Due di destra al posto di uno

Elisabetta Gualmini ha molto ragione quando spiega nel suo articolo sulla Stampa di oggi che dentro i successi e gli sviluppi del M5S, e dentro il pensiero di Grillo, c’è molto di destra, da sempre (anche Stefano Menichini, qui): e che la cosa di ieri sugli immigrati (ma soprattutto sul populismo del movimento) non dimostra niente di nuovo, e casomai smentisce chi abbia sostenuto che il M5S stava nelle radici della sinistra.

Il richiamo appassionato al popolo-nazione travalica destra e sinistra. È trasversale e potentissimo. E ha consentito a Grillo di raggiungere il 25% dei consensi. Così come Marine Le Pen in Francia, il politico-guru fa leva sui sentimenti di insicurezza dei cittadini, con un approccio pragmatico e semplificato (non riusciamo a mangiare noi figurarsi loro), non troppo «diabolico» e più di «senso comune». Comprensibile da tutti, dall’uomo della strada e dal colletto bianco, dal pensionato e dal precario, dalla casalinga e dal professionista. Più che tirare a destra i senatori caduti a sinistra, il disegno di Grillo è sempre lo stesso: fare breccia in un elettorato vasto e trasversale, giovane e vecchio, ancora indignato e stizzito per una crisi che non lascia scampo. Un elettorato che, esattamente come il Berlusconi dei primordi, Grillo non pretende di educare ma solo di assecondare, così com’è.

Il paragone però non sia solo con Berlusconi, che si è preso allora – tra lo sbigottimento spaesato dei precedenti titolari – grandi parti dell’elettorato tradizionalmente di sinistra. Ma anche con Di Pietro, che si è collocato a sinistra contro Berlusconi essendo un uomo con idee e atteggiamenti conservatori, populisti e di destra (e che con Grillo ha molto condiviso). E il corollario interessante al ragionamento di Gualmini è che Grillo ha preso quel percorso e lo ha perfezionato, con successo: Di Pietro fu costretto a mettersi a sinistra, per essere antiberlusconiano; Grillo nemmeno; Grillo ha raccolto forze abbastanza per mettersi contro Berlusconi e contro la sinistra. Per questo sono corretti i paragoni con Marine Le Pen e con i Tea Party – che certo sono molto diversi, come in tutti i paragoni -, perché mostrano simili ragioni di successo di partiti di una destra più populista e modernamente poco ideologica che travolgono la destra tradizionale e moderata (quale è, al confronto, persino quella berlusconiana) togliendo elettori anche alla sinistra immobile e immota.

Come il M5S ci sia riuscito, è facile ricostruirlo: tra gli altri fattori già noti e descritti, c’è l’aver completato la longeva riflessione sulle inclinazioni di destra della sinistra italiana, l’aver raccolto i frutti di anni di deriva giustizialista e reazionaria, l’aver sintetizzato quello che oggi Antonio Polito abbozza con una citazione: in Italia «la cultura politica è di sinistra e il Paese è di destra». Come tutti sappiamo, per prendersi il suo 20% – niente che sia così grosso è mai una sola cosa, e le varie cose che comprende si governano con una leadership forte: e il PD non lo ha ancora imparato – il M5S ha raccolto molti voti diversi: in parte di elettori di sinistra desiderosi di “dare un segno” o di “cambiamento” a costo di rinunciare a un progetto, e in gran parte di elettori più mobili e meno coinvolti, ma sociologicamente di destra, con pensieri poco progressisti e cultura politica affascinata più dal comico che urla che da progetti articolati per il bene comune.

