Storia d’Italia in cinque lettere

Non che manchino agli storici e ai commentatori del tempo gli episodi efficaci per sintetizzare ed esemplificare cosa fu l’Italia all’inizio del Duemila. Ogni giorno ne capita una, e in più in questa èra tutto è registrato e archiviato. Non si saprà da dove cominciare.
Ma una parola di cinque lettere (ne avrebbe sei, ma appunto) pronunciata la settimana scorsa potrebbe bastare da sola a raccontare tutto il disastro di arretratezza, palude culturale, ignoranza scientifica, antimodernità e resistenza al progresso dell’Italia del 2010.
La parola l’ha pronunciata il Presidente del Consiglio italiano, un uomo di settantaquattro anni che guida il paese e le sue pigrizie quasi ininterrottamente da un decennio e mezzo, e ne cura la cultura e l’informazione attraverso i pigri e diseducativi palinsesti delle sue televisioni da ancora più tempo. Il paese gliene è riconoscente, che migliorare se stessi e il resto del mondo sarebbe faticoso.
Così, l’uomo di settantaquattro anni alla guida della nazione, ospita un uomo di ottantadue anni alla guida di un altro paese, l’Egitto, e durante la congiunta conferenza stampa gli spiega che “noi abbiamo dlele tecnologie, diciamo, molto avanzate in moltissimi settori” e che “abbiamo bisogno di conquistare i mercati stranieri”. E ha un primo consiglio in questo senso.

“Un uso di gògol”.

Meraviglioso. Lo trovate su iutàub.

Altre cose:

34 commenti su “Storia d’Italia in cinque lettere

  1. nicola

    As usual, un ritratto tranchant come solo Luca.
    Anche se un po’ in ritardo nel merito.

    Aggiugno un ps da dietrologo: ma a voi non sembra che il Pres. del Cons. reciti la parte anche più di prima (se possibile)? Nel video a memoria come un bimbo delle elementari…

  2. Andrea Fenaroli

    beh è un po’ penoso che tu ci venga a ricordare chi è berlusconi solamente quando tocca un tasto che ti è particolarmente caro (e particolarmente insignificante…).
    ma tutte gli altri giorni dell’anno, quando dice e fa cose molto, ma molto, più gravi, tu dove cazzo sei?
    sbaglio o sei tu che non molto tempo fa blateravi da questo blog che l’antiberlusconismo è sbagliato e fa perdere la sinistra?

    bene, io in realtà credo che essere antiberlusconiani sia la miglior forma di “resistenza” allo stato attuale delle cose. ma sempre però, non soltanto quando sbaglia pronunciare a “google”.

  3. r.v.

    Povero Silvio, cosa gli volete fare? probabilmente ha sopravvalutato il suo inglese pensando che la pronuncia corretta di google fosse la sua e nessuno ha mai avuto la cortesia di fargli capire che sbagliava.
    D’altra parte, come hai giustamente ricordato, ha settantaquattro anni. A quell’età pare brutto e maleducato rimproverare certe cose.

  4. Roberto da Vico

    Il Premier è solo la punta dell’iceberg.
    Leggete questa:
    Viaggio in treno da Firenze a Roma, AV proveniente da Milano, scompartimento colmo di giovani professionisti con i loro netbook accesi.
    Funzionario cinquantenne di Regione ha passato tutto il tempo a leggere le e-mail ricevute, ma regolarmente stampate su carta, poi ha scritto a mano, sulle stampe, la risposta che avrà in seguito (quando?) passato a una segretaria che le avrà in futuro inviate via e-mail ai mittenti. E speriamo che le risposte siano state almeno corrette!
    Chi ha il potere è fuori dal web, chi lavora e opera nel sistema opera nel web.
    Questa roba non può durare a lungo.
    La prossima rivoluzione (ve la ricordate quella industriale?) è vicina.

  5. Oznerol

    Se matematica ed italiano non sono opinioni, Berlusconi guida questo paese “quasi ininterrottamente” da meno di un decennio. Non da un decennio e mezzo.

