Le differenze culturali

L’editoriale di oggi di Ezio Mauro su Repubblica è illuminante – ce ne fosse bisogno – sulla alienazione nel pensiero di una parte di sinistra italiana che ha deciso di essere antiberlusconiana prima che di sinistra e prima che italiana. Non che sia una novità la pretesa che la battaglia – legittima e con solide ragioni – contro Berlusconi prevalga su qualunque altro bisogno o ambizione legati al bene dell’Italia. Ma nel suo articolo di oggi Mauro decide di contestare persino il “principio di realtà” (quello che oggi Letta ha invece rivendicato come imprescindibile nell’orientare le scelte proficue) e demolire – rivendicando quest’intenzione, non di nascosto – ogni proposta di ricostruzione di “senso comune” o “pacificazione”.

L’ho ascoltato anch’io, ieri, Brunetta: capisco l’impulso umanissimo che deve aver spinto Ezio Mauro, e sono solidale con lui. Credo che Brunetta sia un caso affascinante dal punto di vista umano, uno che urla che ci vuole “pacificazione” come un ossesso e con terminologie da sterminio casa per casa. Ho visto certi personaggi affacciarsi dalle balaustre delle curve degli stadi, che avevano atteggiamenti simili e scagliavano cose in campo. E però di solito non mandiamo uno dell’altra curva a dirgli che ha torto: facciamo in modo che non rovini la partita agli altri, casomai.
E il paese e il presente e il futuro sono un’altra cosa, ed è proprio rincorrendo i deliri di Brunetta e altri come lui che una gran parte di sinistra ha trascurato la comprensione del paese, del presente e del futuro, ed è arrivata persino a concorrere nel loro deragliamento, alimentando brunettismi e berlusconismi e rimpinguandone le armate. L’Italia di Brunetta e Berlusconi è stata costruita anche da chi – ogni volta che qualcuno ha proposto di guardare avanti e giocare un’altra partita diversa da quella imposta da Brunetta e Berlusconi – ha mobilitato tutte le sue forze per guardare invece indietro e nutrirla, quell’Italia lì, e diventarne parte complementare. Arrivando a convincere molti italiani che la priorità fosse sempre conservare lo stato di guerra e un brutto passato, rispetto a prospettive di pace e migliori futuri. E non c’entra niente questo governo, sulle cui prospettive ci sono tuttora solide ragioni di diffidenza.

Gli anni berlusconiani sono stati pessimi: hanno educato a mediocrità civili e culturali e a sentimenti pessimi, e sono stati combattuti con le stesse armi (e con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti). In molti lo sappiamo e ne siamo convinti e consapevoli da anni. Le “differenze culturali” vere sono tra chi li vorrebbe far finire, e chi no.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.

Abbonamento mensile
8 euro
Abbonamento annuale
80 euro
Altre cose:

17 commenti su “Le differenze culturali

  1. MaBi

    “Gli anni berlusconiani sono stati pessimi”. Una sola domanda: perche’ ne parli al passato, come se fossero finiti?

  2. lorenzo68

    Solito articolo di Repubblica per demonizzare il fenomeno Grillo e ‘proteggere’ il PD (dagli elettori) sul rischio
    dell’inciucio.

    Chi parlava ieri di comunicazione? Questo è un pessimo esempio di comunicazione per raccontare le solite ‘balle’ alle fate italiane ‘ignoranti’ (e non). Avanti così.

  3. evp

    [“Gli anni berlusconiani sono stati pessimi”. Una sola domanda: perche’ ne parli al passato, come se fossero finiti?]

    Perché è ora che finiscano, che si passi ad un’altra narrazione del paese.
    Mi sa che non hai capito bene questo post di Sofri.

  4. propositionjoe

    Cmq geniale la strategia di Renzi, distruggere un partito x poi regnare sulle sue macerie. Quando fra breve si rivoterà e il PD racimolerà forse il 15 % mentre Berlusconi rivincerà a mani basse ricorderemo qsto articolo sulla prospettiva di pace e sul miglioramento del futuro. W Taffazzi

  5. veronica

    Però così non vale. Aprendo questa pagina mi ero predisposta a leggere un commento, sono rimasta dentro venti minuti per ricostruire un puzzle di mille uno punti di vista. Non vale!

