Abbeverare i cammelli

Questa cosa di trasformare le iniziative dell’ISIS in Libia – già abbastanza preoccupanti e tragiche da sole – in una questione di avvicinamento geografico alle nostre battigie suona come la versione contemporanea dell’allarme sui cosacchi che vengono ad abbeverare i cavalli a San Pietro. Ed è notevole come si ripeta il simbolismo su “Roma”, nella propaganda dei nuovi cosacchi come in quella dell’allarmismo interno.

Nessuno pensa di sottovalutare il pericolo per il mondo dei fanatici dell’ISIS, né i massacri che stanno già compiendo. Ma proprio per non sottovalutarli e non confondere le cose con titoli da Cronaca Vera, forse sarebbe il caso di riflettere meglio su cosa sta succedendo davvero piuttosto che sul calcolo della distanza in chilometri tra un municipio italiano e uno sgozzatore vestito di nero: piuttosto che raccontare e spiegare il mondo con servizi sui centurioni a Roma in attesa dell’ISIS. Questa riduzione del pericolo a una questione di centinaia di chilometri suona un po’ infantile e da retorica di guerra (“il nemico alle porte”). L’estensione di potere dell’ISIS e di consenso intorno all’ISIS è un problema di scala molto più grande che non l’ansia da infiltrato dinamitardo.
Per non dire che un attentato in piazza San Pietro – per restare su questo classico della paura – non è più facile da compiere per il fatto che hai sgozzato dei cristiani in Libia o se ne occupi una città. Salire su un gommone per venire in Italia non è più facile oggi di ieri, per un terrorista. E i più recenti attentati terroristici di fanatismo islamista in Europa (Parigi, Copenhagen), sono stati compiuti da persone che vivevano in quei paesi, non da immigrati arrivati coi gommoni.

Titolare su “l’IS arriva a Roma”, o fare il telegiornale su “Roma ai tempi dell”ISIS”, non è diverso da mostrare siringhe col titolo “Iniezione letale” quando c’è il fragile sospetto che dei vaccini possano essere pericolosi (e poi era una balla): è buono per Libero o per certi romanzi di Houellebecq. Se c’è un maggiore rischio di attentati – da tener d’occhio ma tutto da dimostrare – questo non si può raccontare come “l’IS che arriva a Roma”. Suggerire – con la potenza che hanno i titoli – che l’Italia sia la nuova tappa di una successione lineare di conquiste Iraq-Siria-Libia-Italia è una forma di terrorismo. Si chiama disinformazione – di quella classica della comunicazione reazionaria, basata sulla paura – e non è il miglior modo per migliorare le cose in Libia o combattere il terrorismo vero: che c’è, e speriamo non sia già a Roma da un pezzo, mentre noi scaviamo le trincee a Pachino.

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11 commenti su “Abbeverare i cammelli

  1. minimAL

    Per un attimo avevo letto “a Pechino”; poi mi sono ricordato che la SalernoReggioCalabria ancora non c’è arrivata….
    Comunque, condivido punto per punto

