Non sono stato io, è stato il cane

Leggo in giro che Mario Monti ha ritenuto di vendere una sua artificiosa e autoassolutoria versione sulla memorabile serata in cui gli fu messo in braccio un cane in una trasmissione televisiva. Ho un conflitto di interessi (inferiore al suo, certo) ma il conflitto mi permette anche di ricordare la mia esperienza diretta dell’eccitato e soddisfatto staff di Monti nei camerini della trasmissione, e dell’entusiasmo di tutti loro per quell’intervista del cui andamento leggero erano stati ampiamente informati e a cui avevano dato lieto consenso (con tanto di richiesta di birra), in quanto omogenea a una strategia comunicativa di cui oggi si vergognano, per la sconfitta elettorale che ne seguì, ma che allora era attentamente interpretata.
Le difficoltà di un uomo orgoglioso e fiero della propria intelligenza come Monti – che tre giorni fa ha dato ragione a tutti noi suoi critici di quella scelta, per quanto riguarda le alleanze in cui si imbarcò – ad ammettere di avere rovinato e imbarazzato il suo credito politico con le sue proprie mani è palese e persino comprensibile. Come lo è la ricerca di un cane espiatorio da parte di chi lo circonda e lo guidò al fallimento culminato due giorni fa. Si chiama rimozione.

Ma la parte interessante della storia per me (e per chi è interessato al tema della difficoltà di costruzione di leadership in Italia) rimane  il racconto della sua parabola (in senso geometrico) e di cosa dimostrò quella famosa serata, riflessioni di cui scrissi qualche giorno dopo.

Un giorno di dicembre, dalla sera alla mattina – e nel mezzo c’era stata una precipitosa candidatura a guidare un partito, o una specie – quell’uomo lì è sparito e ha ceduto il passo al più banale e prevedibile dei candidati demagoghi: dedicato immediatamente a una politica delle alleanze (con che alleati, poi) e dei piccoli traffici di candidature e spazi, a una comunicazione di annunci stereotipati e di promesse elettorali, addirittura alla promessa di abbassare le tasse che fino a una settimana prima erano lucidamente presentate come l’ineluttabile e giusto simbolo del rigore e della partecipazione dei cittadini. Radiosi futuri al posto delle lacrime e sangue di un attimo prima, slogan di rituale banalità retorica dove eravamo abituati a sarcasmi e battute che gli interlocutori avrebbero afferrato la mattina dopo, accuse a “chi mi ha preceduto” per i guai del paese. Dall’uomo delle agognate “scelte impopolari” alla ricerca di popolarità a tempo pieno. Le sue rarefatte e scelte presenze televisive – ognuna un evento – sono diventate un affollamento in tutti palinsesti a dire le cose di tutti, con contorno di apparizioni stradali culminate nelle foto con i passanti e il bacio dei neonati: a cui associa un’espressione e dei gesti di totale goffaggine, a testimonianza della sua inadeguatezza in queste forzate esibizioni. Perché è disumano, nel senso così e così del termine. Quella gente lì, non gli interessa, e si vede (da PresdelCons non è mai andato “tra la gente” nemmeno quando sarebbe stato saggio e utile, nemmeno in nessuna emergenza).
Si è inventato di essere uno qualunque, ma senza esserlo: a differenza di Berlusconi. Ecco, immaginate Berlusconi che dall’oggi al domani prova a essere uno schivo e distinto signore di parche e ficcanti battute, e tratta tutti dall’alto in basso come se avesse altro da fare (qui il resto).

