L’anno della Vànvera

Per tutto sabato sui social network un sacco di persone ha protestato contro l’intervista pubblicata la mattina da un grande quotidiano a un virologo che tra molte cose discutibili ha detto che tra i positivi al tampone “il 95 per cento non ha sintomi e quindi non si può definire malato”. Un dato che è contraddetto da ogni evidenza e ogni analisi, come appunto hanno dimostrato in molti, al di là dei toni.

Certo, su molti dati ci sono margini di incertezza. Ma nessuno che consenta di sostenere la storia del 95%, e a cui comunque eventualmente dovrebbe essere applicata la stessa incertezza. E da domani le polemiche intorno a questa intervista andranno ad arricchire il grande repertorio di indignazione contro gli scienziati che dicono cose inaffidabili e contraddittorie, repertorio costruito anche da autorevoli commentatori spesso sugli stessi giornali che hanno affollato le loro pagine di interviste a scienziati che dicono cose inaffidabili e contraddittorie. E qui è la questione, purtroppo, ancora una volta. Lo dice Antonio Scalari di Valigia Blu, tacendo per signorilità che l’intervista sia stata ripresa e fotocopiata senza una perplessità da molte altre testate, con rare eccezioni.

Ma tutto questo riguarda questioni scientifiche. L’intervista a Palù non è un’intervista scientifica, è un’intervista politica col bollino della “autorità indiscussa”, cioè del principio di Autorità. È politico infatti il messaggio contro la “isteria” contenuto nel titolo. È quello che sta girando, è quello che viene citato da Salvini e dalla destra. Il contenuto conta poco o nulla, conta il messaggio anti-“isteria”.
Palù da stamattina è, ancora di più, l’esperto di riferimento della destra e dei negazionisti. E questo col bollino della “autorità indiscussa”. Questo grazie all’intervista del Corriere, un’intervista fuorviante e scorretta anche dal punto di vista scientifico.
Questa, per capirci, è l’infodemia.

Il problema infatti non è il virologo di oggi o l’infettivologo di domani: nessuno di questi scienziati tanto criticati per quello che dicono ha puntato una pistola alla tempia dei responsabili dei grandi media nazionali costringendoli a ospitare i loro pareri. Ed è – al di là delle simpatie o antipatie – perfettamente legittimo che ciascuno di questi scienziati abbia delle opinioni o valutazioni che possano essere diverse da quelle di altri colleghi (figuriamoci su un evento così complesso): e sarebbe assurdo pretendere che una volta richiesti di dire la loro ne inventassero una coerente con quella dei loro colleghi. Alcuni scienziati sono palesemente più fessi di altri, è ovvio: capita in ogni categoria, la mia o la vostra. Ci si laurea senza superare esami di intelligenza, saggezza, sensibilità, modestia o ragionevolezza.
(divertente che l’intervista di oggi inizi definendo l’intervistato “un’autorità indiscussa“, un attimo prima che la sua autorità e l’intervista vengano discusse per tutta la giornata)

Il problema è un sistema mediatico scellerato e teatrale che mette in scena liti, zizzanie, paure e indignazioni (quello che una volta i quotidiani rinfacciavano ai talkshow, e ora guarda) rimuovendo ogni responsabilità tradizionale della propria professione: che senso ha l’essere giornalista – intervistatore, caporedattore, vicedirettore, direttore – se di fronte a “il 95 per cento non ha sintomi” non si chiede nessuna spiegazione, non si avanza un dubbio, uno straccio di richiesta di chiarimento, se nessuno si chiede e gli chiede “ma questo dato da dove lo prende?”. E poi magari si celebrano poche pagine più in là le intervistatrici americane che hanno fatto obiezioni a Donald Trump. E poi sicuramente si ospiterà un altro commentino salace del proprio opinionista con rubrica da riempire che additerà ai lettori i dannati virologi, infettivologi, epidemiologi che parlano a vanvera (sapevate da dove viene vanvera? io ho googlato ora) e di cui non ci si può fidare. Tutto sull’Eco della Vanvera. E ci si offenderà, gonfiando il petto, delle critiche di chi non sa niente del lavoro dei giornalisti. E tutto si dirà
Ma ci sarebbe un modo semplice per risparmiarsele, e occupare meglio il tempo tutti quanti.

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