Il mondo ridotto a una ventina di parole

Quasi tutti i dibattiti pubblici sono ormai usurpati e resi sterili da abusi strumentali del linguaggio. O in altre parole: media e politici – per rispettivi interessi e strategie – sostituiscono quotidianamente alla complessità e singolarità dei problemi alcune etichette o frasi fatte che trasformano tali complessità e singolarità in “buono”/”cattivo”. È un tema di cui avevo scritto con gli esempi di termini come “satira” (buono!), “censura” (cattivo!), “guerra” (cattivo!), “cooptazione” (cattivo!) – tutti usati per appiattire contesti e questioni le più diverse – e che è ogni giorno più attuale.

L’esempio più spettacolare di oggi è “lista di proscrizione” (cattivo!). Prendiamo il fatto: vengono elencati i responsabili di una opinione pubblica e rivendicata, persone note che hanno espresso quella opinione pubblicamente perché pubblica e rivendicata fosse. Nel citarli, e criticare quell’opinione, e accusarli di avere un’opinione sbagliata, non c’è niente di male. Immaginate che io scriva su questo blog che sono favorevole alla pena di morte, e che domani su un altro blog qualcuno scriva “Ecco Luca Sofri, è favorevole alla pena di morte, vergogna!”. Ci sarebbe scandalo? Direi di no, nemmeno da parte mia (nessuno ha detto “Ecco Luca Sofri, andate a menargli sotto casa”).
Ora immaginate che in cento scriviamo sui nostri cento blog che siamo favorevoli alla pena di morte, e che su un centounesimo blog qualcuno scriva “Ecco [lista di cento nomi], sono favorevoli alla pena di morte, vergogna!”. Ci sarebbe scandalo? Probabilmente sì: “Lista di proscrizione!”. Con una curiosa inversione per cui è peggio prendersela con tanti che con uno solo.

Ma la stessa cosa avviene ciclicamente – e di nuovo oggi – con la parola “coscienza” (buona!), sfruttata sistematicamente per nobilitare ogni opinione altrimenti discutibile. Ne dice bene oggi Luigi Manconi intervistato da Repubblica:

Siamo tutti vittime di un linguaggio deformato fino alla falsità. Viene definita questione eticamente sensibile ciò che è, in realtà, un fondamentale diritto della persona.

Manconi è indulgente nel definirci tutti “vittime”: ci sono anche i carnefici del linguaggio e del dibattito, e i responsabili di questa falsità. Mezzi di informazione e politici di diversi orientamenti usano questo trucco per far prevalere le proprie tesi; i mezzi d’informazione, in più, lo usano per alimentare polemiche e zizzanie, ritenute merce che si vende bene (oggi, grande quotidiano, prima pagina: “Bufera” e “Scontro finale” nel solo titolo principale) e preferite alla ricerca di comprensione della realtà e delle ragioni.

Il trucco, in definitiva, è semplice e ormai diffusissimo (vecchio, nella letteratura sulla propaganda e sulla comunicazione politica), anche nelle conversazioni quotidiane: sostituire a ogni tema una parola o una locuzione che lo trasformi in “buono!” o “cattivo!”, a seconda che si voglia nobilitare la propria tesi o spregiare quella altrui, rimuovendo ogni proficua discussione e comprensione della realtà delle cose. Ed esattamente come tantissimi hanno purtroppo imparato a padroneggiarlo senza remore, è utile che tanti imparino a riconoscerlo e a non farsi trascinare su quel terreno. Con chi avvilisce così una cosa nobile come la coscienza (o abusa così di una cosa tragica come le liste di proscrizione) non si deve parlare, come diceva G.B. Shaw. Casomai scrivere una lista dei loro nomi, uno per uno.

Altre cose:

