Vincere come a Milano

È tornata a girare, per via di un’intervista di ieri a Repubblica di Giuliano Pisapia, l’idea che la vittoria dell’anno passato del suddetto Pisapia a Milano sia il modello da seguire perché il centrosinistra vinca le elezioni nazionali e crei un sistema di alleanze solido e fertile. E tanta fu la soddisfazione per quella vittoria che al solo menzionarla e immaginare di replicarla, i consensi arrivano diffusissimi.
Ma mi pare che questi consensi trascurino un’analisi più attenta ma anche abbastanza semplice di cosa successe a Milano, l’anno scorso: a Milano il centrosinistra presentò un candidato che – oltre a essere persona intelligente, perbene e capace, tratti preziosi che però hanno valore limitato nelle fortune elettorali – è un uomo moderato, appartenente all’alta borghesia milanese, stimato nell’establishment e nelle sue vecchie generazioni e dai modi e le posizioni rassicuranti per elettori e poteri di centro (e persino con posizioni garantiste condivise a destra e non a sinistra, come quella sulla separazione delle carriere o sul controllo delle intercettazioni): e questo candidato qui, che con collocazioni simili e simili elettorati potenziali se ne potrebbero trovare, si dà il caso sia stato di Rifondazione, e anche eletto al parlamento per Rifondazione, con tutta una serie di consensi e relazioni conseguenti a sinistra sinistra. Così, a Milano, è successa quella cosa che si ritiene impensabile oggi su scala nazionale: che lo hanno votato in tutto il centro e sinistra, per quello che è lui e quello che è stata la sua biografia.
Non è un “modello Milano” ad aver vinto, quindi: ha vinto – in barba alle chiacchiere su “contano i progetti e non i nomi” – il candidato perfetto, e mi sembra unico, allo stato delle cose. Per le elezioni nazionali conviene farsi venire altre idee.

Altre cose:

23 commenti su “Vincere come a Milano

  1. whiteyes

    Io non ho mai creduto ai “laboratori” sparsi per l’Italia (una volta in Puglia, l’altra in Sicilia o a Macerata), che sarebbero dovuti diventare, in epoche alterne, il modello di riferimento per il governo nazionale.

  2. lorenzo68

    A Milano ha perso la Moratti. Pisapia ha solo raccolto i frutti di un suicidio morale.

  3. uqbal

    Ma a me pare comunque che anche a livello nazionale sarà necessario un candidato se non perfetto, almeno credibile. Mentre ora prevale da una parte l’idea che Berlusconi basta a tutto, dall’altra che gli apparati possano governare attraverso qualche pallido rappresentante.
    Forse abbiamo semplicemente bisogno sia del progetto che del nome, e non è possibile l’uno senza l’altro.

  4. Bungled

    Last but not least il candidato ideale prese c.a. 3.600 voti meno di Ferrante, la Moratti ne perse c.a 80.000 (ottantamila – OTTANTAMILA). Mi sembra che chi vuole riproporre a livello nazionale il modello vincente (per gli altri) sia il centrodestra.

  5. layos

    E’ anche vero che era un outsider che ha “sparigliato” le primarie e le primarie hanno l’effetto di rafforzare un candidato da tanti punti di vista, un po’ perché averlo scelto responsabilizza l’elettorato a sostenerlo e un po’ perché, sembra banale, vincere aiuta a vincere e la vittoria ad una tornata elettorale, per quanto interna alla coalizione, crea comunque un’aura di “vincente” che alimenta le fortune elettorali.
    Io penso che con delle primarie ben fatte e partecipate (che sono nelle corde del centrosinistra) che portino al voto un candidato credibile le probabilità di vittoria della foto di Vasto sono prossime all’80%.

  6. lorenzo68

    Ma il suicidio morale è stato del centro destra. La batman caverna e le ripetute figure da pinguino la ha incassate la Moratti, a stretto giro di elezioni con i risultati che noi tutti conosciamo.

  7. layos

    @Lorenzo e @Bungled non bisogna dimenticare che Milano è stata la vittoria di Davide contro Golia in termini di bacino elettorale potenziale. E’ vero che la Moratti è stato il macigno che ha affossato un centrodestra ad inizio precipizio, ma è altrettanto vero che Pisapia ha ribaltato un 60 a 40 sulla carta.

    Per cui, tutto vero: Pisapia era un candidato perfetto per il centrosinistra, la Moratti si è suicidata, il centrodestra era all’inizio di una crisi pesantissima, però resta vero che un candidato scelto dalla gente attraverso le primarie che sia espressione di un centrosinistra moderno, laico, sociale, laico, progressista… l’ho già detto laico?

  8. palm_1975

    Probabilmente c’è una grossa fetta dell’elettorato di sinistra che voterebbe compatta un candidato di sinistra, che dice qualcosa di sinistra, che prende posizione con una certa chiarezza, perchè non deve preoccuparsi di accontentare un ventaglio troppo largo di posizioni/opinioni/vedute e quindi può fare a meno di “non far torto a nessuno” e di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, che abbia quel coraggio autentico e sincero nello schierarsi: a favore dell’aborto, per estendere i diritti civili a chi ne è ingiustamente ancora sprovvisto (le unioni per gli omo, il diritto di voto per gli stranieri residenti di lungo corso, l’equiparazione reale uomo-donna, il fine vita assistito per malati terminali per i quali la terapia del dolore si è rivelata inefficace). Si può analizzare il risultato di Milano sotto diversi punti di vista, e spesso quello preminente è stato quello sottrattivo (“hanno perso gli avversari, prima”) facendo però un torto ad un sentimento comune che non vuole rinunciare ad una certa sinistra libera e indipendente che si augura ancora capace di scelte coraggiose.

  9. Bungled

    Condivido al 100% la scelta delle primare, discorso che varrebbe anche per il centrodestra, peccato che B pare debba vivere fino a 120 anni quindi le primarie si faranno nel 2053 (sic… per questa vita me le perdo; oddio poi se le facessero adesso e dovessimo scegliere tra Santanchè, Cicchitto e Gasparri anche no, è più popolato il sahara di persone presentabili).
    Ma tornando a Milano il punto è che non si può sostenere nel contempo che sia trattato di un suicidio del centrodestra e di una grande vittoria del centrosinistra. O l’una o l’altra. Ha fatto il pieno (o quasi) di voti a sinistra ma non sarebbe bastato. Il “vento nuovo” di Milano è che tanti elettori del centrodestra hanno detto basta a B. Non è un discorso volto a minimizzare la vittoria, solo un’analisi dei numeri.

  10. aristarco

    Vince il candidato, vincono le sue idee e il suo modo di risolvere i problemi giorno dopo giorno sui progetti su cui si misura, il primo di tutti la campagna elettorale. Tutto il resto viene dopo. a sinistra tutti parlano di “prima i progetti” compreso lo stimato Civati. Quando arriva uno che dice votatemi perché’ io sono bravo, l’ho dimostrato in due campagne elettorali, e facendo il sindaco, e chiede un’altra campagna elettorale aperta per dimostrarlo, diciamo che e’ spocchioso. Forse perché da milanesi o romani ci da fastidio che un fiorentino ci spieghi come si fa.

  11. pbc

    @bungled
    giusto un chiarimento sull’analisi dei numeri:
    sminuire la vittoria di Pisapia facendo notare che Ferrante al primo turno aveva preso qualche centinaio di voti in più è molto ma molto forzato.
    A parte il fatto che il corpo elettorale tra il 2006 e il 2011 è diminuito di 34mila persone, non dimenticherei che nel 2006 il primo turno era già una sorta di ballottaggio (gli altri candidati erano da prefisso telefonico, nel 2011 invece c’erano il terzo polo e il movimento a cinque stelle). Se proprio dobbiamo fare un confronto (che per me non ha senso perché le condizioni erano troppo diverse) facciamolo tra i voti che ha preso Ferrante al primo turno (aggiungici se vuoi i 7mila degli altri candidati) e quelli che ha preso Pisapia al ballottaggio: 38mila in più.
    Che la città fosse stufa della Moratti e di Berlusconi non c’è dubbio. Ma vincere in modo così netto, con un’affluenza così alta al ballottaggio, è stata anche una vittoria del candidato.

  12. ernst89

    A Milano ho generalmente votato centrodestra (candidati del centro sinistra sempre deludenti). L’anno scorso la nausea per Moratti-De Corato-Salvini-Minetti era insostenibile e il centrosinistra aveva candidato un bravo milanese di buona famiglia (parole del dermatologo di mia moglie). La scelta è stata ovvia. Fra tre anni dipenderà da cosa ha fatto Pisapia e da chi presenta il centrodestra e le sue proposte. Per adesso il centrodestra è abbastanza assente

  13. Bungled

    @pbc
    mah, probabilmente sui numeri potremmo discutere per anni senza trovarci d’accordo. Resto convinto che Pisapia non abbia preso che qualche manciata di voti dall’elettorato di centro destra malgrado questo fosse iperdeluso se non schifato dal proprio schieramento, ma abbia fatto il pieno dei “suoi” voti. Che è già tanto per carità, ma forse non sufficiente.

  14. lorenzo68

    @layos

    Condivido quello che scrivi.
    Ma non dimentichiamoci che il PD di sinistra non ha mai fatto nulla. Nemmeno per tutte quelle donne imprenditrici che hanno un figlio che desiderano avere un figlio e che smaniano dalla voglia di crescerlo senza perdere il loro lavoro. Perchè non tutte si chiamano Marina ed Emma.
    Nemmeno hanno avuto il coraggio di dichiararsi contro i contratti per le ‘coppie di fatto’ e di sposare senza vergogna la linea dei matrimoni per gli omosessuali.
    Se vogliono ‘crescere’ questo paese sarebbe il momento di abbattere le dighe e di guardare al futuro scordandosi il passato.

  15. algernon

    “a Milano il centrosinistra presentò un candidato che …”. e che fatica presentarlo: il PD lo ha subito, e intendeva presentare il pur apprezzabile Boeri. la scelta giusta è stata quella di fare le primarie, come anche a Genova e in altre città. che per le elezioni nazionali convenga fare diversamente non sono tanto d’accordo.

  16. sinigagl

    No. A Como quest’anno ha vinto con lo stesso schema (dopo 18 anni di dominio delle destre) con un candidato cattolicone ex-margherita. In verità a Milano l’anno scorso avrebbe vinto anche Boeri.

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