L’allegria sta arrivando

L’intervento di Roberto Saviano a Servizio Pubblico è stato eccezionale. Non solo per la bellezza della sua storia sul Cile e non solo per la sua bravura a raccontarla e associarla con le cose italiane e contemporanee. Ma perché là dove l’ha fatto, per quel contesto televisivo e politico rigidamente fossilizzato su pensieri nordcoreani e lontani da quelli, ha detto tre cose rivoluzionarie: che bisogna parlare agli altri e sentirsi un paese solo, che bisogna smettere di pensare al passato e immaginare un diverso futuro insieme, e che i modi della comunicazione contano. Guardatevelo.

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21 commenti su “L’allegria sta arrivando

  1. fp57

    concordo sulla bellezza dell’intervento di Saviano a Servizio Pubblico
    la sua narrazione e’ coinvolgente perche’ e’ fatta da Lui, una persona con una sensibilita’ non comune, che immagino abbia vissuto cose anche dolorose.
    (cfr ad esempio come sia stata accolta la mentalita’ e l’ottimismo di Berlusconi” i ristoranti sono pieni, la gente viaggia…)
    Il messaggio in se’ e per se’, il pensare positivo, l’avere e condividere sogni, l’essere non-divisivi (nuovo aggettivo della neolingua), la compassione, viene spesso anche qui, nei commenti del post, liquidato o ridicolizzato etichettato (quelli che…credono nella legge dell’attrazione)
    Siamo cosi’ timorosi di apparire “bambini” che si aprono alle meraviglie, allo stupore ( ricordo un altro Post scritto da lei, Sofri, su questo ) che preferiamo mostrarci sicuri ma disillusi

  2. HRose

    “per quel contesto televisivo e politico rigidamente fossilizzato su pensieri nordcoreani e lontani da quelli”

    Ma dai. Tu Santoro, Travaglio e il M5S proprio non li digerisci.

  3. uqbal

    Saviano dimostra
    1) cosa sia la comunicazione politica, e che questa non è sterco del diavolo;
    2) che l’intellettualità serve, e servirà sempre ( pare banale? Eppure non lo è)
    3) che l’umanesimo, nel metodo e nella parola, è altrettanto necessario (neanche questo è banale)
    4) che l’umanesimo è questo, e non il vecchio pedantismo.

  4. Fagal

    Considerazioni sul post.

    1) Il linguaggio positivo, della speranza, del futuro, del pensare positivo, é tipico della comunicazione di massa, televisiva, rivolta ad un pubblico non connotato politicamente. E’ un linguaggio un po’ popolare, un po’ populista. Tipico delle campagne elettorali (destra/sinistra) dei paesi latini, in particolare sudamericani.
    2) Il nostro Paese ha conosciuto questo tipo di comunicazione con la formazione del primo movimento post-ideologico, Forza Italia, che si rivolgeva indistintamente a tutto l’elettorato, non avendone uno proprio connotato politicamente. Ciò significa, in termini di consenso, crearsi una base elettorale, partendo da zero, aggregandola attorno a poche idee (Forza Italia, M5S), oppure in presenza di una struttura preesistente, andare oltre le idee di coloro che già appartengono al gruppo per ampliare il consenso. Politica di aggregazione e non di divisione. Questa seconda operazione é molto più difficile, specie quando il partito é terreno di scontro.
    3) L’unico partito che é rimasto agganciato a schemi ideologici é il PD. Questo partito nasce agli albori come “gioiosa macchina da guerra”, un movimento allegro ma sempre di scontro, antagonista. Si evolve ma arrivando al 2013, é sempre un partito che parla a se stesso. Si capisce dal livello di comunicazione del gruppo dirigente. Si rivolge ai “nostri”, come se esistesse nel 2013 un elettorato coeso a prescindere. La coesione può essere ricercata sulle cose da fare, ripetute con costanza e perseguite. E’ ovvio che il partito sia anche lo specchio dell’elettorato e che non venga dal pianeta marte. Basta vedere il caso Renzi che ha cercato di parlare un linguaggio dell’andare oltre, non dell’andare contro, rifiutato dalla maggioranza degli iscritti e di coloro che più attivamente operano per il partito. Quando si dice, scherzando, che Renzi ha sbagliato partito o che ha più consenso fuori dal partito si espone un dato empirico perché non é un problema di scelta del candidato, ma di struttura del partito e di una parte consistente dell’elettorato di quel partito.

