Che vuoi che sia

Spostiamoci dal contenuto della presunta intercettazione Crocetta. Spostiamoci dal tema del suo silenzio in quell’intercettazione (tutti a dire per anni che “al telefono è meglio non dire nulla”, e ora uno è nei guai proprio per non avere detto nulla). Spostiamoci dai fallimenti del suo governo siciliano. Spostiamoci dai casini del PD. Spostiamoci dagli orribili sospetti di connivenze o simpatie verso atti e idee criminali, che in Sicilia balenano con frequenza intollerabile. Spostiamoci, con fatica, da tutte queste cose.

Martedì un articolo di Fanpage che al momento non è stato smentito e contraddetto da nessuno, proponendosi come molto informato sulla genesi dello “scoop” dell’Espresso e vicino a fonti intime di quella storia, ha detto una cosa che improvvisamente – non del tutto improvvisamente: l’avevamo cominciata a mettere in conto qui – pone un’altra questione, che non riguarda né Crocetta né la Sicilia né il PD: riguarda come funziona lo Stato italiano, e tutti quanti.
Quella ricostruzione dice infatti che “apparati dei carabinieri” avrebbero autonomamente e illecitamente compiuto quella – solo quella? – intercettazione, a prescindere da un’autorizzazione di un magistrato. È una cosa di una gravità spaventosa.

Secondo quanto riferiscono fonti vicine ai Carabinieri quelle intercettazioni sarebbero state realizzate da apparati che si sono mossi prima dell’autorizzazione da parte del giudice. In altri termini si tratterebbe di un’intercettazione acquisita in maniera irregolare e, pertanto, mai annessa agli atti.

Ovvero, è passata una settimana in cui sull’esistenza di quell’intercettazione non solo non ci sono state risposte chiare e restano due versioni apparentemente opposte (L’Espresso e la Procura di Palermo), ma nessuno su giornali e media sembra più interessato a cercare delle risposte: leggete gli articoli e i commenti e troverete ovunque espressioni variabili di dubbio o incertezza sull’autenticità della storia dell’Espresso, ma neanche uno che – come ha fatto Fanpage – sembri interessato a capire e spiegare la verità, lavoro presunto dei giornalisti.
E in questo contesto arriva la ricostruzione di Fanpage, con una sua logica interna e non contraddetta da niente e nessuno (per esempio non dall’Espresso così intimamente tirato in ballo), e quella ricostruzione passa nelle redazioni e nel dibattito come un soffio di vento, non percepito. Nessuno la definisce falsa come meriterebbe se lo fosse, nessuno la assume come vera facendola diventare il caso che meriterebbe se lo fosse, nessuno va a verificarla e approfondirla. Nessuno ne chiede al procuratore Lo Voi. Nessuno chiede a Fanpage di confermare queste informazioni.

Nelle quali si dice che ci sono persone nei carabinieri che registrano illecitamente delle telefonate di uomini politici, e poi fanno arrivare il contenuto di quelle telefonate ai giornali, ottenendone lo screditamento e forse la fine politica. E nessuno se ne allarma, si direbbe: sono tutti impegnati a dare e fare interviste sul futuro politico di Crocetta o sui suoi struggimenti personali.

Ed è per questo che Lo Voi afferma il vero quando dice che quell’intercettazione non esiste. Perché in Procura, a Palermo, quell’intercettazione non è mai arrivata (e nemmeno a Caltanissetta). O meglio, non esiste agli atti ma qualcuno ne ha custodito copia fino al 16 luglio scorso, giorno in cui “facce che non si vedevano a Palermo dai tempi di Andreotti” sono intervenute per assicurarsi che quel nastro – ottenuto chissà come – non fosse più disponibile.

Il risultato è che noialtri che non ci informiamo solo sui giornali più famosi o dai telegiornali oggi abbiamo una risposta sola alla domanda “esiste o no quell’intercettazione?”. È la risposta data da Fanpage e immaginata qui. Che sia la risposta giusta non lo sappiamo: ma che sia sbagliata non lo ha sostenuto nessuno, finora.
E se è giusta è abbastanza terrificante.

aggiornamento: L’Espresso aggiunge qualcosa, poco.