  2. Raffaele Birlini

    Parafrasando la battuta “anche la convinzione che nessuno ce l’abbia con noi è una forma di paranoia”, si può dire che anche fare titoli ansiolitici per sedare le masse è una forma di disinformazione. La verità è che il terrorismo islamico è davvero in Libia. La verità è che la Libia è davvero ai confini meridionali dell’Italia. Poi volendo si minimizza, si relativizza, si dà dell’allarmista insinuando gli al lupo al lupo perché una popolazione agiatat non serve a nessuno, serve per fare le manifestazioni contro il governo ma solo se al governo non c’è la sinistra, per il resto non val la pena di aizzare er poppolo contro il nemico der poppolo quando si tratta di passare dalla guerriglia urbana dei compagni che sbagliano alla guerra vera dei militari che eseguono gli ordini. Cosa c’entra poi difendere gli immigrati che arrivano sui gommoni, sui barconi, sulle zattere di fortuna come i cubani diretti al sogno americano incarnato dallo skyline di Miami, con la differenza che gli uni ti sparano se scappi e gli altri ti sparano se rimani, e partono i distinguo fra immigrato fresco e immigrato sistemato coi documenti, tra immigrato rifufiato e figlio di rifugiato, la complicazione necessaria a ottenere l’immobilismo pilatesco che predica impegno fattivo quando in realtà se ne frega, anzi, ci marcia e ci guadagna, così un bel giorno ci ritroviamo la questione immigrazione innalzata a simbolo ulteriore del moralmente intoccabile, una delle tante vittime bisongose della protezione della sinistra cattocomunista in salsa buonista, roba sudamericana che parte da Chavez e arriva a Bergoglio, l’immigrazione non è più un problema nel momento in cui viene promossa sul campo a valore ideologico della sinistra del nuovo millennio come il razzismo padano, il femminicidio, la droga per svago, le famiglie kibbuzzare e asessuate, l’affannosa caccia a i soldi per sostenere le conquiste giuridiche del paradiso socialista, tipo la tredicesima, la superpensione, gli stipendifici di partito. Dobbiamo aspettarci dunque la solita ipocrisia di un’intera classe politica che non vuole perdere il rpimato della bontà, con tanto di retorica sulle ragioni del cuore, sui sentimenti che devono prevalere sulla logica e sul buon senso, e via con le fanfare dell’opposizione estremista che può permettersi di ignorare le ragioni di Stato e dedicarsi alla recita dellìhasta la revolucion, con le bandiere rosse e arcobaleno, l’esercito che si nasconde dietro le missioni di pace e se perdiamo un uomo deve dimettersi il governo, si deve presentare scuse immediate a tutte le parti in causa e tornare subito a casa a subire la punizione per non essere stati abbastanza pacifici nell’usare mitragliatori e carrarmati. Perciò quale ansia, quale paura, in fondo abbiamo solo la Mecca del cattolicesimo a Roma, cosa vuoi che sia, non interessa ai terroristi mussulmani colpire il Vaticano, basta con questi titoli allarmistici della stampa di regime – quale regime? il vecchietto di Arcore, l’imprenditore edile del garofano?, il presunto satiro e la sua banda di nani eballerine? Stiamo ancora parlando di lui? In tal caso si prescriva una visita spichiatrica di gruppo per menmbri di apparatchik e intellighenzia -, e si censurino anche video di decapitazioni e roghi, perché la gente ha bisogno di stare tranquilla, di guardare la pubblicità e di comprarsi la felicità a piccola rate, quello che ci serve è un processo di negazione e rimozione, prima diciamo che non c’è nessun problema, poi eliminiamo l’idea stessa che ci possa essere un problema, nelle dittatura totalitarie comuniste lo fanno da sempre e all’inizio magari bisogna usare le maniere forti, però dopo un po’ non si lamenta nessuno.

  3. fafner

    Se il ministro degli Esteri parla della bandiera dell’Isis issata su San Pietro, per una volta i titoli si limitano a dare una notizia.

  4. Qfwfq71

    Condivido su tutto
    Ma il vero problema è come detta da @fafner è che i primi ad avvalorare questo spauracchio sono stati due ministri che, alle notizie degli sgozzamenti, hanno fatto seguire le loro dichiarazioni di intenzione di guerra legandole espressametne alla presenza dell’Isis in Libia.
    La mia sensazione è che stessero aspettando un pretesto per dar il via ad una operazione già pronta da tempo.

  5. Lazarus

    Concordo con fafner, non è colpa dei media se il ministro nominato da Renzi, in sostituzione del precedente nulla chiamato Mogherini, rende dichiarazioni confuse e prive di senso.