  6. Vasiliy Stepanov

    Potrei ricordare che quando Silvio B. nel 1994 formò il suo primo governo (che cadde dopo pochi mesi) la Rete in Italia era una realtà minuscola, per nulla di massa?
    E che il suo sviluppo coincide con l’affermarsi sempre più prepotente del dominio di B.?
    Ci si può lamentare che ancora non tutti gli italiani siano online o che non ci passino abbastanza tempo ma di sicuro oggi ce ne sono parecchi milioni di più che nel 1994.
    Invece di far notare quanto B. sia ignorante in fatto di Rete e Google non sarebbe più produttivo cercare di capire che rapporto ci sia fra il suo potere e la diffusione della Rete in Italia, un rapporto, secondo me, per nulla conflittuale ma complementare?
    Quelli che immagino che la banda larga spazzerebbe via B. e le sue televisioni devono rendersi conto che non vivono a Fantasilandia o nella Terra di Mezzo; la maggior parte di noi non vive nemmeno a Gomorra.
    (immagino che il nuovo libro di Nicholas Carr, The Shallows, sarà tradotto in italiano. L’argomento è l’effetto che Internet sta avendo sulle nostre menti, sul nostro modo di percepire la realtà e di ragionare. Ecco, credo che c’entri qualcosa con quel che penso dei rapporti fra B. e la Rete)

  7. Barbara P

    Il commento di Broono mi permette di raccontare un aneddoto che ancora mi inquieta, che è un po’ off topic ma manco tanto. Tempo fa ho fatto ascoltare l’appello di Rutelli a degli amici americani, con la premessa “Adesso aspettate, che vi mostro una cosa davvero esilarante”. Loro guardano attentamente, poi mi chiedono “E quale sarebbe la cosa esilarante?”. Stupita, spiego “La pronuncia, no? Non fa ridere?”. Secondo loro non faceva ridere per niente. Secondo loro era una buona pronuncia. Anzi, uno ha voluto aggiungere che per un italiano era buonissima. Persone di Pittsburgh e Atlanta. La vita è così.

  8. Dellaplane

    Condivido e mi fa pensare soprattutto il commento di Roberto. E si parla di mail, figuriamoci il web 2.0. D’altronde, scrivendolo su un (bel) blog non si fa che predicare ai convertiti e forse la soluzione del problema è lontana proprio per questo motivo, nonostante la buona volontà di chi la rete la usa e cerca d farla usare per il meglio.

  9. mico

    Sono fiero di avere un presidente che non perde un occasione per incitare alla lettura dei classici come Gogol e Dostoevsky. Leggere di più sarebbe molto positivo (anche se anche qui il conflitto di interesse c’è, visto che Gogol è più che altro pubblicato da Mondadori).

  10. lavoroediritti

    “Sono un uomo dell’Ottocento, non ho orologio, uso poco il telefonino, diffido del computer”… ricordate quest’affermazione di D’Alema? Questi sono la nostra classe dirigente, se avessero trent’anni oggi non verrebbero assunti neanche in un McDonald’s! Senza nulla togliere ai ragazzi che ci lavorano!!

  11. amaryllide

    Stepanov, una risposta possibile alla tua domanda sul rapporto tra ascesa di B e ascesa del web è la sempre vecchia “chi sa fare fa, chi non sa fare ha un blog. O lo commenta”
    Lavoroediritti, D’ALema è comunque buono perchè è un uomo dell’800, ma con tanta voglia di imparare. Per esempio, a bombardare la Yugoslavia come il duce (ancora una volta, chi sa fare il fascista, lo fa, chi non lo sa fare lo cita) ci ha messo pochissimo. E altrettanto poco ad entusiasmarsi per i diciottenni della City che premendo un tasto possono distruggere l’economia di uno stato (cit. spannometrica).

  12. tzenobait

    Da wikipedia: “Gogol’, già maestro del Realismo, si distinse per la grande capacità di raffigurare situazioni comico-mostruose sullo sfondo di una desolante mediocrità umana.” Berlusconi nn poteva scegliere meglio.

  13. Vasiliy Stepanov

    Amaryllide, quindi io e lei siamo due ignoranti nullafacenti? Beh, se lo dice lei…

  14. Luca

    Risposte sparse: il presidente egiziano ha 82 anni, sì. Il “ritardo” – irrilevante per me, ma ognuno ha i suoi criteri di giudizio – deriva dal fatto, indicato, che questo è un testo per Vanity Fair, un settimanale. Berlusconi guida questo paese quasi ininterrottamente da sedici anni. Obiezioni sovreccitate che confondono l’antiberlusconismo come progetto politico e unica forma di “resistenza” (sic) con una analisi sulle incompetenze di Berlusconi non mi offrono grandi possibilità di risposta. E occhio che al prossimo uso bellicoso del termine cazzo, elimino il commento (non lo faccio questa volta per non dare chances ai vittimismi).

