La scomparsa del PD

Nichi Vendola e Giuliano Pisapia sono due persone moooolto diverse, con diverse storie, diverse opinioni, e diversissime sono le ragioni che portano ai loro rispettivi successi. La sbrigativa associazione tra i due compiuta oggi da qualche giornale è frutto di pigrizia e tendenza alla semplificazione per slogan: Pisapia come Vendola, e oplà.

C’è invece un vero dato comune, nella vittoria di Pisapia e nella potenziale vittoria di Vendola: che se il PD non c’è – voi avete visto Bersani a Milano? – e non è convincente come aggregatore della sinistra (ieri non ha perso Boeri, che anzi si è preso un sacco di voti a cui era sconosciuto fino a due mesi fa: ha perso la capacità mobilitatrice e comunicativa del PD), i suoi elettori vanno altrove. Vanno da Pisapia, vanno da Vendola, vanno da Di Pietro, vanno persino da Fini. Stavolta c’era Pisapia, per fortuna.

Altre cose:

19 commenti su “La scomparsa del PD

  1. malapropysm

    posso dire che, proprio per questo motivo, ben vengano i c.d. rottamatori? Per ora mi sembrano gli unici a dare un po’ di ossigeno ai polmoni in piena di metastasi di questo malandato Pd.

    Al di là dei semplici entusiasmi frutto dell’equazione rottamatori = giovani + internet, si può o non si può dire che forse la classe politica del Pd, fallimentare sotto tutti i punti di vista, potrebbe cercare di lasciare spazio anche a nuova gente? non per forza giovinastri, ma almeno gente che dia la speranza dell’esistenza di un’opposizione. Anzi basta opposizione, sarebbe il caso di trovare gente capace di andare al governo.

  2. Lorenzo

    Vendola e Pisapia saranno anche diversi, ma hanno fatto la stessa cosa, come anche Renzi a Firenze, e ancora tanti altri (ti commentavo stamani sul post su Penati). Saranno casi diversi, ma un altro elemento in comune oltre a quello che menzioni te secondo me c’è, ed è la mancanza di volontà del PD non solo di leggere, ma anche di ricevere questi segnali dalla base elettorale. Per la dirigenza del PD, anche se i candidati dell’establishment del partito vengono sistematicamente trombati, le primarie sono sempre e solo una grande manifestazione di democrazia, non sono mai una grande occasione di autocritica. Questo nonostante il PD sia ormai arrivato a un momento di confusione tale da non riuscire a vincere più non solo le elezioni politiche, ma nemmeno le primarie (almeno quelle importanti). La dirigenza dovrebbe, se non dimettersi, almeno interrogarsi, e non lo fanno: anzi dichiarazioni recenti dicono che in caso di elezioni il candidato premier deve essere “per statuto” il segretario.

  3. dalecooper

    Che strazio, Mico.

    Intendo questa personificazione costante del MALE in D’Alema. Nenche il piu’ ossessionato inquisitore medioevale con i gatti neri.

  4. mico

    non hai torto dalecooper, ma era per semplificare e non sovraccaricare un one liner. Long story: sembra che l’unica strada per non aver successo nel PD sia dimostrare di non avere nulla a che fare con la sua storia e con i suoi vertici e dare pochi segni di controllata ortodossia. Chiamala voglia di Obama.
    Anche io sono stufo del self-deprecating humor.

  5. dalecooper

    Detto che io sono un dalemiano purissimo (e che pero’ di scenari meneghini non so nulla) chiedo: la storia del PD da cui prendere le distanze non e’ forse quella dei due sciagurati anni veltroniani?

    E quanto a Vendola e alla variopinta brigata che lo sostiene, non ricordano forse questi, nella loro ecumenica assenza di analisi politica, una versione piu’ sapida del veltronismo?

    Non si tratta in fondo della solita mozione delle identita’, dell’altra Italia, dei piu’ onesti, dei piu’ colti, dei piu’ educati, dei piu’ memori, dei piu’ sognatori, che dovrebbe, trasversalmente (e che ma-quando-mai) vincere in nome della propria purezza culturale?