  6. odus

    Condivido l’inizio del commento di Raffaele Birlini: “Parafrasando la battuta “anche la convinzione che nessuno ce l’abbia con noi è una forma di paranoia”, si può dire che anche fare titoli ansiolitici per sedare le masse è una forma di disinformazione.
    I Musulmani sono già stati nell’Italia meridionale ed, in particolare in Sicilia, ci sono rimasti tre secoli che equivalgono a trecento anni, quasi dieci generazioni di persone con le medie della vita di allora, dall’800 al 1100.
    In Spagna invece vi sono rimasti 7 secoli pari a settecento anni, a Cranada fino al 1492, anno in cui Colombo scoprì l’America ed anno con cui finisce il Medio Evo ed inizia l’età moderna.
    E’ vero che i cammelli non si abbeverarono a Roma, all’epoca Stato Pontificio, come a Roma non si abbeverarono i cavalli dei cosacchi, ma a Roma, dal nordafrica, nel 410 d.C. arrivarono i Vandali (che non erano musulmani – Maometto nasce due secoli dopo -, ma un popolo nordeuropeo sceso attraverso la Spagna fino al nordafrica e lì divenuto potente e bellicoso) che la saccheggiarono, e forse avevano cammelli, tanto che rimasero proverbiali (i Vandali coi loro metodi chiamati in seguito “vandalismi” come adesso dell’ISIS si dice “terrorismo” quando sia quelli dei Vandali di allora che quelli dell’Isis di ora sono “atti di guerra” come quelli di ogni esercito in guerra, in primis quello americano in qualsiasi teatro di guerra).
    Solo che l’esercito dell’Isis non combatte contro altri eserciti ma conquista territori assoggettando popolazioni inermi. Come gli uomini dei successori di Maometto che, armati, assoggettarono e convertirono popolazioni inermi dall’Afghanistan e forse oltre fino al Sudafrica e fino ai Pirenei, oltre che in quello che poi diventerà il
    Regno delle due Sicilie. E lo fecero non certo distribuendo caramelle.
    E’ vero, non arrivarono a Roma.
    Ma allora, ormai finito l’Impero Romano, Roma era la Roma dello Stato Pontificio, uno degli Stati più influenti in Europa, che controllava e si faceva proteggere dai re francesi e dagli imperatori tedeschi (del Sacro Romano Impero).
    Vuoi paragonare quella Roma a quella del bischero fiorentino attuale?
    Oggi a Roma, cammelli o no, – arriveranno con le loro camionette Toyota – e se la pappano e la trasformano in due giorni.
    Non parliamo della Sicilia. Ho visto quello che ne hanno fatto in un mese gli inglesi a oriente e gli americani a occidente nell’estate del 1943. Ed allora, a rallentarne l’avanzata, c’era qualche tedesco delle retrovie.
    Adsesso non ci sarebbe nemmeno quello.

  7. luca massignani

    Pensavamo che la civiltà Occidentale fosse gratis e per sempre? Siamo di fronte ad un pericolo pari solo al Nazismo. E’ tempo di un nuovo interventismo democratico.

  8. Marco Mytwocents

    Già, ma a me pare che, viceversa, molti usino l’argomento ragionevole e condivisibile del “sangue freddo” (certamente più di “armata brancaleone” “non siamo capaci” “è solo questione di petrolio” ecc. ecc.) sostanzialmente per mettere la testa sotto la sabbia o per minimizzare sperando (?) che tutto si risolva in una bolla di sapone e si possa continuare tranquillamente a digitare facendo finta di nulla e senza muovere il culo.

    Poi ci sono quelli che pur di sconfessare il PdC giustificherebbero qualsiasi cosa…

  9. Pingback: links 19/02/2015 | Simone Weil

  10. Bond

    Sofri Sofri, mi ricadi sempre nel riflesso condizionato buonista radical-chic di dare all’Occidente ricco e cattivo tutte le colpe, negando al “buon selvaggio” dell’ISIS ogni responsabilità. Siamo in guerra, e LORO hanno dichiarato di voler conquistare Roma, non siamo noi a contare i chilometri:
    https://www.youtube.com/watch?v=iMGATBYHuIA
    Fattene una ragione..

  11. odus

    Se una cinquantina di civilissimi occidentali ubriachi olandesi per fortuna disarmati hanno potuto distruggere mezzo centro di Roma, pensa, caro Luca, cosa potrebbero fare di Roma gli armati dell’Isis, magari con armi vendutegli dalle armerie di Brescia, se solo decidessero di farlo.

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