Il modello lombardo

Nel giorno in cui si parla della Toscana e del suo aver grazialcielo conservato l’identità di cosiddetta “regione rossa”, per mostra e dimostra vorrei indicare all’attenzione dei progressisti la Lombardia. Già.
Che non definiremmo “regione rossa”, no? Non una regione con una grande tradizione di vittorie a sinistra. Anzi: uno dei luoghi più precocemente colonizzati dalla Lega, e con una maggiore garanzia di inerzia a favore del centrodestra. La Regione soprattutto, dove la sinistra ha avuto una giunta solo per un anno e mezzo negli anni Novanta, e dove i lombardi all’ultimo giro hanno ritenuto di far stravincere persino Attilio Fontana contro Giorgio Gori, anche la volta che il PD aveva scelto un candidato noto, stimato e convincente. All’opposto della scala, la Lombardia ha poi centinaia di comuni – la maggioranza – amministrati dalla Lega o dal centrodestra.

Insomma, abbiamo chiaro il contesto. Non un posto dove sia facile vincere per i candidati progressisti, altro che Toscana o Emilia Romagna. Ma in una scala intermedia per misura, e diversa dal resto del territorio, ci sono le città capoluogo. Nelle quali, in generale, il più efficace criterio di valutazione del consenso e del gradimento dell’operato di una giunta è l’eventuale riconferma del sindaco. Ancora di più in tempi in cui il sindaco uscente parte spesso più svantaggiato che avvantaggiato, di fronte a richieste continue di cambiamento e di “mandarli a casa”.
Quindi abbiamo una regione dove la Lega e il centrodestra sono molto forti, e in questa regione diverse città maggiori che avevano invece eletto un sindaco di centrosinistra, e che si sono trovate a decidere se fosse stato un buon sindaco e se dargli un secondo mandato.

Brescia: Emilio Del Bono eletto nel 2013, confermato nel 2018.
Bergamo: Giorgio Gori eletto nel 2014, confermato nel 2019.
Cremona: Gianluca Galimberti eletto nel 2014, confermato nel 2019.
Mantova: Mattia Palazzi eletto nel 2015, confermato ieri.

Lecco: Virginio Brivio eletto nel 2010, confermato nel 2015 (ieri nuove elezioni con un altro candidato, si andrà al ballottaggio).

A Varese c’è un sindaco di centrosinistra dal 2016. A Milano c’è un sindaco di centrosinistra dal 2011.

Complessivamente il centrosinistra ha più sindaci nei capoluoghi in Lombardia che in Toscana (dove in maggioranza sono di centrodestra). E, torno a ripetere, con la vittoria di Palazzi a Mantova ha avuto i propri sindaci riconfermati in quattro capoluoghi – credo sia un caso unico -, e la propria maggioranza riconfermata in cinque.

Ed è chiaro che parliamo di città ricche, moderne, con una qualità della vita alta, fattori che aiutano a ben governare. Ma ci sono altre città simili in Italia che il PD non governa, e quelli che chiamiamo fattori sono anche effetti del buon governo, nel circolo virtuoso.
Se mi interessasse capire dove può guardare di buono il PD nei prossimi anni per raccontare la propria buona amministrazione e la propria capacità di ottenere consenso coi fatti e non solo con l’inerzia, terrei d’occhio questo pezzo di “modello lombardo”.

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