  6. mico

    Vedi, dalecooper, io interpreto le cose così:

    + il popolo si è schifato della classe politica ai tempi di tangentopoli
    + ha creduto in Di Pietro giudice
    + ha creduto in Segni referendario
    + ha sperato nella Lega che scardina le istituzioni
    + ha creduto in Berlusconi che spariglia i giochi
    + ha sperato in Di Pietro politico
    + ha lasciato uno spiraglio a Grillo
    + ha sobbalzato per Serracciani

    tutto, sempre sostenendo che

    a) è tutto un magna magna
    b) sono tutti uguali, destra e sinistra

    non si esce da questo pantano senza dare il segno che qualcosa è cambiato, che inizia un’era nuova, che ci siamo liberati del passato. Per questo occorre rottamare, giusto o sbagliato che sia.
    Nessuno voterà chi c’era già.
    Aggiungi che la crisi c’è, la disperazione pure, lo sconforto anche e il popolo non vuole sentire inviti alla calma, ma chiamate alla rivoluzione e a un qualche change we can believe in.
    Ecco perché Vendola.

  7. giancarlo

    Tanto per rinfrescare la memoria ai commentatori giannizzeri dei rottamatori:
    Martina, classe 1978
    Cornelli, classe 1974
    Majorino, classe 1973
    A Milano Bersani non s’è visto: rottamiamolo, ma dei tre di cui sopra che erano responsabili sul territorio più di Bersani che facciamo?

  8. dalecooper

    Tutto giusto, Mico, tranne la soluzione. Allisciare il pelo populista alla folla con una spazzola colorata (Vendola, Obama, quello che funziona) e poi, a dispetto di questa, fare una politica seria: non funziona. Come dice Giacinto, i mezzi prefigurano i fini: populismo chiama populismo. Avremmo un Berlusconi con l’orecchino.

  9. mico

    Non so cosa dire dalecooper, chi risolve questo rebus vince le elezioni.
    Nego poi che il populismo c’entri. La convinzione che destra e sinistra sono uguali l’ho incontrata dovunque ho scatenato una discussione e hai voglia a batterla.
    Berlusconi c’è riuscito: ha convinto molti, anche persone non prive di cervello, di essere nuovo, diverso, fuori dai giochi, facendo finire tutti gli altri nello stesso cesto.
    L’accusa di populismo però la rifiuto.
    Non si tratta di assecondare la gente, ma di convincerla a sperare ancora, a credere che ci sia un futuro, che il Titanic si possa evitare, che il popolo abbia diritto di parola in una Repubblica.
    Lo spettro è “loro fanno quello che gli pare”. Loro, noi non ci possiamo fare nulla.
    Il marchio di un paese abituato a essere dominato, che ancora non crede all’articolo uno della Costituzione.

  10. leorotundo

    Quello che non è andato nel PD è stato l’essersi presentati sempre come un partito di personaggi cauti, moderati e cogitabondi sia politicamente che caratterialmente, i leader storici dell’ex PCI-PDS-DS-PD sono tutti più o meno simili: da Napolitano a Fassino da Veltroni a Bersani. Forse il mio è populismo ma aver fatto politica senza dare un messaggio chiaro, rifuggendo dagli slogan, facendo finta di non avere dei nemici e dando l’idea in fondo di potersi mettere d’accordo un po’ con tutti, aver rinunciato all’orgoglio del passato ed ad avere una storia di partito o personale da raccontare ha significato aver scelto un’immagine politica sbiadita a cui poteva solo corrispondere un ruolo di secondo piano.

  11. alessandro

    Luca, l’idea che gli elettori votino Vendola, Di Pietro, o chi per loro, per “assenza” di candidati validi è moolto limitativa. Delegittima la vittoria di questi candidati, “non sono loro a essere bravi, ma noi a essere somari”, la derubrica a incidente di percorso e la vede come un ostacolo da vincere, piuttosto che come una realtà con cui fare i conti.

    L’idea che è questo che la gente vuole, è stata mai presa seriamente in considerazione? O siamo ancora alla vecchia idea del “lo so io, cosa vogliono i miei elettori”, e torniamo al vecchio slogan (nauseante, ormai) della dirigenza lontana dagli umori del paese).

  12. Pingback: Un pensierino post-primarie |

  13. alex

    Dalecooper, davvero sei un dalemiano purissimo? Ossia: consideri la bicamerale una cosa geniale, l’aver fatto cadere il Prodi Uno idem, consideri la guerra in Kosovo costituzionale, il non aver fatto la legge sul conflitto di interessi la trovi un’altra genialata, e consideri genialate anche l’essere contrario al riconoscimento delle medesime coppie gay perché “offenderebbe la coscienza religiosa” di molti (che evidentemente conta più dei diritti civili di altri) o fare continuamente errori colossali di strategia politica in Puglia (caso Vendola)? Davvero?

Commenti chiusi