 

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17 commenti su “Non sono stato io, è stato il cane

  1. Pingback: Scelta Cinica | eDue

  2. leprechaun

    Il “credito politico” di Monti si basava solamente sul fatto che gli italiani non lo conoscevano. E quelli che lo conoscevano, erano di memoria corta (malattia endemica molto diffusa). Lo stesso dicasi per il credito intellettuale.
    Entrambi i crediti Monti non se li è certo giocati né per un cagnolino, né per le vicende post elettorali, ma per come ha sgovernato, e per la montagna di sciocchezze (tipico delle persone intelligenti dire montagne di sciocchezze, ma soprattutto, farle) che ha detto e fatto.
    Tra le amenità, quella famosa sulla Grecia, “un grande esempio di successo dell’euro”:
    http://leprechaun.altervista.org/europa.shtml#euro
    Oppure amenità lessicali come “io sento molto il tedesco”:
    http://leprechaun.altervista.org/monti_lui.shtml
    E poi ci sono le “amenità” del suo governo. Monti è divenuto in un fiat l’uomo più odiato dagli italiani, non appena hanno capito con chi avevano a che fare. Una magra soddisfazione per chi, come me, ha avuto i capelli dritto appena ha appreso del suo “ritorno” e della sua nomina a Senatore a vita.
    Ho assistito ad una gustosa “lite” amichevole tra una barista berlusconiana e una avventrice antiberlusconiana, che si scambiavano l’accusa di avere la responsabilità di averlo chiamato.
    Stendiamo un velo pietoso, su di lui e su chi lo ha chiamato. E sappiamo benissimo chi sono stati i suoi Caligola.

  3. GULLIVER65

    Premesso che è difficile darti torto, e che i problemi di Monti sono stati ben altri che un cagnetto, sul Sole 24 ore si dice però che la stessa Bignardi ha chiesto scusa “per ben tre volte” per l’episodio. Quando vidi la scena in trasmissione pensai che fosse “preparata” e voluta da Monti o dal suo staff, per rendere più “umano” il candidato, e che stessero però facendo un grosso errore, perché la forza di Monti era proprio quella di porsi come diverso dal resto del mondo politico, una specie di alieno ben poco italiano, ma proprio per questo necessario in quel momento. Ora che viene fuori com’è andò, capisco in un certo senso il suo disappunto: quelle immagini riportarono “sulla terra” Monti, divenne ai miei occhi pericolosamente uguale agli altri, pronto a promuovere un’immagine non sua pur di accaparrarsi l’elettorato.

  4. Luca

    Mai chiesto scusa, dove non c’era niente di cui chiedere scusa. Credimi, lo so meglio del Sole 24 Ore, se lo ha scritto.

  5. pizzeriaitalia

    Ritrovarsi un cagnolino tra le braccia mi pare sia qualcosa in più di un “andamento leggero”, ed un “qualcosa” di cui avrebbe dovuto essere avvisato. Ma la fine di Monti l’ha decretata lui stesso, poco dopo essere diventato premier, quando posò le forbici dei “tagli” (e sarebbe servita una scure) da tecnico, ed “accettò” il compromesso del politico.

  6. yamau

    scusami, (o mi scusi se preferisce) al di là della versione del fatto il problema riguarda il conflitto di interesse (grande e/o piccolo che sia) e finisce sempre che ogni discussione nasce, si sviluppa e si attorciglia a partire da questo. La butto lì, non era forse più elegante un non intervento, piuttosto che scendere al livello sotterraneo di un Monti che ormai mi pare si stia sbriciolando come (per rimanere in tema) una rovinosa frana?
    Ciò detto rimarrò sempre un lettore del tuo (suo) splendido giornale.
    saluti cordiali.

  7. Robdale

    Questa accusa di Monti alla Bignardi è patetica, e incupisce ancora di più la sua immagine (come se ne avesse bisogno!). Le precisazioni di Sofri sono pleonastiche, almeno per i suoi lettori. Però almeno quello che pensa glielo ha detto in faccia.

  8. salvot

    Dal mio punto di vista, uscendo di scena Monti sene va l’ultimo barlume di serietà e speranza per le sorti politiche del nosto Paese. Che Dio ce la mandi buona.

  9. luno

    assolutamente d’accordo con salvot. Monti dovrebbe essere il leader riconosciuto del centro destra, ne gioverebbe anche il centro sinistra, e ci incammineremmo verso la costruzione di un paese normale.
    Ma, come ha potuto costatare Montanelli, un centrodestra appena decente purtroppo non esiste, e se scopre di avere una persona decente tra le sue fila la fa fuori. Che e’ un po’ quello che cerca di fare il PD con Renzi. Che dio ce la mandi anche non troppo buona ma ci mandi qualche cosa.

