Futura Italia

In Italia c’è una lunga tradizione di evocazione dell’uomo che viene dall’economia o dall’industria che come per incanto scenda sul terreno del confronto politico bloccato e, deus ex machina, metta d’accordo tutti – o abbastanza – intorno al suo nome come guida del paese. Ci sono stati Draghi (perso), Momti (perso), Fazio (persissimo) e ultimamente persino il banchiere Profumo, perso ancora prima di cominciare.

Ce n’è abbastanza da suscitare diffidenza rispetto a questo tic del dibattito mediatico-politico, anche se qualcuno ricorda il caso di Ciampi (Prodi no, Prodi aveva una solida storia di impegno politico quando si trovò col paese in mano), raro e lontano. L’anno scorso, però, la compagine dei persi alla causa si è arricchita di un nome nuovo (e lungo), con caratteristiche anomale: Luca Cordero di Montezemolo. L’ipotesi di una sua “discesa in campo” era sostenuta da pochi indizi: il solito spaesamento nazionale, forse qualche sua trattenuta tentazione personale, una storia di successi imprenditoriali, alcuni interventi pubblici a tema molto genericamente “politico”, giudizi sul governo.

Contribuisce alla confusione dell’ipotesi, anche in questo caso, lo sradicamento del potenziale candidato dai fronti politici tradizionali. Ci vorrebbe uno sforzo di fantasia impossibile per definire Montezemolo un uomo di sinistra, e però non risultano nemmeno sue vicinanze alla destra istituzionale, e con l’attuale centrodestra risultano soventi attriti. Non si capisce insomma chi lo dovrebbe votare. Ma in Italia tutti viviamo in microcosmi che ci impediscono di vedere cosa c’è oltre la quarta fila che ci circonda, e quindi forse anche Montezemolo si è fatto l’idea che hai visto mai, e ha pensato di cominciare a muoversi, con cautela. E il disastro generale ha fatto diventare rapidamente argomento di intenso dibattito un’ipotesi implausibile in tempi normali.

Perché dico implausibile? Perché non esiste niente che nessuno ricordi su una qualche qualifica di Montezemolo rispetto all’attività politica in genere, né su una sua opinione o posizione su qualsivoglia tema di attualità o di dibattito. È come se si candidasse Alex Britti, con rispetto parlando per ciascuno: magari diventa un grande statista e ha meravigliose intenzioni, ma che motivo abbiamo per pensarlo? E non è che nel frattempo lui stia colmando questo vuoto, anzi: continua a stare alla larga da prese di posizione di qualunque genere.

In realtà ci sono tre cose rilevanti, nel curriculum noto di Montezemolo (se escludiamo l’amicizia con Mentana, Rossella e Della Valle): che ha fatto con successo l’imprenditore, che ha un sacco di soldi, e che ha investito in quel thinktank che si chiama Italia Futura. Sulle prime due l’esperienza ci insegna che è meglio diffidare: non costituiscono titoli promettenti per l’attività politica, casomai solo per vincere le elezioni. La terza è interessante, invece. Perché volendo sondare il terreno e mettere un piede nella porta, Montezemolo avrebbe potuto prendere iniziative le più banali e preoccupanti, e invece ha preso un po’ di uomini e donne in gamba e li ha messi insieme a produrre analisi e riflessioni politiche, e iniziative concrete. Lavorano a Italia Futura almeno quattro persone di cui personalmente ho grande stima come visione, impegno e competenza politica: Andrea Romano, Irene Tinagli, Marco Simoni, Giancarlo Bruno. E a cui – insieme ad altri – si attribuisce il potenziale ruolo di preparazione e costruzione di una candidatura di Montezemolo (ogni volta che uno di loro, di suo pugno, scrive una cosa, i giornali titolano come se l’avesse detta Montezemolo, che intanto tace).

E quindi ricapitoliamo: abbiamo un signore con molti soldi e mezzi a disposizione e intenzioni annunciate di aiutare il paese, e abbiamo alcuni intelligenti intellettuali e studiosi di temi sociali e politici che potrebbero aiutare il paese. E se ci chiediamo chi debba appoggiare dietro le quinte e chi farsi avanti, la risposta è abbastanza scontata.

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11 commenti su “Futura Italia

  1. braccale

    Una qualche esperienza di gestione della cosa pubblica l’ha già fatta, se non mi inganno: I mondiali di calcio di Italia ’90. E non mi pare andata proprio benissimo. Per il resto, viva il papa nero.

  2. Carlo Santi

    Italia 90 fu un disastro organizzativo. Recentemente poi, durante un’intervista con Minoli, Cesare Romiti ha garbatamente ricordato di quando Montezemolo venne allontanato dalla Fiat perché sorpreso a vendere appuntamenti con l’Avvocato. Dalla Fiat venne trasferito alla Cinzano, dove non brillò. I successi quali sono dunque? La Ferrari? Non dico che sia impresa facile gestirla, ma il marchio corre da solo e non mi pare un successo personale.
    Se poi con questo post volevi lasciare intendere che invece di Montezemolo si dovrebbero candidare Romano e Simoni, sono parzialmente d’accordo, ma allora preferisco mille volte Renzi e Civati, che almeno hanno esperienze politiche personali un po’ più solide.

  3. Lazarus

    Sono d’accordo, mille volte meglio Renzi che si sta muovendo bene e che sa di politica più degli intellettuali e studiosi che è meglio per tutti se continuano a fare gli intellettuali e gli studiosi. E poi Montezemolo avrebbe subito un conflitto di interessi dato che è proprietario di una azienda che farà concorrenza alle ffss.
    Da ultimo sarò populista, ma mi pare inopportuno candidare a sinistra un miliardario e manager che in passato si è espresso in modi piuttosto aspri nei confronti dei lavoratori e dei sindacati.

  4. Giorgio Gianotto

    Sarebbe interessante se “qualcuno” del PD, o “il” think thank del PD, o “i” think thank del PD invece che persistere in quel futile esercizio di teatro amatoriale che è l’esercitarsi a come rispondere alla domanda: «ma governereste con Fini?» si confrontasse conn le realtà come Italia Futura. Metti che pensare e confrontarsi sui temi (con persone interessanti… ) serva mai ancora a qualcosa… My two cents

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  6. dan.galvano

    Di tutta la discussione, trovo definitiva la prima conclusione nel mezzo del pezzo.
    “Non si capisce insomma chi lo dovrebbe votare”.
    E sfido chiunque a trovare un potenziale elettore

  7. pifo

    Tinagli e Simoni erano tra quelli che nel PD di un paio di anni fa si erano messi in testa di “ammazzare il padre” per liberare le energie virtuose del partito.
    Cosa e´successo? Hanno assoldato un killer professionista e nel frattempo, per sviare i sospetti, simulano un flirt con Montezemolo oppure hanno preferito le ricercatezze e le visibilita´ intellettuali di un prestigioso think tank alla “salamella” di partito?
    Facciano quello che credano purche´ rammentino un paio di cose:
    1) Le identita´ politiche non si prendono a prestito. O ne hai una o te la fai. Non usi quella degli altri.
    2) La credibilitá politica non e´ illimitata e anche i titoli accademici, nel dibattito politico, “son denari che van spesi con dovuta proprietá”.

  8. xap1968

    Posso permettermi di scrivere che mi pare l’ ultima spiaggia? La verità è che ad ogni alito di vento cambiate/cambiamo/cambiano idea su chi dovrebbe risolvere i problemi dell’ Italia. E non sapete/sappiamo/sanno che affezionarsi a queste figure di Imprrenditori satrapi non risolve nulla.

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