Altre cose:

12 commenti su “Che vuoi che sia

  1. nonunacosaseria

    Azzardo: siamo talmente assuefatti alle ricostruzioni retroscenistiche non verificabili, non smentibili e non confermabili che anche quando esse riguardano non la politica parlata (“Renzi ai suoi”, “Casini morde il freno”, “Verdini organizza le truppe” e così via), ma inchieste giudiziarie, scivolano via così, come niente fosse.
    “Fonti” (della procura, dei carabinieri, di Palazzo Chigi eccetera eccetera) è diventata ormai una formula implicita dietro la quale può starci tutto, la versione di una vera fonte come la ricostruzione partorita dalla fervida fantasia di un retroscenista.
    Azzardo, eh, però secondo me il motivo per cui l’articolo di Fanpage è passato sotto silenzio è questo.

  2. gianmario nava

    e allora non demordere, direttore
    continua tu a chiedere
    e semmai ci fosse bisogno chiedi anche con i nostri nomi
    saremo tantissimi a metterci la faccia
    per te
    e per noi

  3. hermann

    Non sappiamo chi ha compiuto la registrazione e perché. Potrebbe essere uno che voleva screditare Crocetta, ma anche uno che screditando Crocetta (forse volutamente attraverso l’Espresso, per poi delegittimare le intercettazioni? Oppure per colpire a Roma i vertici dei Carabinieri? Oppure per … chi lo sa?) voleva perseguire qualche altro fine. La verità è che non sappiamo quasi nulla su questa vicenda torbida ed è impossibile sostenere una tesi senza macchiarsi di azzardo induttivo. Però la registrazione esiste(va) ed è molto probabile che la trascrizione sia aderente alla realtà, quindi è difficile non prendersela con Crocetta.

  4. hermann

    PS Comunque, sia detto, anche in questa vicenda si vedono dei bagliori di quello Stato nello Stato di cui molti parlano. Difficile, forse impossibile, dimostrarlo. Difficile però non pensarlo, anche volendo andarci coi piedi di piombo.

  5. archi

    Siamo sempre pronti ad indignarci quando qualcuno fa intendere che sia necessario, a volte invece dimenticano di dircelo e ci dimentichiamo. Diciamo che siamo molto manovrabili e chi si presta al gioco ha gioco facile.

  6. Michelangelo

    Chi l’ha dimostrato che la telefonata esiste(va)? Per me quelli di Fanpage hanno lo stesso livello di affidabilità dell’Espresso, ovvero nullo in assenza di evidenze concrete.

  7. hermann

    @Michelangelo: no di dimostrato non c’è nulla, ma fingere di averla ascoltata, trascritta e fatta ascoltare a vari periti, non è una situazione semplice da manipolare. Nulla è impossibile però.

  8. saul

    Che direttore e redazione de l’Espresso si siano imbarcati su un canotto per doppiare Capo Horn mi pare difficile. Ma fosse cosí, attendo con ansia il momento in cui una sentenza civile obbligherà la testata al risarcimento delle parti offese.
    In ogni caso nessuno fa una bella figura in questa storia.

  9. Michelangelo

    Boh, ho appena letto la versione dell’Espresso e non c’è scritto che i giornalisti abbiano fatto ascoltare la registrazione a dei periti. Di fatto, non mi risulta che quella registrazione sia in possesso dell’Espresso, se no questa vicenda assurda sarebbe già finita. Ciò che (apparentemente) è stato fatto è il sottoporre il testo della presunta conversazione ad un “autorevole inquirente” che avrebbe confermato la bontà della stessa ed avrebbe invitato ad andare avanti.
    Vista la situazione, io non mi sperticherei a difendere l’esistenza dell’intercettazione, o quanto meno di un’intercettazione autentica: i giornalisti avrebbero potuto esser stati ingannati da una finta intercettazione, oppure da un’intercettazione tronca o montata ad arte. Questo se i giornalisti sono in buona fede, naturalmente. Non credo che ci sia bisogno di spiegare questo scenario, in cui i giornalisti sono stati (o almeno uno dei due, quello non licenziato da Crocetta) solo servi inconsapevoli di una trama di potere. Ciò li rende comunque colpevoli se (come pare) l’intercettazione non esiste, e spero anch’io che la giustizia faccia il suo corso se non verranno fuori evidenze che suffraghino la loro versione.

  10. stefano b

    Se bisogna perdere tempo a smentire Fanpage e sitarelli vari non ne usciamo più fuori. Basta vedere quale dispiego di energie e istituzioni sono impegnate a smentire una testata giornalistica di ben altra autorevolezza e storia come L’Espresso. Ma ancora adesso, dopo 8 giorni e ripetute smentite istituzionali, c’è parecchia gente disposta a credere alla genuinità dello scoop de L’Espresso e all’esistenza dell’intercettazione incriminata

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