  10. minimAL

    Luca, avevo scommesso una cena che avresti scritto qualcosa a riguardo.
    Generalmente, lo stile suggerisce di non indugiare su questioni comunque personali.
    Lo stile, appunto.

  11. when_in_rome

    Sono d’accordo con chi ritiene questo intervento inopportuno.
    In questa vicenda lei ha sbagliato due volte.
    La prima a vedere un Monti che non esisteva e ad avallarne l’operato con la sua testata, acriticamente e prematuramente, per il solo fatto di non essere Berlusconi.
    La seconda è di mettere il becco in una questione in cui è parte in causa.
    Temo che Daria Bignardi abbia commesso una scorrettezza, a prescindere dall’incompetenza dell’entourage elettorale di Scelta Civica.
    Capisco che le parole forti che Monti ha usato nei riguardi di sua moglie possano infastidirla, ma sarebbe stato meglio sorvolare. Perché il danno di immagine che ha subito è stato devastante.
    Monti ne ha fatte parecchie, di fesserie. Ma la pagliacciata del cagnolino è imperdonabile agli occhi di un elettorato potenziale che – a torto o a ragione – lo apprezzava per la “sobrietà” e di colpo lo ha visto scendere al livello di Berlusconi per mendicare qualche voto in più.

  12. MAGO

    Il riferimento di Luca Sofri al conflitto di interessi con sua moglie mi pare una battuta; se non lo fosse e comunque per tutti i commentatori che hanno seriamente suggerito una “sobria” astensione, è evidente che non avete la minima idea di cosa voglia dire conflitto di interessi

  13. MAGO

    Se Monti fosse quella degna personalità che si millanta, col tempo libero guadagnato grazie alle dimissioni dal proprio partito (?) potrebbe rileggersi il “decreto salva-Italia” e meditare in coscienza, riga per riga, quello che il suo governo tecnico (?) ha avuto il coraggio di decretare

  14. pifo

    Ci stara’ anche una questione di stile nel voler rispondere indirettamente a quanto raccontato da Monti alla Annunziata sul conto della signora Bignardi, non lo discuto, ma soprattutto c’e’ (ed e’ gigantesca) la “Tragedia di un uomo ridicolo” che cerca di recuperare e salvare dal definitivo fallimento la propria immagine pubblica una volta resosi conto che e’ morto definitivamente quel progetto alle cui lusinghe aveva ceduto in modo tanto sprovveduto quanto innaturale.
    Mi aveva ricordato tanto il Prof Rath de “L’angelo azzurro” il Prof.Monti della campagna elettorale ma in questi giorni siamo scaduti ai livelli dei personaggi della piu’ patetica commedia verdoniana.

  15. Sole

    Forse sarà stata colpa di Monti, forse del cane, forse della Bignardi, fattostà che quell’episodio l’ho trovato fuori luogo e ridicolo. Un po’ per tutti.

  16. odus

    Ma non aveva promesso ai “suoi” studenti della Bocconi che sarebbe tornato presto da loro?
    O non lo vogliono neppure lì e i poveri italiani dovranno sorbirselo – con o senza cane – come senatore per tutta la sua vita causa il lampo di genio di un altro intoccabile del nostro bel paese?
    Quanto poi al Le difficoltà di un uomo orgoglioso e fiero della propria intelligenza non capisco come questa “intelligenza” di cui Monti andrebbe “fieramente orgoglioso” si possa conciliare col circondarsi di chi lo guidò al fallimento culminato due giorni fa.
    O semplicemente non era intelligenza di cui andare fiero della cui mancanza ha dato ampissima prova fin dai primi giorni che ce lo hanno messo tra i piedi e alla Bocconi lo sanno e non lo vogliono più nemmeno là?

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