  6. Wizardo

    mi sembra che tu confonda i due piani della comunicazione politica di un partito che aspira(va) a governare un paese per riformarlo (e che quindi doveva puntare ad un suo messaggio positivo e non in negazione ad altri) e l’analisi di un giornalista che dice cose molto vere sulla farsa della cosiddetta pacificazione.
    il problema comunque mi sembra superato.
    il PD non esiste più come solida alternativa a nulla. si è disfatto con la complicità di tutti, tranne pochissimi.

  7. spago

    @ propositionjoe: e su cosa si basa la tua convinzione che sia stato Renzi a distruggerlo? per me se mai è stato l’unico che si è buttato corpo ed anima in un tentativo di riformarlo profondamente per rivitalizzarlo e salvarlo.. il 90% del Pd gli si è opposto, ha vinto la linea Bersani, Bersani e la sua compagnia sono andati alle elezioni e hanno fatto un disastro totale che pggio non si poteva.. forse col senno di poi valeva la pena di satre a sentire Renzi, almeno quando parlava della necessità di cambiare dirigenti politici al partito..

    L’articolo lo condivido al 10.000%..

  8. massimo58

    Ezio Mauro vive su un’isoletta del Pacifico e non si arrende ok. Ma il suo giornale la guerra oramai l’ha persa, si rassegneranno.

  9. fausto57

    Comunque l’intervento di Schifani al senato conferma che il senso ultimo di quanto avvenuto è che la smacchiatura del giaguaro è cosa fatta, ma nel senso che lo abbiamo ripulito e reso totalmente “presentabile”

  10. mrm

    Proviamo a chiedere a qualche berlusconiano se è disponibile lui , a far finire gli anni berlusconiani…. A sentire come i Pdl si esprimono, direi che non ne sentano certo il bisogno …

  11. andrea61

    Luca ha perfettamente ragione. Da certi commenti ricavo però la convinzione che la strada da fare è lunga e accidentata.

  12. splarz

    Allora ditelo chiaro e tondo: ha ragione la destra italiana, B. deve essere salvato in quanto tale, senza discussioni, per rassegnazione. Almeno sarebbe onesto.
    Non mi si venga a raccontare che l’antiberlusconismo di certa sinistra viene prima dell’esser di sinistra o prima del bene dell’Italia, che non si tratta di tifoseria spiccia: istituzionalizzare la delinquenza di B. non porterà alcun vantaggio, e in questi anni s’è fatto tutto fuorchè agire in senso antiberlsconiano.

  13. vietatocosare

    Mah,

    o il direttore del Post ha frainteso quello di Repubblica, o non ci capisco niente io. Mi sembra che Mauro non contesti il principio di realta’ come pragmatismo, ma (mettendolo tra virgolette) l’interpretazione strumentale che se ne da’, e cioe’ che nel Paese ci sia una richiesta di pacificazione tra PD e PDL che crei una nuova stagione in cui le differenze (non fra berlusconiani e antiberlusconiani, ma fra sinistra e destra) non contino piu’.
    Questa visione aiuterebbe il progetto di Letta, ma non sta in piedi perche’ le differenze di prospettive e futuro esistono, e soprattutto non sta nel Paese, che semmai vede da tempo PD e PDL come troppo simili, e la pacificazione vorrebbe farla rimuovendo entrambi.

    Tutto questo non mi sembra c’entri niente con Brunetta, ne’ con la retorica del confronto brutale pro o contro B.

  14. odus

    “Gli anni berlusconiani sono stati pessimi: hanno educato a mediocrità civili e culturali e a sentimenti pessimi, e sono stati combattuti con le stesse armi (e con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti). In molti lo sappiamo e ne siamo convinti e consapevoli da anni”.
    Che cosa sanno in molti – tra i quali L.S. -, che gli anni berlusconiani sono stati pessimi o che sono stati combattuti con le stesse armi e cioè pessimamente ovviamente dal caro PD?
    Per comunicare bene sarebbe opportuno essere più precisi. in modo da non lasciare in dubbio chi legge, e magari non è tra color che sanno.
    “Le “differenze culturali” vere sono tra chi li vorrebbe far finire, e chi no.”
    La mia domanda di prima si ripropone qua. Che cosa gli uni o gli altri vorrebbero fare o non fare finire, i pessimi anni berlusconiani – sui quali Berlusconi ha comunque messo il suo timbro di ceralacca, mentre gli altri son rimasti a guardare ed a blaterare a “ballaeò” con Conchita De Gregorio e su Repubblica – o le pessime armi con cui il PD li ha combattuti perdendo la guerra?
    Comunicazione, in quale cantina sei finita?

