo a Londra” (diceva “all’ombra”).

Pino Daniele: “io senza di te sono neve al sole” suonava allo stesso modo di “io senza di te sono un evasore”. Ogni scusa è buona per non pagare le tasse.

E a proposito di Baglioni, un mio amico, davanti a decine di ragazze, imbracciò la chitarra e cominciò: “panzerotto non andare via”. Se ne vergogna ancora oggi.

Ludovico che ha sei anni ha ascoltato “non diventare un uomo da bruciare” di Renato Zero e ha chiesto: “che cos’è un uovo da succhiare?”

Un mio amico di calcetto di una decina di anni fa: negli spogliatoi odorosi di calzettoni sudati, cantava senza ironia :”Io vorrei depilarmi per i fatti miei”. Fiordaliso invece voleva “defilarsi”.

Ieri sera ho capito che Renato Zero, parlando di lenzuola non dice “sono bloccate al centro”, come pensavo quando ero sorcino, ma “sono broccate argento”.

“Luna rotonda sul mare, il nostro disco che suona…”

Apprendo solo oggi che Vasco Rossi in realtà dice:

“e poi ci troveremo come star
a bere del wisky al roxy bar…”
Io, invece, ho interpretato per anni:
”e poi ci troveremo: “come sta?”
a bere del wisky al roxy bar…”
Insomma, vecchi amici, ormai persisi di vista, che si salutano dandosi del lei nello stesso vecchio bar in cui hanno passato una felice quanto lontana giovinezza. Quasi quasi preferisco la mia interpretazione.

Per me Bennato cantava “mentre tu sei là sopra in persona”. C’era una logica: lui è morto (nel suo falso incidente) e dalla nuvoletta lassù rivede scorrere la sua vita (e si vede già vecchio e cadente; ma allora è morto di vecchiaia?). No, non c’era una logica, in effetti.

Da ragazzina cantavo “La mia città” di Gipo Farassino (quella dedicata a Torino, mia città): lui diceva “il cielo scordato dalle fiabe”, io “il cielo solcato dalle piaghe” (avevo un temperamento drammatico allora)

Mia madre per mesi e mesi canticchiava il Battisti di “Si’, viaggiare” continuando a pensare che la canzone fosse dedicata ad una non meglio precisata fidanzata/amica/partner di nome Silvia Giarre. Il problema si è ripetuto successivamente con “Ti avro'” di Celentano che nel ritornello faceva “… ma ti avro’…”. Per mia madre, il protagonista del pezzo era invece tale Mattia Vro’, probabilmente amico di Silvia Giarre. Io alla tenera età di 12 anni pensavo che Tozzi cantasse “per me che senza Gloria, contenuta sul divano”
probabilmente perche’ non sapevo che cosa si potesse fare di una signorina nuda su un divano. Poi, per fortuna, l’ho scoperto.

Io, da piccola, nonostante mio padre fosse interista, m’ostinavo a cantare “forza rivera…” al posto di “pazza idea”…
personalmente non me lo ricordo, ma se lo dice papà dev’essere vero.

Ciao,
ho un’amica che fino alla tenera età di 24 anni ha creduto che la ragazza di Albachiara si sfiorasse una mano con l’altra mano (“con una mano, una mano, ti sfiori”). Vagli a spiegare che non era un chiasmo.

Io da ragazzo non avevo idea che esistesse una cosa che si chiama “crinoline” (e anche ora, non mi è chiarissimo di che si tratti), e pensavo che “La mia banda suona il rock” dicesse: “ci vedrete in prima linea come brutte ballerine”.

Un altro equivoco infantile – assai più dotto e tutto su una questione di significati – derivava dal tentativo dei miei genitori di farmi ascoltare il Rigoletto a un’età inadeguata: così “la donna è mobile qual piuma al vento, muta d’accento e di pensiero” veniva da me interpretato come se quel “muta” fosse un aggettivo e non un verbo. Una donna priva d’accento, che parlava in buon italiano, insomma.

Più sul versante consumistico adolescenziale sta la convinzione che Baglioni aprisse “Questo piccolo grande amore” così: “Quella tua maglietta Fila” (giuro, allora andavano di gran moda).

A me è capitato con “Questione di fili” con Cocciante (che credevo fosse un elettricista)

io con “questo amore è una grave realtà ” (Gianna Nannini) evidentemente non mi volevo rassegnare all’asfissia della “camera a gas”

Mia moglie per anni ha cantato “Pippo Lacchetti” sull’immortale “Piccola Ketty” dei Pù: 
“Vai, vai, Pippo Lacchetti
Vai, vai, Pippo Lacchetti
Vai, vai, vaaaai!”

Mio fratello mi ha appena spiegato che “I giardini di marzo” dice “in fondo all’anima cieli immensi” e non “in fondo all’anima c’è l’immensi”, come io ritenevo da sempre con una licenza linguistica un po’ livornese.

Per non parlare di “Nessun dolore”, in cui solo una esigua minoranza seppe riconoscere le parole “e mi inaridivi” (“terminare vivi”, per me, ma ho saputo anche di “pettinare divi”).

Gianni Togni era, per me, il punto di raccordo tra Che Guevara e Pupo. Un Che Guevara cantante, diciamo, e un Pupo rivoluzionario. Ho cantato “egguardo il mondo da un obbblò, mi annoio un pò” per, credo, due o tre vacanze estive, prima che la Grande Delusione mi piombasse addosso.
Fu un amico, bastardo, a farmelo notare: che in “Luna” Gianni Togni non dice, come invece io credevo “…Poi sopra i muri scrivo in latino ‘Evviva le donne! Evviva il Pompino!’”. No, Togni si limitava a tessere le lodi del “buon vino”, e per di più in modo molto molto poco rivoluzionario

Altre cose: