Il precedente tra Veltroni e Renzi

La battuta su Veltroni, oggi Renzi se la poteva risparmiare: non solo perché è una battuta scarsa, da deputato PdL di terza fila (“i successi maggiori li ha avuti come romanziere, piuttosto che come politico”), ma anche perché non è sostanzialmente vera e Veltroni ha combinato cose che resteranno nella politica italiana, e nella letteratura non ancora, malgrado i buoni risultati.

Ma Renzi una cosa si può permettere di dirla, su un insuccesso passato di Veltroni, e i veltroniani non possono fingere di essere stati attaccati a tradimento. E il leale Pietro Ichino dice una cosa falsa quando prende le distanze da Renzi e dice: «se lui è Sindaco di Firenze, e oggi può competere con successo per la leadership del Pd, lo deve a una concezione e struttura del partito stesso, imperniata sulle primarie, che dobbiamo interamente al suo fondatore e primo segretario».
Si dà invece il caso che Renzi sia sindaco di Firenze malgrado il PD e il suo segretario: che a quelle primarie appoggiarono un altro candidato, che Renzi sconfisse. Si trattò della vittoria che oggi è il precedente rilevante nel curriculum di Renzi: la capacità di battere in una competizione il candidato sostenuto dal suo partito contro di lui.
Non “lo deve” quindi di certo a Veltroni – che si limitò a consentire saggiamente alle primarie che sarebbe stato scandaloso non fare – se è sindaco e oggi ha delle chances di diventare più che sindaco: fosse stato per Veltroni, il sindaco di Firenze oggi sarebbe Lapo Pistelli e Renzi non avrebbe nessun capitale da spendere.

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23 commenti su “Il precedente tra Veltroni e Renzi

  1. Francesco

    Devo dire che trovo più (intellettualmente) onesto Ichino e la cosa mi stupisce alquanto, più o meno è il contrario di quello che mi aspetteteri.
    È una falsità dire che Renzi non deve a Veltroni (o almeno alla dirigenza del centrosinistra della fase che ha portato al PD) la possibilità di competere per quel posto, proprio perché non è vero che sarebbe stato scandaloso non fare le primarie: nessun partito le ha mai fatte prima in Italia, anzi se non si fosse basata l’identità stessa dell’Ulivo e poi del PD sulle primarie (quindi se non fosse stato per Veltroni, semplificando molto) a Renzi non sarebbero neppure venute in mente (e giustamente: non avrebbe avuto nessuna possibilità di far approvare quella che sarebbe sembrata una bizzarria populista).
    Non solo: Ichino dimostra anche di aver capito più di altri che le primarie sono tali solo se è normale che non sempre vinca il candidato appoggiato dalla dirigenza, altrimenti sono come le elezioni in Cina, superflue.
    Invece servono perché sappiamo che in questo gli elettori sono più saggi dei dirigenti (e dei giochi dei congressi e delle tessere) e che è giusto che sia loro la scelta delle persone per certe posizioni.
    Renzi deve la sua posizione a scelte politiche e culturali che ha subito e di cui ha saputo approfittare in modo appropriato, anche se dimostra di non averne capito il significato (in questo ricorda il rapporto di Grillo con “la rete”).
    ps: il Partito Democratico dovrebbe al più presto costruire (e rispettare senza eccezioni) regole interne ben progettate per il funzionamento delle correnti e della relativa valutazione alle primarie di partito (quelle con cui si sceglie il segretario, per intendersi).

  2. Luca

    Ok, allora Renzi ringrazi Occhetto. E Togliatti, volendo. E Bersani – scelto dalle primarie – ringrazi Veltroni; e quelli che si sono battuti per le primarie convincendone Veltroni (che non le ha certo inventate lui, in Italia): compreso Renzi.

  3. spago

    Anche se poi non hanno appoggiato lui hanno pur sempre introdotto le primarie. Il fatto che Renzi abbia potuto vincere contro tutti significa che le primarie sono cosa buona e giusta e preziosa. Inoltre i romanzi di Veltroni sono ciofeche..

  4. Francesco

    Mah, Togliatti direi proprio di no, il merito di parte della dirigenza PD (incluso Veltroni, temo) di quel periodo è proprio quello di aver trovato un modo di mitigare il naturale dirigismo dell’elite interna con la partecipazione degli elettori.
    Si è accettato di devolvere (definitivamente, come dimostra la vicenda di Renzi) ai propri elettori (che poi sono chi davvero conta, in un partito) il potere e soprattutto la responsabilità di scegliere il programma (punto molto sottovalutato), i dirigenti (o almeno i rapporti di forza tra essi) e i candidati per le cariche individuali. Questo non credo che Togliatti l’avrebbe mai permesso.
    La cosa che mi lascia più perplesso, però, è che alcuni di quelli che hanno sostenuto da subito le primarie sembrino non coglierne le dirette conseguenze, come il fatto che il vincitore sia il candidato di tutto il partito o che il partito stesso sia in mano ai propri elettori quanto ai dirigenti (e Renzi non ha vinto contro tutto il PD, al massimo contro i dirigenti e i dirigenti non sono il PD, anche grazie alle primarie). Che Renzi si vanti di aver vinto contro il PD (il che è falso: era il candidato del PD) può essere parte di un piano di comunicazione (anche se potrebbe essere più onesto e “fedele alla ditta” e dire di aver vinto, con e nel PD, contro Veltroni), ma in questo Veltroni (o meglio l’idea di PD come partito democraticamente articolato e chi nel partito ci ha creduto e ci crede) a Firenze hanno perso su una cosa di poco conto (chi candidare), ma stravinto su quella importante (come si decide chi candidare, ora e in futuro); fossi in loro sarei stato così contento della vittoria che manco avrei notato la sconfitta.
    Non capisco perché chi è in qualche modo (purtroppo ho perso il filo delle posizioni personali e devo essere approssimativo) vicino a Renzi (o a Vendola, altro vincitore contro gli organizzatori) si ritrovi, come in questo caso, a sottolineare l’irrilevante sconfitta (Renzi e non Pistelli) e non la grande vittoria comune (primarie e non conteggio di tessere e favori). Sembra che aree a parole più fredde nei confronti delle primarie le abbiano invece interiorizzate di più, soprattutto Bersani.

  5. Francesco

    ps: in tutto ciò il giudizio di Renzi su Veltroni mi trova d’accordo.
    E alla fine Veltroni non mi pare sia stato questo paladino delle partecipazione degli elettori alle scelte di partito, la sua idea delle primarie mi sembrava molto più americana (e, forse, opportunistica).
    Però “Veltroni ha inventato le primarie” è meno lontano dalla realtà che “Renzi è sindaco nonostante il PD” (e persino “fosse stato per Veltroni il sindaco sarebbe Pistelli”: fosse stato per Veltroni, come è stato, il segretario non avrebbe più il potere di scegliere il candidato, anche volendo).
    Come dicevano i manifesti per Fassino, “un sindaco non si inventa, si sceglie” ;)

  6. antopicci84

    Concordo con il post, non fosse per quell’incipit, “se la poteva risparmiare”. A voler essere schizzinosi sì, ma Renzi non deve convincere i Sofri, bensì gli elettori, che (vivaddio) non sono tutti intellettuali. Poi certo una battuta può essere più o meno riuscita, ma questo qui perlomeno ci prova a fare qualcosa; vorrei capire invece Ichino, Letta e compagnia, ovvero tutta quella corrente a livello programmatico più vicina a Renzi, che cosa abbia intenzione di fare per cambiare il Pd (visto che così com’è a loro non va bene).
    In tutti questi anni a parte qualche sporadica lettera al Foglio zero assoluto, si sono fatti umiliare più e più volte dai Fassina standosene bellamente in silenzio, anzi “mettendosi a disposizione”, come ha detto Bersani nel suo elogio della cooptazione.
    A questo punto preferisco un po’ di bagarre, sia pur da parlamentare Pdl di terza fila

  7. fafner

    Concordo con Francesco e spago.

    Solo una cosa: Renzi sbaglia mira se contrappone il politico e il romanziere. Il successo di Veltroni è solo un successo di narrativa (accompagnato da una forte dose di compiacenza, di apprezzamenti di chi è nel giro giusto). Scrive fiction e fa politica con gli stessi mezzi e con gli stessi fini.

  8. bobryder

    La battuta è invece puntuale e veritiera:Veltroni non è un politico ma un paroliere, scrivesse romanzi e facesse passeggiate a Villa Borghese,invece di continuare a teorizzare.La politica è concretezza e Renzi,in quanto sindaco,la vive ogni giorno, affrontando(bene o male nn sta a me dirlo) i problemi quotidiani dei fiorentini.Casomai, a fare i sofisti, si potrebbe dire che Renzi ha fatto una battuta su quella che è invece la concente relatà del”principale esponente dello schieramento di centro-sinistra nel 2008″(sconfitto).E io nel 2008(e lo confermerei) votai Bertinotti.Walter V.(so che a lui piacciono le citazioni cinefile):la politica non la fanno i romanzieri.Ora capisco perchè Carofiglio…Riassegniamo la politica a gente pratica, e di sinistra.(un governo Monti al contrario, ma uscito da libere elezioni).I romanzieri teniamoli per gli incontri al baretto o sulla spiaggia.(di Capalbio, of course, because i care).

  9. suro

    “Si dà invece il caso che Renzi sia sindaco di Firenze malgrado il PD e il suo segretario: che a quelle primarie appoggiarono un altro candidato, che Renzi sconfisse. ”
    Non corretto.
    Veltroni e veltroniani appoggiarono Pistelli, D’Alema e dalemiani appoggiarono Daniela Lastri (poi convertitasi a Marino in tempo per farsi mettere nel listino come consigliere regionale) quindi si divisero tra lei e Michele Ventura.
    Per cui Renzi vinse, legittimamente, per i suoi meriti e per le divisioni del PD romano.
    Lo raccontai in quei giorni:
    http://www.imille.org/2008/10/succede-a-firenze/
    http://www.imille.org/2009/01/perdere-firenze-in-27-mosse-si-puo-fare/

    Lo stesso Renzi che criticava chi correva col paracadute e invitava Pistelli e Ventura a dimettersi da parlamentari ma ora non si dimette certo da sindaco.

  10. dalecooper

    Squallida la battuta di Renzi, d’altronde, tra lui e Grillo, questo e’ il nuovo: godiamocelo.
    Sbagliata la considerazione di Sofri sul “dovere” a Veltroni l’esser sindaco. Le primarie si fecero perche’ Veltroni ci credeva, non perche “sarebbe stato scandaloso non farle”.
    O meglio, visto che Veltroni ci credeva avrebbe reputato scandaloso non fare le primarie solo per convenienza.

  11. enzogio

    Prima o poi doveva succedere: non sono d’accordo con il mio guru Luca Sofri, del quale in genere condivido perfino le scelte musicali.
    Concordo sul fatto che Renzi la battuta avrebbe dovuto risparmiarsela, non tanto perchè più o meno vera ma piuttosto perchè contribuisce a alzare il livello della polemica all’interno del pd, cosa che alla lunga temo gli si ritorcerà contro. Penso che a lui basterebbe presidiare l’area liberademocratica (e veltroniana….) del partito e puntare sul rinnovamento per diventare un’alternativa credibile al segretario, mentre dovrebbe frenare la sua verve da battutista che non sempre gli fa del bene.
    Non sono invece d’accordo sulla parte che riguarda Ichino. Il senso della sua dichiarazione mi sembra questo: «se lui è Sindaco di Firenze, e oggi può competere con successo per la leadership del Pd, lo deve al TIPO DI PARTITO che è stato concepito dal suo fondatore e primo segretario». Un partito costruito con regole a volte bizzarre ma che almeno un dato positivo ce l’ha: la centralità delle primarie.
    Il nodo del problema insomma non è chi appoggiò Veltroni alle elezioni del 2009 (penso sia innegabile che in quell’occasione Renzi aveva contro il segretario e la quasi totalità del gruppo dirigente, un po’ come adesso….) ma il fatto che senza Veltroni quelle primarie probabilmente non ci sarebbero state.

  12. uqbal

    Sono d’accordo con enzogio. Veltroni avrà pure appoggiato qualcun altro alle primarie di Firenze, ma la competizione che Renzi ha vinto l’ha inventata Veltroni, nel PD (e nel panorama politico nazionale).

  13. whiteyes

    Concordo: il refrain di Renzi ha (un po’) stancato.
    Aggiungo che dovrebbe essere meno suscettibile alle inevitabili, e più o meno condivisibili, reazioni dei “rottamandi”.
    Ichino, con una certa dose di ragione, ha voluto lanciare un segnale al suo candidato: “un pò va bene, ma tutti i giorni, senza motivo….”

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  15. braccale

    E’ sempre così, nel PD: infinite ed estenuanti precisazioni e contrappunti per riscrivere la storia.
    E certo, è il sale della democrazia, che senza il dibattito interno però coi suoi contrappesi e il sostegno, però la visione più generale, sì d’altronde, per amore di verità non si può tacere che, e poi l’onestà intellettuale imporrebbe che. E il piglio storico è secondo solo al primato della politica, ai bisogni concreti, ma una visione etica di fondo, che altrimenti non vorremmo mica allinearci a quegli altri che…
    Siamo sempre lì, bomba o non bomba: “manca l’analisi e poi… non c’ho l’elmetto”.
    Dàie Renzi (senza assegno in bianco, eh!, precisiamo).

  16. Lazarus

    Io credo che Sofri abbia ragione e Ichino torto, tra l’altro non è nemmeno vero che questa concezione del partito “la dobbiamo interamente al suo fondatore e primo segretario», non è certo solo merito suo l’introduzione delle primarie, lui era segretario al tempo è vero, ma non l’unico artefice della novità.
    E poi insomma che avrà mai detto Renzi, ha solo fatto una battuta, tra l’altro molto garbata (e che secondo il mio modesto parere è anche vera ), ma avete idea di quante battute, anche cattive fino al limite dell’infamata, vengono fatte su Renzi? Insomma, secondo me si ferma alle apparenze, quindi alle battute, solo chi ha poco altro da dire o chi comincia a temere l’attivismo del sindaco di firenze. E a giudicare da come si muovono, l’asfittico e sfinito gruppo dirigente del pd comincia davvero a temere la concorrenza interna (eh sì perchè le primarie vanno bene solo se le vince chi vogliamo noi…). Quindi non resta che fare il tifo per Renzi, se non altro perchè si muove e ragiona, sta agli altri muoversi e ragionare meglio oppure farsi dignitosamente da parte (perlomeno così dovrebbe funzionare in una democrazia, poi non so).

  17. whiteyes

    @Lazarus
    Il PD ha sempre sostenuto il vincitore delle primarie, anche se non ha vinto il suo candidato (vedi Pisapia, Doria, il sindaco di Cagliari chenonmiricordocomesichiama).
    Le “battute gratuite” preventive sulla classe dirigente del PD le fa Renzi, senza che sia stato prima attaccato da alcuno (come nel caso in questione).
    Renzi fa bene a dare una svegliata a tutti: preferisco che parli del programma piuttosto che fare il simpaticone.

  18. lorenzo68

    Veltroni? Ha sostenuto la candidatura di Marrazzo. E sappiamo tutti com’è finita.

    Appoggio comunque in toto il discorso di bobryder soprattutto quando scrive che Renzi la politica la vive ogni giorno. E non certamente a Capalbio.

  19. mimorr

    La storia che Renzi abbia vinto le primarie NONOSTANTE il PD è quantomeno imprecisa. Fa parte della narrazione renziana e ormai è diventata quasi un mantra inespugnabile.
    Però, per chi c’era, non andò proprio così. Nel senso che Renzi era iscritto al PD, per il PD presiedeva la Provincia di Firenze, del PD erano i suoi consilgieri ed aiutanti in quella campagna elettorale e la stragrande maggioranza di quelli che lo votarono.
    Anche l’appoggio di Veltroni, chi scrive coordinava la campagna elettorale del candidato preferito dal segretario dunque ha qualche esperienza diretta in materia, non fu così calorosa e invadente come si pensa. Purtroppo aggiungo io. I leader nazionali si tennero quasi tutti alla larga da Firenze in quei mesi, salvo tra i pochi Bersani che passò a salutare Ventura, che arrivò poi quarto, ultimo dei piddini.
    Accostare, come talvolta leggo ma lei correttamente non fa qui, Renzi a Pisapia o altri candidati esterni al PD è sbagliato politicamente. Altra cosa è dire che Renzi non era il candidato preferito dalla leadership locale e nazionale del PD, cosa verissima e che giocò anche terribilmente a suo favore.
    Può sembrare, la mia, una sottolineatura di un dettaglio ma quando, allora come oggi, ci si accredita come qualcosa di “quasi” esterno ad un partito del quale invece si è sostanzialmente parte e ragione, credo che sia giusto persino perdersi nelle sfumature.

  20. max

    Ma quanta passione per individuare se e chi deve qualcosa a qualcuno per quello che ora fa (o addirittura è)! La stessa passione di chi è interessato a dimostrare se è nato prima l’uovo o la gallina. Questioni da “intellettuali”, alcuni dicono. Io, invece, leggo con lo stesso sguardo intelligente della gallina (o dell’uovo). Credo sia vero: ogni Repubblica ha i suoi “intellettuali”. E infatti sappiamo di quale grande contributo sono stati capaci, negli ultimi venti anni, a parlar di uova, e di galline.

    PS – Veltroni ha avuto le sue occasioni: non è riuscito e doveva andare in Africa. Si vede che non vi erano fogli e matite per romanzi, in Africa. Renzi, invece, non ha avuto ancora occasione di dimostrare. Anche di sbagliare. Punto. E’ un ragionamento poco “intellettuale”? Pazienza. (sorrido e saluto)

  21. Dylan28

    “E il leale Pietro Ichino dice una cosa falsa quando prende le distanze da Renzi”. Accusare Ichino di dire falsità è una cosa che poteva risparmiarsi. Io non ho capito se lei ha travisato le parole di Ichino o se è proprio in malafede. L’infelice battuta “Ok, allora Renzi ringrazi Occhetto e Togliatti” mi fa propendere per la seconda opzione.

  22. Lazarus

    whiteyes, il pd ha sostenuto il vincitore delle primarie quando è stato quello che il gruppo dirigente voleva (vedi i plebisciti stra annunciati su prodi), quando insomma le primarie sono state del tutto inutili.
    Ma quando non è andata così, vedi Renzi, il suo sostegno è stato solo formale ma in realtà Renzi fin dall’inizio ha parecchia gente che gli rema contro in tutti imodi e ora molti dirigenti a Firenze hanno già dichiarato (bontà loro) che se vince Renzi non voteranno PD.

  23. Pingback: Matteo Renzi (ad Arma di Taggia) | il blog di Giorgio Montanari - (ex) Consigliere Comunale PD a Imperia

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