  15. pifo

    Effettivamente turba alquanto il modo in cui Mauro, nel suo editoriale, nega spazio al “principio di realta’” .
    Siamo alla ricerca di un nuovo modello che punti a far ripartire tutti i meccanismi di movimento, di avanzamento, di progresso in una societa’, in una economia e in una politica che si sono andati inceppando.
    Il “principio di realta’” non equivale alla cancellazione della memoria, al reset completo della situazione ma ad attribuire peso sostanzialmente maggiore a quello che e’ lo stato attuale ed uno consistentemente minore alla storia trascorsa del sistema, nel calcolare la direzione del prossimo passo venturo.
    Il superamento di questa fase necessita nuovi atteggiamenti mentali e culturali: e’ semplicemente palese! Venti anni di “resistenza” non sono bastati a liberare il nostro paese dalla invasione del berlusconismo, non possiamo continuare a vivere nel mito di questa guerra santa e giusta, madre di tutte le battaglie. Tutte le guerre immensamente giuste smettono improvvisamente di esserlo nel momento in cui condannano il paese e la sua popolazione ad una condizione di sofferenza prolungata e di totale assenza di futuro.
    Dopo la disastrosa conclusione della “campagna d’ inverno” anche un caporale si renderebbe conto che e’ giunto il momento di cambiare strategia e di puntare direttamente ad una precisa, alternativa e realistica idea di paese, partendo dal dato di fatto puntuale della sua situazione, guardandola magari un po’ di piu’ dalla prospettiva “sinistra”.
    Questo significa sdoganare tutti i berlusconismi parlamentari e processuali?
    E’ probabile, non lo nego e non mi nascondo dietro un dito.
    Pero’, io, sto cominciando a vederla in questo modo: cosa serve di piu’ al paese, ai giovani del mio paese? Adesso?
    La indignazione con la I maiuscola?
    Un Berlusconi delinquente in galera?
    Oppure … un Berlusconi libero ma lontano mille miglia e per sempre dalle stanze parlamentari, dalle sedi ministeriali, dai consigli regionali, dalle sedi comunali, dai consigli di amministrazione di “partecipate” e delle aziende sanitarie e via dicendo?

  16. odus

    @pifo scrive: 2 maggio 2013 alle 10:05
    “Venti anni di “resistenza” – ricordando l’esortazione di Borrelli a ‘resistere, resistere, resistere’ – non sono bastati a liberare il nostro paese dalla invasione del berlusconismo, non possiamo continuare a vivere nel mito di questa guerra santa e giusta”
    “Questo significa sdoganare tutti i berlusconismi parlamentari e processuali?
    E’ probabile, “

    “cosa serve di piu’ al paese, ai giovani del mio paese? Adesso?
    La indignazione con la I maiuscola?
    Un Berlusconi delinquente in galera?
    Oppure … un Berlusconi libero ma lontano mille miglia e per sempre dalle stanze parlamentari, dalle sedi ministeriali, dai consigli regionali, dalle sedi comunali, dai consigli di amministrazione di “partecipate” e delle aziende sanitarie e via dicendo?”

    Risposta ovvia: Un Berlusconi libero ma lontano ecc.
    Il che significa che il PCI – pardon, il PD – può cioè ha il potere di imporre ai magistrati italiani che si occupano dei processi contro Berlusconi, PM e giudici, di lasciarlo libero, di non condannarlo, di assolverlo.
    Ma ottenuto ciò. per il PCI – pardon per il PD, si tratterà di sistemare anche i milioni di elettori che non votano PCI – pardon, PD-.
    Sistemarli come? Sempre per via giudiziaria? O diversamente?

Commenti chiusi