  15. S.ara

    La vera incompetenza di B è la costante, incrollabile visione del nostro intero sistema come se fosse la “fabbrichetta”.
    “La nostra produzione di qualità ha problemi di esportazione? Ma vai su gogol e cerca i tuoi clienti!”.
    Come se fosse sufficiente! Non ha idea di come si debba fare “rete”, sistema, rapporti e sinergie! Per lui le Relazioni Pubbliche significano ancora Party e Ricevimenti!
    La gaffe linguistica mi fa un po’ ridere e comunque lo giustifico: ha 74 anni. Gli perdono di non usare internet, non gli perdono di guidare il Paese così. Se usasse internet, ne sono certa, sarebbe uguale.

  16. r.v.

    @ Vasily Stepanov

    Bè, mi sarei stupito molto se in Italia dal ’94 ad oggi non ci fossero stati progressi del “mondo di internet”, come lo chiama l’Anziano Silvio. I maggiori Stati sono progrediti enormemente negli ultimi 20 anni (fra l’altro in Europa noi siamo indietro), dunque non mi sembra un buon argomento quello di accostare presunti meriti di Berlusconi allo sviluppo delle tecnologie informatiche.

  17. Luca L.

    Concordo con r.v. Non è possibilmente voler cercare un rapporto di connessione (e tanto meno di casualità) in modo così forzato. Altrimenti, a voler spiegare tutti i fenomeni successi in Italia dal ’94 in questo modo, ne uscirebbero fuori, di risultati grotteschi. Tanto più che il fenomeno della diffusione di internet in Italia ha sempre avuto un connotato di “promozione sociale autonoma”, in cui la politica ha avuto un ruolo ben scarso.
    E, senza voler fare l’interprete di opinioni altrui, non mi pare che qui si stia cercando di dare chissà che spessore alla faccenda. E’ solo una cartina di tornasole: l’aneddoto che mette in risalto ciò che sta dietro, e che ha valore in quanto tale. Come quando in un corso di Storia contemporanea, si cita una vignetta famosa, o la battuta di un film, per dare la percezione dello stato delle cose.
    Mi chiedo una cosa, però. E’ grave di per sé che il Presidente del Consiglio abbia una tale arretratezza tecnologica (non in riferimento ad uno strumento da geek, ma riguardo qualcosa che ha trasformato il mondo e ne è diventato una parte fondamentale) e un tale pressapochismo nell’accostarsi a questo campo? Questo certo non aiuta (quale può essere l’idea di presente, e la prospettiva di futuro, che può offrire chi è così al di fuori delle dinamiche in corso?), ma non riesco a farmi passare l’idea che comunque “ci possa stare”.
    Non ci può stare, nella pratica, perché manca, nel governo, una figura di Ministro dell’Innovazione, o giù di lì (e dire che la figura l’aveva inventata Berlusconi), che di queste cose ne sappia, e porti avanti serie politiche per il superamento del divario tecnologico (lo dico vivendo in un’area in cui la rete ADSL non è disponibile, ed utilizzando una 56k). E perché manca, nel personaggio, una capacità di riconoscere ed accettare i propri limiti (che non fa certo in questo campo i suoi danni peggiori) e lo porta allegramente a sconfinare in campi di cui non sa nulla, o quasi (qui te lo insegnano da bambini: se non sai una cosa, taci. Ed imparala, magari. Ma se proprio non vuoi impararla, taci almeno), in un contesto internazionale, per giunta, con figura da chiodi annessa.
    Un poema il mio. Scusate.

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  19. Broono

    @Barbara P.
    “Secondo loro era una buona pronuncia. Anzi, uno ha voluto aggiungere che per un italiano era buonissima.”
    Non è una banale aggiunta, ma la chiave di tutto.
    Che “per un italiano” sia buonissima, può significare che la pronuncia sia buonissima, ma anche che (e qui si torna IT col post) buonissima lo sia SOLO se rapportata a quella media di “un italiano”.
    Insomma, gli amici americani hanno in sostanza detto che visto che di italiano si trattava, quella ciofeca di pronuncia era un traguardo pazzesco.
    Non lodavano la pronuncia, sfottevano l’italiano.

