Fossi in voi

Sono passati otto mesi dalle elezioni. Le elezioni del crollo del Pd, della sua sconfitta indiscutibile, della necessità di ripensare, ricostruire, reinventare, proporre.
Sono passati otto mesi e non è stato ripensato, ricostruito, reinventato, proposto niente. Lo dico con rispetto dei molti piccoli sforzi che ovviamente molti stanno facendo, ma il risultato complessivo è chiaramente sintetizzabile così: tutto quello che è successo è che Renzi si è levato di torno, che tutti i dirigenti più importanti e popolari si sono chiamati fuori fino a tempi migliori, e che sono rimasti col cerino un benintenzionato numero due e un’eterna promessa: brave persone, esperte. Uno pur avendo 40 anni è nel partito da 20 (ovvero già nei DS), l’altro era persino nella FGCI. Le loro figure da affidabili custodi dello stabile riflettono l’inesistenza di un pensiero di rinnovamento e ripensamento nel PD di questi otto mesi: vi viene in mente qualcosa che sia stato prodotto, in seguito alla sconfitta? Qualche ricerca di identità nuova, di strumenti nuovi, di progetti nuovi, che non si riduca allo stantìo e sterile “la sinistra non ha saputo capire bla bla bla”?

Fermi tutti, non è una critica capricciosa e spocchiosa che voglio fare: c’è gente che ci lavora, probabilmente. Che i risultati non appaiano ha probabilmente a che fare con “provaci tu, a cambiare il secondo partito italiano” e con “provaci tu, a inventarti un progetto nuovo e contemporaneo”. E in effetti ci provo, la seconda, ogni mattina da che aspetto il tram alla fermata e mi guardo intorno: e non ci riesco, appunto. Non è tempo, mi dico: aspettiamo, mi dico. E poi ricomincio. Aspetto un sacco di tram.

Non è tempo, l’ho già detto. E quindi la mia proposta è questa: ingannare il tempo facendo, e rendere il fare il progetto. Smettere di far passare le giornate senza avere prodotto un’idea e riempirle invece di cose fatte, e intendo cose fatte.
Di cosa sto parlando, dite voi.
Io, fossi in voi, fossi il PD, prenderei tutte le risorse che ho, umane, economiche, di strumenti, tempo, competenze, per risolvere cose, costruire cose, dal ripulire le aiuole a inventare corsi all’ospitare senza tetto al creare progetti per quartieri, città, comunità, al riparare semafori. Trasformare un partito al momento inutile – chiedo scusa, di nuovo, facciamo a capirci – in una ONG di fatto. Fare del bene per le persone fuori e rimotivare le persone dentro, e coinvolgere tutte quelle un po’ dentro e un po’ fuori. La cosa che si sono inventati per aiutare i bambini di Lodi, la inventi il PD. Le buche di Roma, reali e metaforiche, le riempia il PD. I computer per le scuole, li compri il PD. Rapallo, la sistemi il PD: raccogliendo soldi, investendo i suoi, coinvolgendo persone, organizzando. Rimpiazzi e scavalchi chi deve fare le cose e non le fa. Non si racconti “ma non si può”: si può quasi tutto, e se qualcosa non si può pazienza, ci sono mille altre cose che si può.

È difficile? Sì. È strano? Sì. Ma è tutto difficile e strano, di questi tempi: e perde chi si aspetta che le cose siano facili e normali. “Capire i problemi della gente”, guardate, è davvero semplice: li abbiamo capiti da mo’, e questa litania autocritica autocompiaciuta ha stufato. Risolveteli, i problemi. Fate le cose. Alla gente piace che si facciano le cose, se volete tornare a piacere alla gente.
Certo, è difficile. È strano. Non si può.
Ma che avete da fare? I talk show in tv? Le primarie? La “politica”?
È questa, la politica, come si dice sempre.
Ecco il tram.

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