Un’offerta Mondadori

Si è parlato spesso, in questi anni, dell’indipendenza editoriale di Mondadori, e spesso superficialmente. I libri Mondadori sono fatti e scelti da un gruppo di persone molto in gamba e competenti, che sommano a una macchina commerciale di straordinaria potenza una capacità di scelte di qualità (favorite senz’altro anche da un diluvio di quantità, che comprende tutto). Ma la settimana scorsa è nato un nuovo caso, a partire dal licenziamento di un editor (annunciato sventatamente alla vigilia di Mantova, tanto per non farsi notare) che alcuni hanno attribuito a scelte “politiche” ma a quanto capisco stava più banalmente dentro logiche aziendali, di scelta del personale e di spoil system (in Mondadori è ancora fresco un drastico cambio di ruoli dirigenti). Vero è invece, che mentre in Mondadori bravi editor scelgono e pubblicano ottimi libri, logiche più indulgenti rendono la casa editrice acriticamente ospitale per ogni libro di esponente della maggioranza di cui arrivi notizia, con risultati a volte fallimentari anche economicamente. Ed è più su questa seconda tendenza a usare Mondadori come luogo di premi e gentilezze che oggi racconta qualcosa il commento sullo stato dell’Italia scritto per il New York Times dal suo ex corrispondente a Roma Frank Bruni.

Money is Berlusconi’s lance, his armor, his steed, his everything. A billionaire many times over, he uses it to engender loyalty, and his business empire reaches deep into the image-burnishing and opinion-manipulating realms of television, journalism and publishing. At the end of a long interview years ago, he asked me if a recent book of mine had been distributed in Italy. It hadn’t.

“Would you like it to be?” he said.

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