  20. Vasiliy Stepanov

    Il mio suggerimento non era sui ‘meriti’ di B. riguardo alla diffusione di Internet, era sulla complementarità della diffusione di Internet con il suo successo, su come Internet abbia contribuito a creare un clima culturale, politico, economico, sociale che lo favorisce e di cui lui approfitta senza magari saperne granchè.
    Di sicuro è una correlazione più realistica di quelle per cui Internet è una forma di resistenza, una alternativa, un onda che lo spazzera’ via und so weiter. La contrapposizione radicale fra una Rete buona e i media tradizionali cattivi (tivù e giornali) è sostanzialmente una favoletta, come pure quella di un popolo addormentato dalla tivù e risvegliato da Google o Facebook o Twitter o l’iPhone o l’iPad.
    Il minimo che si possa dire è che, fino ad oggi, il fatto che milioni di italiani frequentino la Rete non pare averlo messo minimamente in difficoltà, lui come qualsiasi altro sistema politico occidentale e non solo…

  21. Barbara P

    @Broono: no, pensavano che per uno straniero fosse buona e per un italiano buonissima, comunque non importa.

  22. piti

    Che le opinioni siano sovreccitate è il non solitario frutto di un atteggiamento di degnazione che non prevede il rivedere le proprie bucce.

    E dove siamo arrivati, altrimenti, o Sua Olimpica Pacatezza, negando l’emergenza democratica e tutto il rosario delle raffinate strategie che fanno assomigliare a dei cadettini dell’Accademia di West Point: ahiloro, scaraventati però in un Far West che è sempre un passo oltre le lezioncine così diligentemente studiate?

  23. r.v.

    Forse c’entra poco, però il “portale nazionale del turismo italia.it” che “nasce per volontà del Governo italiano con l’obiettivo di realizzare uno strumento che aiuti il turista a conoscere l’Italia…” mi sembra emblematico di come la politica ed in particolare il Governo tratti alcuni temi, nello specifico l’uso di internet per promuovere il nostro Paese.

    Il sito http://www.italia.it -chissà quanto è costato?- è graficamente molto bello, organizzato, pure fighetto, con immagini bellissime e video ammiccanti. Purtroppo è privo di contenuti. Ci sono poche informazioni che sono superficiali e facilmente reperibili altrove. Se io fossi un turista che ha in mente di venire in Italia questo sito non mi sarebbe utile, se non per riempirmi gli occhi di belle immagini e suggestioni.

    @Vasiliy Stepanov
    Hai ragione, la rete non intacca il consenso dell’Anziano Silvio. Non sono sicuro che lo favorisca, ad ogni modo a lui non interessa. Il grosso della popolazione lo convince grazie alla televisione e i giornali, al cui confronto internet è ancora un mezzo di comunicazione marginale. Internet è poco controllabile e investirci sopra sarebbe per lui una perdita di tempo.

  24. CiroIpp

    1.I politici non guidano i paesi ed e’ particolarmente evidente in Italia.
    2. Prendere in giro e ridicolizzare qualcuno per come parla una lingua straniera e’ una cosa che proprio non si fa: http://www.youtube.com/watch?v=NbTZOzzDjcw#t=06m28s

    BarbaraP: non sono mai riuscito a trovare un americano che criticasse il mio inglese. Sono incredibilmente “polite” a riguardo (soprattutto se paragonato agli italiani e direi agli europei in generale). Praticamente tutto Borat si basa proprio sull’assunto che gli americani sono posseduti da questa forza paranormale che li costringe ad essere cortesi e mantenere sempre una ‘straight face’ di fronte all’improponibile.

  25. Conguaglio

    @Barbara P. ma anche un altro utente, credo;
    spero di non aprire una discussione laterale ben poco proficua ma mi sento di chiedervi: ma ridevate veramente per la pronuncia di Rutelli nel famoso “plis, visit auar cauntri”?
    Perché a me la pronuncia è sempre sembrata tra il normale e l’accettabile.
    Semmai quel che mi faceva ridere era il tono cantilenante (di chi probabilmente recita qualcosa ignorandone il significato), il testo surreale e naif (per favore visitate la nostra terra, ci sono delle belle città ecc… ecc… Come se qualcuno potesse essere convinto da Rutelli); ma ho sempre trovato la pronuncia assolutamente normale.
    Aggiungo che fondamentalmente a chi è inglese e madrelingua importa poco della pronuncia, visto che ce ne sono di diversissime anche tra di loro.
    E non mi sento di fargliene una colpa, io da italiano preferirei parlare con uno che parla e comprende alla perfezione l’italiano anche se sembra uno delle sturmtruppen piuttosto di uno che recita con cadenza toscana poesie ignorandone il significato.
    Aggiungo: Prodi, tanto per non andar lontano, parla un ottimo inglese con una pronuncia tragica. A me sembra un punto d’onore, è uno che data l’età si sarà formato sui libri e gli è rimasta questa pessima pronuncia, ma conversa e parla tranquillamente e trovo vada benissimo.
    Poi c’è l’altro estremo di Berlusconi che tenta di imitare l’accento non sapendone mezza e gli esce questa specie di linguaggio lunare e allora lì si ride.