Ma se tutto questo ha funzionato, se Grillo ha insediato “a sinistra” una forza che ha approcci populisti, autoritari, antintellettuali, forcaioli, è stato grazie al lavoro fatto negli ultimi due decenni da chi ha messo in quella direzione la sinistra italiana, da chi l’ha assecondata, da chi ha accolto pensieri, approcci e battaglie di destra pensando che il problema fosse Berlusconi, e da chi ha sospeso ogni costruzione di un’alternativa di sinistra che da Berlusconi fosse indipendente. E così facendo, non solo non ha battuto a questo caro prezzo Berlusconi, ma ha fatto spazio a Grillo, e ora se ne trova due, invece che uno: come le ultime elezioni hanno dimostrato.

Altre cose:

17 commenti su “Due di destra al posto di uno

  1. Fulvio

    credo ci sia un altro elemento che può essere aggiunto all’analisi di Luca. quella camicia di forza che sempre più evidentemente risponde al nome di Area Euro, così come oggi è congegnata (ed è difficile prevedere dei significativi cambiamenti, se non nel lunghissimo periodo) produrrà quasi meccanicamente un effetto certo: il relativo impoverimento della nazioni che ne fanno parte, Germania compresa (che un giorno si renderà conto che un parte non irrilevante dei crediti che vanta nei confronti dei paesi periferici non le verranno mai rimborsati). Questo significa che per molti anni a venire la maggioranza degli elettorati europei sarà composta da persone ancora benestanti il cui tenore di vita è però destinato a subire una progressiva erosione. Fino a che il mix fra ‘relativo’ e ‘impoverimento’ vedrà una prevalenza del primo elemento sul secondo, quello a cui probabilmente assisteremo sarà un progressivo spostamento degli elettorati su posizioni più di destra (o reazionarie, per usare un termine forse più corretto), perché la gente cercherà di difendere con le unghie e con i denti quel poco di benessere che ancora le resta. l’allarme lanciato ieri dal ministro francese Vall in un’intervista al FT sul risultato che il Front National potrebbe ottenere alle prossime elezioni europee mi sembra che possa essere intepretato anche in questo senso.

  2. Davide Bordiga

    Scusa Luca,
    rileggo l’ultimo paragrafo e penso, Renzi non è proprio il frutto e l’espressione di questo cambio di direzione?

    E Renzi non è proprio quel nome invocato da molti come colui che avrebbe contrastato M5S, limitando la fuga verso Grillo da sinistra e magari proponendo anche un’alternativa a chi veniva da destra.

    Sottoscrivo buona parte dell’analisi, ma secondo mi ci si sposta troppo in profondità.

    Grillo sta usando gli stessi mezzi che Berlusconi ha usato per 20 anni, ovvero cercare il consenso a tutti a costi, cavalcando battaglie facili e di appeal.

    Quello che, per fortuna o per sfortuna, il PD (con rare tristi eccezioni) non è stato in grado di fare.

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  4. massimo58

    Ah ok, sono di destra, liquidati. Via. Avanti un altro partito che tenti di farsi votare dagli italiani.

  5. Francesco

    E niente, non riesco a togliermi l’idea che tu sia poco serio, quando parli di sinistra e destra.

  6. paolo

    Io sono di centro destra. Io sono liberale. Per questo, dico, non c’è nessuno e non c’è mai stato nessuno nè di destra nè di centrodestra., nè, tantomeno , di liberale, alla guida nè di un partito nè di un governo negli ultimi 50 anni. De Gasperi è stati l’ultimo (l’unico?”) primo ministro di centrodestra (come cultura personale intendo) dell’Italia del dopoguerra. Berlusconi, Grillo, Di Pietro, La Pen, insomma tutti quelli citati là sopra, non sono di destra. Sono dei populisti, secondo la felice definizione riportata sopra, di persone che non vogliono cambiare di una virgola quello che c’è, ma assecondano l’esistente. La Tatcher era di destra. Regan era di destra. Anche uno come Blair era di destra (infatti la sinistra italiana lo odia). Kohl era di destra. E sbaglia tantissimo Polito a dire che il Paese è di destra. Magari. Il Paese non è di niente. Il Paese è molto sensibile ai richiami populisti, infatti sia Grillo che Berlusconi (ed in questo sono identici), sono due populisti che, dicendo un sacco di evidenti cazzate, insieme fanno il 60%. Anche Di Pietro era un populista. Anche la Lega di Bossi era populista. Questo è un Paese di populisti. Che possono mettersi la targhetta con scritto destra o sinistra a seconda delle convenienze, ma che non sono nè l’uno nè l’altro.

  7. tuffolo

    Sottoscrivo quanto già detto da Massimo58, Francesco e Paolo

    E aggiungo:
    “,…il M5S ha raccolto molti voti diversi: in parte di elettori di sinistra desiderosi di “dare un segno” o di “cambiamento” a costo di rinunciare a un progetto, e in gran parte di elettori più mobili e meno coinvolti, ma sociologicamente di destra, con pensieri poco progressisti e cultura politica affascinata più dal comico che urla che da progetti articolati per il bene comune…”
    In queste righe ci sta tutta la supponenza di coloro che votano a sinistra, che sono convinti di aver capito tutto su Berlusconi prima e su Grillo adesso e che ci stanno regalando Berlusconi prima e anche Grillo adesso

  8. metiu

    @Fulvio
    Hai perfettamente ragione ma non sapevi che sui giornali italiani espressione di parti politiche, salvo casi di vera e propria ingnoranza macroeconomica (e sono tanti), le uniche cause della crisi citabili sono Berlusconi, la casta, il debito pubblico o la mancanza di riforme strutturali (o in alternativa al massimo la jella)?

    @ Luca
    Analisi condivisibile. L’unica parte che non torna e’ questa: “…affascinata più dal comico che urla che da progetti articolati per il bene comune” Quali sarebbero i “progetti articolati per il bene comune” che il suo partito ha offerto come alternativa al comico? Forse e’ proprio il fatto che questi progetti fossero poco credibili (quelli di Renzi alle primarie e ancor di piu’ quelli di Bersani alle elezioni) che non ha permesso al PD di vincere. Mai passato per la testa? o vogliamo continuare a pensare che gli elettori siano tutti mentecatti?

    Ps
    Oggi lei e Menichini scatenati eh? Il messaggio da passare agli lettori delusi del PD si e’ trasformato in “Grillo e’ di destra!! eeehvel’avevamodettonoi…” a quanto pare. Due di sinistra al posto di uno.

  9. Damiano

    Quindi secondo il tuo ragionamento anche molti elettori del PD sono contro l’abolizione del reato di immigrazione clandestina

  10. Fagal

    Condivido l’inappropriatezza delle categorie destra-sinistra che non sono servibili per descrivere questo tipo di movimenti politici. Fare confronti con altri Paesi non é mai agevole. Il M5S ha peculiarità, per il tempo presente, che non si riscontrano facilmente in altri movimenti politici (almeno tra quelli citati). Sicuramente é frutto delle fragilità del sistema politico e la storia ci insegna che i movimenti nazional-popolari (mi sembra il temine più neutro e corretto) fanno breccia quando i partiti tradizionali (di destra, cattolici e liberali, di sinistra-socialisti) sono deboli. Non é comparabile con il partito di Le Pen perché il M5S non é un “partito”, almeno nei suoi intendimenti. Non nasce per rappresentare, in modo organizzato e strutturato, interessi degli elettori, all’interno di un sistema di partiti, ma per essere stesso “l’unico” rappresentante dell’interesse nazionale, senza riconoscere legittimità ad altri. In questi termini si spiegano le battute “non vogliamo la maggioranza” noi diventeremo “il solo partito”, gli altri sono out. Sono messaggi, concetti, forse di altre epoche, con la differenza però che non esiste un’organizzazione, una volontà di tradursi in istituzione, di quel movimento. Non é vero che i parlamentari del M5S non operino, come attività concreta, nel Parlamento. Ma la loro attività, per quanto possa essere tenace, non potrà mai avere un ritorno, a livello di comunicazione, proprio perché il movimento politico non é un’istituzione, né vuole esserlo ma vive soprattutto fuori e contro gli organi istituzionali esistenti. La “soluzione originale” proposta, direi anche da un punto di vista della storia contemporanea, ad oggi inattuata, era quella del voto diretto degli iscritti. Coloro che erano iscritti al M5S si sarebbero potuti esprimere su tutte le questioni, almeno quelle più importanti, e decidere facendo rappresentare il loro pensiero dagli “eletti” nelle istituzioni. Il M5S avrebbe dovuto portare non il partito ma gli elettori direttamente dentro l’istituzione. Questa democrazia dal basso però é rimasta, mi pare, lettera morta. Solo questo tratto, a mio avviso, avrebbe distinto o potrebbe distinguere il M5S da altri movimenti, soprattutto di altre epoche, di tipo nazional-popolare a connotazione leaderistica. Forse attenuerebbe non solo il modello leaderistico oggi esistente, ma connoterebbe quel movimento in modo meno popolare, poiché sarebbe evidente che il voto espresso non é “nazionale” o “popolare”, come accade nella finzione linguistica attuale, ma manifesterebbe, come in ogni sistema democratico, un voto di una parte degli elettori e non di tutto l’elettorato.
    Non é poi comparabile con il Tea Party perché quello é un movimento solo di protesta, settario, libertario, individualista, dell’animal spirit, antitasse, antistato, che non ha nulla da spartire con il M5S. Le idee del Tea Party mi sembrano molti affini a quelle sostenuti da “Fare per fermare il declino”, movimento un po’ esclissatosi in concomitanza con le note vicende in prossimità delle ultime elezioni. Per intenderci: il Tea Party mai sosterrebbe il reddito di cittadinanza o i beni pubblici a prezzo politico.

    Si cita la Lega nei commenti ma il paragone é completamente fuori luogo. La Lega é un movimento identitario. I movimenti identitari non sono maggioritari né tantomeno populisti, perché si rivolgono ad un bacino elettorale ben definito e tendenzialmente coeso nei valori (quindi inevitabilmente minoritario). Se fino a qualche anno fa il riferimento era Roma Ladrona, intesta come Stato nazionale, oggi Roma Ladrona é essa stessa una periferia dell’Europa. La cessione di sovranità che progressivamente si sta realizzando conduce gli Stati stessi ad essere periferia di un centro decisionale che ormai é altrove, sovranazionale. Ecco perché, nell’ottica della protesta antiistituzionale, hanno sicuramente più presa oggi movimenti nazional-popolari che non i movimenti identitari, territorialmente circoscritti, che ormai esprimono una protesta “di seconda istanza”

  11. Giordano

    @tuffolo
    Pensavo che Berlusconi ce lo avesse regalato chi vota Berlusconi, non chi immaginava fin dal ’94 come sarebbe andata a finire.

  12. splarz

    Ci sono tre cose sbagliate in questo post. Primo, le idee propagandate da Grillo sono molto diverse da quelle espresse nel V-Day del 2007: lì scendeva dal palco per far parlare gente competente, ora insegue qualunque cialtronata (non mi si citi la storia dell’Aids degli anni ’90, per cortesia); prima lasciava spazio sul blog a Travaglio che, seppur di destra, demoliva la Bossi-Fini come mai nessuno è stato in grado di fare a sinistra partendo dal presupposto che il reato di clandestinità è una barbarie ed è inutile, ora scrive i post senza celare un becero leghismo. Se i parlamentari 5S votano proposte di sinistra è perchè queste sono state le idee portate avanti fino ad ora, checchè ne dica Sofri.
    Secondo, la destra berlusconiana non è moderata, nemmeno a confronto ci 5S. Vorrei che tornassimo coi piedi per terra e ci ricordassimo per un istante cosa han fatto i berlusconiani in questi 20 anni e cosa ha fatto il M5S in questi mesi: ci sono ovviamente molte più cose condivisibili nel movimento, quindi non spariamo sciocchezze in allegria.
    Terzo e solito errore, la sinistra italiana non è mai stata abbastanza antiberlusconiana: per questo chi, da sinistra, ha votato Grillo non ha rinunciato “ad un progetto” pur di protestare: la sinistra italiana un progetto non ce l’ha. Le carrettate di voti a Di Pietro erano il frutto di posizioni berlusconiane all’interno del Pd. Ma questo ancora molti non lo capiscono e temo non lo capiranno mai, e finiranno a dare la colpa all’antiberlusconismo invece che alle proprie posizioni pavide.

  13. odus

    con un approccio pragmatico e semplificato (non riusciamo a mangiare noi figurarsi loro), non troppo «diabolico» e più di «senso comune». Comprensibile da tutti, dall’uomo della strada e dal colletto bianco, dal pensionato e dal precario, dalla casalinga e dal professionista.
    Comprensibile da tutte le categorie di elettori – che sono quelli che dovrebbero contare in democrazia – ma non condivisibile dalla categoria dei giornalisti/giornalai che la sanno più lunga e non cadono nel tranello teso all’elettorato semplicione quanto si vuole ma che dovrebbe essere quello che conta e decide in democrazia.
    O no?
    Oppure più di quella de l’uomo della strada e del colletto bianco, del pensionato e del precario, della casalinga e del professionista conta l’opinione di Elisabetta Gualmini, di Stefano Menichini, di Luca Sofri più qualche altro centinaio di loro simili e colleghi ?
    Diciamoci la verità usando il linguaggio di Napolitano. De l’uomo della strada e del colletto bianco, del pensionato e del precario, della casalinga e del professionista chi se ne frega!

  14. Lazarus

    Nell’articolo non si spiega quali sarebbero i “progetti articolati per il bene comune” cui avrebbe rinunciato l’elettore del comico che urla, ma confido che un giorno qualcuno ce li spiegherà.
    E mi chiedo anche cosa ci sia di così diverso nell’ approccio populista, autoritario e antintellettuale di Grillo da quello del vostro nuovo giovane campione fiorentino, anche ieri impegnato nel non dire nulla polemizzando con tutti, che rappresenta la sintesi perfetta tra Berlusconismo e Grillismo (e in questo devo dire davvero bravo).

  15. Luca

    Ma come, prima l’avete etichettato il popolo della rete, poi voto di protesta, poi una massa di populisti capeggiati dall’arruffapopoli e, ora che il mito di Berlusconi va scolorendo, li volete pure dipingere come la nuova destra accostandoli a volte, senza pudore ne umano ne giornalistico, all’alba dorata greca.

    Il M5S è nato solo perché nessuna delle forze politiche esistenti ha avuto il coraggio di farsi carico delle richieste palesi del paese. Leggasi referendum sul finanziamento pubblico ai partiti e privatizzazione dell’acqua. Aggiungo che se non fosse scoppiata la centrale a Fukushima avremmo già i primi cantieri nucleari gestiti in odor di mafia ed in modo straordinario come un’Expo qualsiasi.

    Una penna così brillante non dovrebbe spuntarsi con post come questi scrivendo ancora di destra e sinistra. Gli intellettuali dovrebbero spingersi la dove il popolo non arriva e non fare chirurgia estetica ad una politica che ormai da il meglio di se solo nei salotti televisivi.

    È ora di piantarla di chiedere al PD di essere ciò che non è, come se questo fosse sufficiente a farlo sembrare ciò che potrebbe essere: una speranza di riscatto che mai sarà se non la smetterà di prendere le distanza dal popolo, guardando con piacere solo il proprio ombelico intelletuale.

  16. lorenzo68

    5 Centrali Nucleari. Ripeto, 5 Centrali Nucleari. Ripeto ancora, 5 centrali nucleari.

    ROMA 13 set 2007 – BERSANI, SI’ A NUCLEARE NUOVA GENERAZIONE.

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