Era sembrato male

Invece ci sono cose su cui D’Alema è unico e imbattibile. Una di queste è la mancanza di ipocrisia e connivenza con diverse derive deprecabili della politica di sinistra di questi anni: il giustizialismo, la cattiva informazione, il pacifismo cieco e integralista, la demagogia e altro ancora. Sulla cattiva informazione è uno dei pochi che non si presta e non si adegua, che continua a sbottare sulle cose intollerabili, a fare come se non fosse normale inventarsi le cose. Oggi poi, in un’intervista giustamente seccata, si rende protagonista di un caso di scuola per le “Notizie che non lo erano”, smentendo in anticipo su Repubblica il titolo che poi farà Repubblica sulla presunta e inventata distanza tra lui e Bersani

«Polemica? Ma quale polemica! Io sono perfettamente d’accordo con il mio segretario…». Massimo D’Alema è appena uscito da Montecitorio, dove ha presentato l’ultima fatica letteraria di un altro leader di lungo corso del Palazzo romano, Ciriaco De Mita. E di fronte alle parole di Pierluigi Bersani, che a Repubblica Tv dichiara «non chiederò a D’Alema di ripresentarsi », il presidente del Copasir (ex leader dei Ds ed ex presidente del Consiglio)non batte ciglio.
Come sarebbe, presidente D’Alema? Vuol dire che si aspettava queste parole di Bersani?
«Certo che me le aspettavo. Pierluigi ha detto una pura e semplice verità, che chiunque conosce le regole e lo statuto del nostro partito può facilmente verificare. Non è il segretario che decide le candidature: c’è una procedura prestabilita, e c’è un organo preposto. Quell’organo si chiama direzione. Ed è lì che si decide. Questo ha detto Bersani, e questo dico anch’io».
Quindi non c’è nessun disaccordo e nessuna polemica tra voi?
«Nessun disaccordo e nessuna polemica. Nessun “attacco” e nessuna “replica”. Capisco che questo dispiacerà a qualche titolista, ma Bersani ed io la vediamo esattamente allo stesso modo. Io l’ho ascoltata, l’intervista di Pierluigi a Repubblica Tv: e l’ho apprezzata in ogni sua parte. Il resto sono chiacchiere, illazioni, strumentalizzazioni».
Questo significa che lei non chiederà alcuna deroga, per quanto riguarda la sua candidatura?
«Non è un tema all’ordine del giorno. Valuterò quando sarà il momento, il che significa tra alcuni mesi».
Eppure era sembrato che Bersani, con le sue parole, andasse nel solco di Matteo Renzi e avallasse la rinuncia unilaterale di Walter Veltroni…
«Era sembrato male. Se legge bene, quella di Bersani che dice “non sono io a decidere” non è una risposta a me, ma semmai a chi si crede e pretende che a decidere non sia un organo collegiale del partito, ma un capo solo al comando, che magari ha vinto le primarie. Vorrei far notare che le cose non funzionano così… ».

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6 commenti su “Era sembrato male

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  2. bobryder

    D’alema finge di non capire: Bersani non dice “non sono io a decidere” ma cosa(finchè l’italiano è una lingua con una precisa sintassi) PROFONDAMENTE differente: “non gli domando di candidarsi”.Perciò D’alema, senza volere, dice pure(indirettamente) che Bersani(almeno verbalmente) non applica le regole del pd ma decide lui.Ora: regole o non regole, ma questi ci hanno preso tutti per dei cretini? Ma perfino tra gli iscritti del pd pro-Bersani(i più conformisti e acritici) non si può credere che le candidature vengano decise da una pletora di dirigenti ma bensì da (come anche si tempi di D’alema o Veltroni segretari del pds o dei ds,o di Franceschini che-segretario pd- disse “la candido” rispetto alla Serrachiani dopo averla ascolatata mezza volta.)quei due o tre dirigenti che contano(Bersani,Letta, Bindi, in aprticolare ma pure Fioroni, Franceschini e-udite udite-D’alema e Veltroni).
    Meno male che D’alema(quello di “abbiamo una banca”)non ci ha ammannito con la solita bugia muffita del(per le candidature nazionali) “prendere il meglio della società civile”.Secondo i caporioni, però.

  3. bobryder

    Se fanno i collegi a D’alema lo candidano di sicuro: come fu per De Mita, credo nel 2001,si dirà che saranno gli elettori a decidere.Sapendo che tanti elettori di sinistra tra il vecchiume di D’Alema(ma pure uno ancor meno presentabile) e una qualsiasi candidatura pdl sceglierebbero comunque la prima.
    Ma,suvvia, la storiella degli organi collegiali che scelgono i candidati raccontatela a qualche vecchio iscritto pd.O a Marianna Madia.

  4. bobryder

    Non ve la bevete:
    i candidati gli scelgono in grandissima parte i tre caporegime: Pierluigi Bersani, Enrico Letta e Rosy Bindi.E non scelgono i migliori ma, come Walter Veltroni nel 2008, i loro amici e protetti.
    Dimostriamo a questa specie di politica,ragionando, che non siamo sempre pronti ad abboccare a tutte le loro fandonie imbarazzanti.

  5. zenlento

    Si’, si’, D’Alema è intelligente, pronto, salace, ironico/sarcastico, usa la doppia cifra con sveltezza.
    E’ geometrico, ma non ricordo di lui che discreti e puntuali errori politici (tranne che nell’apparato), oltre alcune battute ai talk show. Devo citarli ??? Per la stampa italiana titolatrice va sul liscio e a ragione. Ma è l’unica.
    I candidati poi sono sempre stati scelti dal partito (e in parte è inevitabile). Insomma anche qui la doppia cifra. Credo sia meglio che l’uomo resti fuori e contribuisca in altro modo.

    Sinceramente poi, per quanto di dubbio gusto, il massimo cartoonizzato sotto il camper era divertente come il rullo compressore su Wille Coyote. Bip, Bip !

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