  5. Fagal

    Post scriptum: poiché siamo in un contesto europeo dove le decisioni vengono concordate con altre istituzioni o culture politiche, in questo momento forse preminenti, vale la pena evidenziare che questo tipo di comunicazione é estranea, per esempio, ai paesi di cultura protestante, dove la speranza é riposta nel fare piuttosto che nel ricevere qualcosa di insperato dal futuro. Siccome la vita politica é anche condizionata da impegni, patti, assunti con Paesi di cultura diversa che in questa fase storica sono dominanti, diventa difficile anche fare campagne di questo tipo. Infatti ai paesi protestanti non spaventano molto i politici latini per quello che sono ma per quello che promettono sapendo che difficilmente può essere mantenuto. Qua si apre un capitolo diverso, estraneo al post

  6. odus

    “e che i modi della comunicazione contano. “
    Ma i “modi della comunicazione” cosa sono? sono forse trucchi che si imparano in determinate scuole per ottenere consenso popolare?
    O forse “un linguaggio un po’ popolare, un po’ populista. Tipico delle campagne elettorali (destra/sinistra) dei paesi latini, in particolare sudamericani. (Fagal scrive: 27 aprile 2013 alle 18:12) .
    Perché io non capisco. I voti si debbono prendere dal popolo il quale li dà in cambio di promesse che vanno nel senso dei suoi desideri. Ma così si diventa “popolare” se non addirittura “polpulista” che è il peggio del peggio.
    Allora per ottenere consenso non ci si dovrebbe rivolgere al popolo. Ma alle élites, praticamente a qualche centinaio di persone autoreferenzianti . Allora sì che è bello. Quando invece che populisti si è elitari.
    Da soli, in casa propria, parlando a sé stessi.

  7. uqbal

    Odus

    Che i modi della comunicazione contano vuol dire che devi saper dire le cose giuste, al momento giusto, nel modo giusto.

    Non può esistere una politica valida che non sia in grado di farsi capire. Ecco, comunicare bene significa farsi capire bene.

    Non è banale, gli antichi la chiamavano retorica e sì, la insegnavano nelle scuole.

  8. lorenzo68

    Ma se non si dà seguito alle parole la comunicazione rimane fine a se stessa retoricamente vecchia e superata.

    E io credo che la gente oggi più che mai abbia bisogno di fatti, altrimenti a sentire ciò che si combina nei palazzi delle Regioni (e dopo la Lombardia, il Piemonte, ecco la Basilicata) ci ritroviamo a costruire banalità televisive su otto colpi di pistola sparati davanti ai palazzi della politica.

  9. uqbal

    Lorenzo68

    E grazie tante che alle parole devono seguire i fatti. Il punto è che una buona comunicazione sa far capire a tutti cosa vuoi fare, come e perché è desiderabile farlo.

  10. lorenzo68

    Il punto è che se mi dici che comunicare è un dono di Dio sono daccordo, se mi dici che comunicare possa risolvere la drammaticità politica (e di riflesso il vivere) di questi ultimi anni ti rispondo di no. Per niente.
    Ormai la gente del buon comunicare si è rotta le scatole. (punto 2 di Fagal)

    Inaspriranno le pene per i reati contro il patrimonio pubblico? (corruzione, frode, e sperpero?)
    Ora che l’inciucio con Berlusconi è realtà?