    Ma ripeto, a me la pronuncia di Rutelli sembra decente, mi sembravano altre le cose per cui si rideva, lì, a volte mi sembra che gli ossessionati dalla pronuncia siamo noi, noi fòresti.

    Ma può essere che mi sbagli, e comunque mi scuso per la sterilità della risposta.

  26. piti

    La mia impressione sulla storia della pronuncia inglese e su come viene in genere elogiata è che, essendo l’inglese la lingua del mondo, i madrelingua sono abituati da sempre a sentirla parlare con un’infinità di accenti stranieri, almeno uno per ciascun ceppo linguistico di provenienza. Pensate alla pronuncia media dell’inglese parlato dai Giapponesi, per dire, e forse capiremo che c’è di peggio nella vita di come lo parla Rutelli.

    E poi, mi sono formato un’altra convinzione, dopo decenni di viaggi in Inghilterra: loro elogiano l’inglese degli stranieri per coda di paglia. La fortuna di nascere già inparati nella lingua fondamentale non li stimola un granchè a diventare poliglotti. Così riconoscono che, per quanto loffio sia l’inglese parlato dall’interlocutore non inglese, è sempre meglio del loro accento italiano, tedesco, giapponese ecc, dato che spesso non ne sanno mezza.

  27. Luca

    Ragazzi, la pronuncia non c’entra niente: se il ministro della Cultura dicesse che lui ama molto “erminguai”, il problema non sarebbe la pronuncia: ma l’evidente incompetenza su quello di cui parla e di cui dovrebbe essere abituato ad occuparsi.

  28. piti

    Credo si fosse capito.

    Ma per quanto sintomatico sia pronunciare “gògol” Google (e senza dimenticare di relativizzare un minimo il web, che non ha del tutto preso il posto del resto), mi sento di dire che SB è unfit per altri e ben peggiori motivi a stare dove sta.

    Diciamo che un dittatore eversore autocrate clssista di oscure origini ma che conosce internet non è significativamente meglio di quello che abbiamo.
    Dalle mie parti, le stesse di tua moglie, gira la battuta che consoce anche lei senz’altro, di quello che, apostrofato con “Brot busòn d’un leder” (brutto finocchio di un ladro), risponde “Brot pu’ no” (Brutto, poi no). Ecco, il gògol mi pare il brot. E mi scuso per l’omofobia della citazione, credo ci capiamo.

    E non dimentichiamo che è possibile, data la schiera di consulenti che avrà il nostro, che l’errore sia voluto, una strizzatina d’occhio al suo elettorato, che notoriamente non brilla per cosmopolitismo ed elasticità.

  29. pierlu

    @Luca
    infatti il problema qui mi pare il pensare che la questione “internet” come mezzo di conquista dei mercati possa considerarsi risolta con il fatto che esista gògol e con un paio di corsi alle aziende, più che nella pronuncia.

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  31. Barbara P

    Non mi ero accorta delle altre risposte. Mi rendo conto che sia ormai molto fuori tema ma non resisto:
    CiroIpp, sì gli americani sono un po’ così, e infatti se avessi chiesto di valutare la mia pronuncia avrei anch’io preso in considerazione quel che dici tu; invece si valutava la pronuncia di uno che nella stanza non c’era, non avrebbe mai saputo la loro opinione, e che io, la loro ospite, consideravo buffo. Quindi dirmi brutalmente che per loro non era buffo per niente, anzi, è stato anche un po’impolite.
    Conguaglio, a me a tutt’oggi fa sorridere quando dice villages, comunque ho raccontato l’aneddoto perché ritengo che la critica a quel video strettamente per l’inglese di Rutelli (poi tutto il contorno è un altro discorso) sia diventato un po’ un luogo comune. Peraltro, non trovo affatto tragica la pronuncia di Prodi.
    Vabe’ via, basta con la storia della pronuncia.

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