3 commenti su “Il mondo ridotto a una ventina di parole

  1. Raffaele Birlini

    Vediamo se ho capito bene. A parte la fesseria del comico che dà del ‘maiale’ a chi non la pensa come lui (forse ‘ratto’ era già stato usato?), ricorda molto il trucco del dare del troll a chi non si unisce al coro. Se qualcuno teme di finire nella lista dei cattivi (perché chi pensa X diventa il cattivo per chi pensa Y, e viceversa), occorre che scelga sempre l’opzione meno rischiosa (la più buona, ideale, di principio, non importa se non ci sono soldi, se produrrà effetti nocivi, l’importante è che venga considerata buona und giusta dall’opinione pubblica e dai media che tale opinione pubblica manovrano) o si attenga alle direttative del partito (non ho colpe, stavo obbedendo agli ordini). Poi se ci sarà la possibilità del voto segreto, “la coscienza dell’urna”, si voterà il contrario di quanto si è sostenuto pubblicamente e si griderà al franco tiratore con tutti gli altri compagni nel rito dello scandalo indignato del giorno. E se qualcuno, un pazzo, uno spostato, deciderà di colpire qualcuno degli elencati, beh, sarà un compagno che sbaglia, uno da “lo comprendiamo ma non lo giustifichiamo”? In fondo con le opinioni che aveva, dai, un po’ se l’è meritato, se l’è andata a cercare. Facciamo anche le liste degli ex detenuti? Degli omosessuali? Delle donne stuprate? Degli ammalati di Aids? La lista di chi mangia carne? La lista di chi ha abortito? Quali liste si possono fare e quali no, c’è un criterio o andiamo a spanne, a simpatie ideologiche? Valgono solo liste di parlamentari e giornalisti o anche di persone qualsiasi che rischiano il licenziamento per una battuta infelice su twitter? Appendiamo un bersaglio al collo dei più convinti sostenitori dell’opinione impopolare? Se il parlamentare vota contro le indicazioni del partito andrà incontro a conseguenze politiche, verrà espulso, non ricandidato, ma non lo getti in pasto ai leoni der poppolo affinché venga bersagliato di monetine e statuette del duomo, pece e piume, non siamo nell’antica Roma, nel far west o in qualche dittatura comunista sudamericana. Credo che sia anche un reato la minaccia, l’intimidazione, nei confronti di un parlamentare. Non esiste, al momento, che io sappia, in Italia, il reato di opinione, anche se in molti, troppi, si comportano come se ci fosse. E fa impressione notare come un sincero democratico, pronto a puntare il ditino contro il populismo e la demagogia, che impersona il laicismo liberale ispirandosi a voltaire a kant e alla comune di parigi, si trasformi in inquisitore quando capita l’occasione, esce fuori l’estremista fondamentalista mannaro che vede spuntare la falcemartello nel cielo del neolibbberismo, sente il richiamo del branco omologato e ortodosso, l’odore del sangue dell’avversario ideologico, cede alla febbre della militanza politica e si lascia andare alla tifoseria violenta.

  2. gianmario nava

    Il problema non è l”intimidazione (cattivo!) Ma la cialtroneria e la pigrizia del buono/cattivo automatico, dove ci si schiera prima ancora di sapere cosa è successo davvero. Ci sono esempi a bizzeffe, questo era solo uno.
    Nel merito poi, forse la lista in questione era cialtrona, ma che dire di openpolitics?

  3. Brad

    “ricorda molto il trucco del dare del troll a chi non si unisce al coro”
    Quindi chi si oppone alla stepchild adoption fa parte di un gruppo che coraggiosamente non si conforma ad una grossa parte opinione pubblica che viene manovrata dai media e che cerca di convincere che “gay è bello!”?

    A me fa ridere poi che chi parla di una dittatura della maggioranza (il tuo post è ben avviato su quella strada) portata avanti dalle lobby pro-gay, finge di ignorare che in Italia si sta tentando di fare qualcosa nel 2016 (!!!), dopo che le maggiori democrazie del mondo hanno già aperto da tempo la strada; finge di ignorare che, così come c’è una parte dell’opinione pubblica favorevole ai diritti omosessuali, ce n’è un’altra che è del tutto indifferente, quando non ostinatamente contraria; finge di ignorare che l’omosessualità in Italia non ha mai goduto propriamente di grande tolleranza.
    A me vengono in mente degli esempi che rivelano una (vera) dittatura di alcuni a danno di altri, ma non ti voglio tediare; anche perché, spesso, sono proprio quelli che si oppongono ai diritti dei gay che esercitano questa influenza su tutti. Il bue che dà del cornuto all’asino.

    “occorre che scelga sempre l’opzione meno rischiosa (la più buona, ideale, di principio, non importa se non ci sono soldi, se produrrà effetti nocivi”.
    Che non ci sono soldi l’hai deciso tu adesso, così come hai deciso che produrrà effetti nocivi. Così come hai deciso che la questione economica debba prevalere su una questione di diritto.

    “E se qualcuno, un pazzo, uno spostato, deciderà di colpire qualcuno degli elencati, beh, sarà un compagno che sbaglia, uno da “lo comprendiamo ma non lo giustifichiamo”? In fondo con le opinioni che aveva, dai, un po’ se l’è meritato, se l’è andata a cercare”
    Qui sei partito un po’ per la tangente.

    “Facciamo anche le liste degli ex detenuti? Degli omosessuali? Delle donne stuprate? Degli ammalati di Aids? La lista di chi mangia carne? La lista di chi ha abortito?”
    Prendo atto che equipari cose-liste che non c’entrano nulla fra di loro.

    “Credo che sia anche un reato la minaccia, l’intimidazione, nei confronti di un parlamentare”
    Lo credo anch’io. Se qualcuno li ha minacciati, intimiditi,ne risponderà eventualmente davanti alle autorità competenti.

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