  11. Fagal

    Intanto vi ringrazio per l’attenzione ed i commenti. Un piccolo spazio dove si riesca a ragionare on line, ciascuno con le proprie idee, é una conquista di questi tempi. Premetto che non mi occupo di comunicazione professionalmente e sono solo riflessioni personali stimolate dal post intelligente dell’autore. La comunicazione é un un mezzo ma talmente importante che se fatta male non consente di valorizzare il fine, cioé il concetto che intendo comunicare. Faccio un esempio. Se guardate su Youtube l’intervento di Saviano noterete che estrapola brani da un film sul referendum cileno. La prima cosa che emerge é l’età di coloro che hanno lavorato alla campagna elettorale per il no (età di Saviano, circa), in opposizione con i più anziani che avrebbero preferito una campagna diversa. Non ne faccio una questione solo anagrafica ma sicuramente uno dei fattori che incide sul messaggio che vuoi comunicare é l’età di chi comunica (nel senso anche da quanto tempo comunica) e l’età di chi ascolta. 2o anni fa S. Berlusconi fece una campagna politica improntata alla novità, alla rivoluzione liberale, al superamento delle vecchie istituzioni. 20 anni dopo fa una campagna elettorale del tutto diversa: non proiettata al futuro, ma proiettata al presente (via l’imu, etc), al qui e subito. Questo per ovvie ragioni: chi manda il messaggio non ha un futuro davanti, anzi ha un passato e l’ha consumato, chi ascolta é un elettore “vecchio”, che non crede più alle promesse, al futuro, ma vuole qualcosa subito. Il messaggio del M5S é un messaggio di rottura, di superamento dell’esistente, in parte riuscito, anche per l’età media dell’elettorato a cui si rivolge. Il messaggio del candidato del PD era…boh.

    In riferimento al post di odus: hai ragione, pensa a M. Monti. La sua comunicazione funzionava, quando si rivolgeva ad un uditorio che tu chiami di “autoreferenziati”, di elites. Comunicava benissimo con loro e appunto aveva un “appeal” indiretto, come specchio delle istituzioni europee. Non era amato ma era temuto (l’austerità montiana). Era una rappresentazione scenica, non necessariamente la realtà, ma veniva percepito come tale. Se avesse fatto una campagna elettorale del tipo: se votate me votate il benessere teutonico, se votate gli altri vi aspetta la Grecia, avrebbe mandato un messaggio “forte”, “popolare”, “populista”, e avrebbe raccolto molti più voti. Invece ha fatto una comunicazione politica poco chiara, simile a quella di altri, sicuramente più “onesta” nei contenuti, rinnegando addirittura l’immagine che l’elettorato aveva di lui. Il risultato é stato fallimentare. Questo per concludere che non esiste una comunicazione buona a priori. E’ sicuramente importante come comunichi, a chi ti rivolgi. Perché un concetto, un’idea rimanga poi, bisogna che la comunichi allo sfinimento perché di quello che dici rimane veramente poco. Certamente se fai una campagna a tamburo battente dicendo “mi piace il gelato” e ripeti sempre quel concetto, senza aggiungerne altri, forse un certo numero di persone si ricorderà che sei un amante del gelato. Se già aggiungi: mi piace il gelato, ma non dopo i pasti, mi piace il gelato ma anche la torta al gelato, mi piace il gelato se non é troppo freddo, alla fine nessuno si ricorderà più cosa ti piaccia.

  12. Fagal

    Quanto sopra mi pare introduca un aspetto ulteriore. Se non riesci a piacere allora spaventali, può essere un modo di acquisire consenso?

  13. odus

    uqbal, a me i dubbi restano.
    Sono d’accordo con te. La comunicazione che oggi viene insegnata dai “guru” alla Casaleggio o alla Gori o di quel tale che ha scritto tutti i discorsi di Obama e che recentemente ha lasciato quel lavoro, corrisponde alla scuola di retorica dei retori di Atene. Si trattava allora e si tratta oggi sostanzialmente di trucchi eloquenziali per carpire il consenso delle masse.
    Credo che Mussolini ed Hitler si possano considerare degli ottimi comunicatori dal momento che ottenevano grandissimo consenso. Anche se non chiedevano voti. Come anche Sheakspeare quando mette quel famoso discorso funebre in bocca ad Antonio dopo l’uccisione di Cesare.
    A far su le masse basta poco e, quando quel poco viene messo in atto da qualcuno, viene definito “populismo”. Messo in atto da qualcun altro, viene chiamato comunicazione la quale, a seconda dei risultati finali ottenuti, viene definita a posteriori, fatta bene o fatta male.
    Il mio dubbio è: per ottenere dei risultati elettorali e cioè in democrazia, quali altri strumenti ci sono se non il populismo che in ultima analisi arriva al voto di scambio?
    Il quale per alcuni è: ti risolvo il problema degli esodati.
    E per qualcun altro è: ti tolgo, anzi no, ti restituisco l’IMU.
    In cambio l’uno e l’altro chiedono il voto. Voto di scambio legalizzato. Da distinguere da quello della mafia che è di scambio quando in Sicilia vince la destra ma non è di scambio – pur essendo gli stessi siciliani a dare il voto – quando in Sicilia vince la sinistra.
    Come diceva quella canzone di Battisti-Mogol ? Tu chiamala se vuoi, comunicazione….
    Si può anche chiamare, Saviano permettendo, presa per i fondelli.

  14. ribio

    Saviano è bravissimo a raccontare ma devo ancora capire realmente che persona sia. Ho sempre l’impressione che reciti. Per cosa non lo so, appunto vorrei capirlo. Questo racconto sul Cile non mi ha convinto come non mi convince il commento di wittgenstein. Perché ne ho viste troppe e non credo più a niente, figuriamoci nei sogni. Credo che un mondo diverso non sia possibile, ma evito di dirlo ai miei figli. Perché lottare ed essere giusti è ancora possibile, nonostante le macerie.
    Raccontare bei sogni è facile, piace, ma credo sia una operazione scorretta. Se a farlo è un intellettuale intelligente e seguito dalle ‘masse’ come il buon Saviano.
    Da giovane ho letto tutti i libri (quelli tradotti in italiano) di Paul Nizan. Allora mi fulminò, ma soprattutto ho capito, dopo tanti anni, che aveva maledettamente ragione. E nulla è cambiato da allora.

  15. lorenzo68

    Se togliete Saviano da un contesto televisivamente piatto e deprimente non pensate che ne possa uscire più che bene?

  16. Pingback: Le differenze culturali | Wittgenstein

  17. uqbal

    Odus

    Casaleggio e Gori non sono la stessa cosa. Di Gori puoi leggere il blog, puoi non essere d’accordo e puoi pure pensare che sia uno str…o, ma lo puoi dire perché si capisce quel che dice. Cosa pensi Casaleggio lo sa solo Casaleggio, che non comunica nemmeno per sbaglio, anzi, ha fatto dell’assenza di comunicazione uno stile.

    Tu pensi alla comunicazione come truffa. Pensi a quel personaggio di Fontamara che ai contadini fa accettare questo compromesso sull’uso dell’acqua di un torrente (in sintesi): “Allora, per essere giusti e permettere di usare l’acqua allo stesso modo ai Fontamaresi e al proprietario, si farà così: tre quarti al proprietario, e tre quarti del rimanente ai Fontamaresi”.

    Ovviamente questa è una truffa molto ben formulata per sembrare giusta a chi è ignorante e non ascolta con attenzione (altra possibilità, breve: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri”); questa non è buona comunicazione, è circonvenzione di incapace. Se chi ascolta lo fa con attenzione e con cognizione di causa, non si fa truffare. E all’ignoranza c’è solo un rimedio, lo studio e la preparazione.

    D’altra parte, farti vedere le cose sotto una nuova luce, con empatia, da prospettive che non ti erano venute in mente, farti capire con rapidità ed entusiasmo dove si sta andando a parare e perché, illustrare chiaramente senza banalizzazioni ciò che può anche essere complicato è complesso, ecco, tutto questo non si improvvisa e non può essere fatto con il pressappochismo di chi pensa che tanto “conta il concetto”.

  18. odus

    Uqbal, non ti seguo. Ma pazienza se fossi solo io a non seguire ragionamenti teorici quali il tuo e quello di Saviano ripreso dallo speranzoso L.S. Una rondine non fa primavera.
    Il problema è rappresentato dalle reazioni delle “masse” agli imput dei “comunicatori”.
    Input di “persuasori occulti” di cui, in quanto occulti, le masse non conoscono nemmeno l’esistenza. Figurati se le masse si mettono a studiare i documenti di wikileeks o le differenze che tu trovi tra Gori e Casaleggio.
    La comunicazione sana e corretta sognata per la politica segue le stesse regole della pubblicità commerciale, dicono. Ed hai voglia a sostenere che “all’ignoranza c’è solo un rimedio, lo studio e la preparazione.”
    Studiare e prepararsi per poi decidere per chi votare lo faranno solo, forse, quelli dei centri sociali che poi, consapevoli, scendono in piazza coi randelli, le mazze di ferro, le bottiglie piene di benzina e che usano i sampietrini contro i poliziotti.
    Ultimo caso di “comunicazione” che discende dal discorso di Letta alla Camera: la sospensione del pagamento dell’IMU a giugno visto da Franceschini e Delrio e da Berlusconi e Brunetta. Sono solo quattro punti di vista su una sola “comunicazione” Ma né Franceschini, né Delrio, né Berlusconi né Brunetta hanno studiato e si sono preparati. Sono semplicemente di pareri diversi su una “comunicazione” fatta dal presdelcons in un’aula parlamentare.
    E gli altri 50 o 60 milioni di cittadini italiani ed in particolar modo i milioni di proprietari di quelle prime case, che cosa ne possono capire, pur mettendoci la massima attenzione, da quelle poche parole?
    I tre quarti dell’acqua va al proprietario ed i tre quarti del rimanente ai contadini.
    Rispetto alle parole di Letta sono più chiare quelle del personaggio di Fontamara.
    Oggi sono di moda gli sconti nelle vendite di qualsiasi merce. Ma quando devi acquistare un oggetto paghi sempre tanto. Perché la metà del quadruplo è sempre il doppio.
    Basta aumentare quattro volte il prezzo di un oggetto, applicare uno sconto del 50% su quel quadruplo e tu paghi quell’oggetto il doppio del suo valore.
    La matematica non è un’opinione. Ma la “comunicazione” che ti fa “vedere le cose sotto una nuova luce, con empatia, da prospettive che non ti erano venute in mente, farti capire con rapidità ed entusiasmo dove si sta andando a parare, ecc. “, sì.
    E’ stato simpatico scambiarsi qualche opinione. Ciao.

  19. Fagal

    La matematica non è un’opinione…vero ma la politica non é una logica matematica, é una scienza sociale. Le scienze sociali non si basano sulle certezze logiche ma sul convincimento. E’ chiaro che quando vacillano gli ideali e le idee, le pretese di verità vengono rivolte altrove. In una società secolarizzata come la nostra, ci si rifugia nella tecnica, nei numeri. Quando c’è confusione si pensa che i numeri, in quanto “non opinioni”, siano certezze. Vedi quello che é accaduto all’economia ed ai riflessi indiretti sulla politica (cd. governi tecnici). L’economia, che non é una scienza esatta ma una scienza sociale, basata anch’essa su idee, valori, convincimenti, appare ai più come “scienza matematica” oggigiorno, perché si rifugia nella tecnica, nei numeri, che danno una parvenza di logica e coerenza, ed evitano di confrontarsi e spiegare le idee, i valori, le determinazioni, che stanno alla base. Basta citare un episodio interessante come quello di qualche anno fa, che trovate in rete, quando la regina d’Inghilterra in visita alla London School of Economics chiese agli economisti presenti: scusate, voi che siete tecnici ed elaborate modelli perfetti, logici, perché non avete previsto la crisi ed elaborato soluzioni diverse? La risposta é semplice: quei modelli matematici rappresentano delle idee che hanno però alla base volontà, determinazioni, convincimenti, su come debba funzionare l’economia. Sono idee che vengono sfumate con l’uso della matematica, dei numeri, che “non sono opinioni”, secondo il senso comune.

  20. uqbal

    Odus

    Tu non stai parlando di comunicazione: gli esempi che citi sono elementi fattuali, promesse e dichiarazioni impegnative che sono state fatte e sulle quali le persone che le hanno fatto dovrebbero essere prima o poi chiamate a rispondere.

    Magari tu non lo sai, ma la comunicazione commerciale ha delle regole: non puoi vendere un prodotto dicendo che fa bene alla salute se non è vero. E’ vietato (soprattutto all’estero, dove la pubblicità peraltro la fanno molto meglio). Tant’è vero che Mc Donald’s invece di fare campagne per convincere la gente che le patatine fritte fanno bene, ha cominciato a vendere anche insalata. Per migliorare la propria immagine ha dovuto migliorare sé stessa (il meno costosamente che potesse, certo, ma concretamente). Dopodiché è stata capace di comunicare questo cambiamento ai quattro venti, senza ambiguità. Se lo ha dovuto fare, però, è perché c’era una opinione pubblica preparata e agguerrita (neanche sempre corretta come nel famoso caso delle mistificazioni di Super Size Me). Vendere qualcosa alla metà del quadruplo non è buona comunicazione, è truffa alla fontamarese, e funziona solo con gli imbecilli.

    Sarebbe qualcosa se la comunicazione politica avesse degli standard del genere: sarebbe buona comunicazione.

    Detto in altre parole, tu stai dicendo che quella di Letta è cattiva comunicazione: perché è ambigua, poco sincera, poco verificabile. Come vedi, neanche tu puoi pensare di non valutare la comunicazione o di prescinderne. In altre parole, la comunicazione è una grammatica: non riguarda quel che devi dire ma come lo devi dire.

    Ma anche prescindendo dall’aspetto etico della comunicazione, che pure esiste, e venendo su un piano più “materialistico”: tra l’Inghilterra e la Germania della seconda guerra mondiale sappiamo benissimo chi andava sostenuto e chi avversato. Il fatto che l’Inghilterra avesse tutte le ragioni morali, etiche, politiche e materiali per odiare Hitler non l’ha dispensata dall’avere anche una flotta, un esercito ed un’aviazione efficienti. Idem in politica: il tuo avversario politico può ben essere un bastardo, ma questo non ti autorizza ad essere balbettante, fumoso, contraddittorio, superficiale.

    Diciamo pure che Berlusconi ha buone doti comunicative: battere Berlusconi non significa trasformarsi nella sua nemesi (se lui è bianco, io sono nero, se lui comunica bene, io comunico male), ma armarsi per essere almeno all’altezza del suo arsenale comunicativo. Tenendo certo conto che Berlusconi ha un vantaggio evidente: se anche l’Italia va a pezzi non gli importa. E’ chiaro che questo gli semplifica le cose, nel momento di fare promesse.

    Ma poi forse alla fine il problema è un altro, quello di cui parli alla fine: il problema è che qualcuno possa farti cambiare idea, dimostrarti e insegnarti delle cose nuove…non false: nuove. Questo per alcuni è inquietante.

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