Il giornalismo nel lettone

Di recente mi è capitato di riraccontare la storia del filone di articoli giornalistici basati su sondaggi inventati e assurdi, spiegando che è una pratica oggi per fortuna in disuso probabilmente perché internet ha dato molti più strumenti di verifica e sbugiardamento di quegli articoli ai lettori.
Ricordo, per capirsi, la storia degli “otto milioni di italiani che ricorrono all’ipnosi” o tutto il repertorio di “vacanze talpa” e simili (qui più estesamente).

Oggi pomeriggio ho ricevuto questo comunicato stampa (datato un po’ a caso, per cominciare), e ho subito pensato: “questo, in altri tempi, sarebbe finito su metà dei siti e quotidiani”.

BAMBINI NEL LETTONE: 1 FAMIGLIA SU 2 PRATICA IL CO-SLEEPING
2 bambini su 3 preferiscono dormire con il papà, ma al risveglio cercano sempre la mamma.
Pistoia, 10/05/2017 – La mamma è sempre la mamma, soprattutto al risveglio. E’, infatti, la prima persona che 4 bambini su 5 cercano appena aprono gli occhi. Per buona pace dei papà, la cui compagnia, però, è preferita da 2 figli su 3 nel momento di mettersi a letto.
Sono questi i risultati di una ricerca di PerDormire, brand italiano leader nella produzione di materassi e sistemi letto, realizzata in occasione della festa della mamma 2018, sui nuovi trend del riposo nel Bel Paese, condotta su un campione di 800 famiglie italiane equamente suddivise tra nord, sud e centro Italia.
Nel dettaglio, la ricerca di PerDormire ha evidenziato che la pratica del co-sleeping, già molto diffusa all’estero, è sempre più frequente anche in Italia. Ben 1 coppia su 2 del Bel Paese, infatti, dichiara di accoglier i propri figli nel “lettone”. Una tendenza che si protrae anche dopo i 5 anni di età dei bambini in 1 caso su 5, con addirittura delle eccezioni che raggiungono picchi di 13 anni.
Questa abitudine, vista fino a pochi anni fa come una debolezza da parte dei genitori, è stata sdoganata negli ultimi anni da diversi studi internazionali. In particolare, una ricerca, condotta dalla Stony Brook University di New York, ha dimostrato che il co-sleeping aiuta il bambino a sentirsi coccolato dalle carezze e dall’odore dei genitori, e non incide sullo sviluppo psicologico e relazionale del piccolo. Lo studio ha tenuto in osservazione quasi mille coppie che erano solite praticare il bed-sharing con i propri figli, dimostrando che “i pargoli non accusavano alcun disagio in nessun aspetto della loro vita”.
Sempre secondo lo studio di PerDormire, la pratica del co-sleeping risulta ben accetta dai genitori italiani perché nel 54% dei casi ammettono di non riuscire a trascorrere abbastanza tempo con i propri figli durante il giorno, quindi lo ritengono un gesto di affetto per dimostrare la propria vicinanza. Passando alla differenza di genere, sono i figli maschi (58%) a desiderare di più di dormire di fianco a mamma e papa, mentre più autonome risultano le femmine che, per il 72% del campione intervistato, non hanno alcun problema a dormire da sole nella propria cameretta.
Alla luce dei risultati della ricerca, PerDormire, in occasione del week end della festa della mamma, metterà a disposizione, nei suoi 99 punti vendita presenti su tutto il territorio nazionale, i Personal Trainer del sonno che offriranno consulenze gratuite e presenteranno tutte le novità di prodotto adatte a garantire al meglio il riposo dei bambini, anche in un letto condiviso.

Come vedete è un classico comunicato promozionale (in questo caso di un produttore di materassi) basato su una presunta “ricerca” vaga, priva di qualunque riferimento e affidabilità scientifica (sarebbe interessante conoscere il metodo di misurazione di questo dato: “La mamma è sempre la mamma, soprattutto al risveglio. E’, infatti, la prima persona che 4 bambini su 5 cercano appena aprono gli occhi”), e arricchito dalla citazione di una seconda “ricerca”, attribuita come da manuale a un’università straniera ignota a quasi tutti ma dal nome autorevole, in quanto inglese. Fuffa.

Due ore dopo l’arrivo del comunicato, la “notizia” è già sul sito dell’Ansa, ricopiata con opportuna citazione del nome del committente ma occultamento della sua natura di venditore di materassi. È divertente che la “ricerca” americana citata oggi risalga a sette anni fa, e che con identica forma fosse stata già pubblicata per esempio su Repubblica nel 2011. Se si va a leggere la sintesi degli obiettivi e delle conclusioni di quella ricerca, poi, il senso sembra assai più limitato e circoscritto di quello che gli articoli – fedeli ai comunicati stampa e indifferenti a ogni minima verifica – sostengono.

We examined the predictors and consequences of mother-child bed-sharing at 1, 2, and 3 years of age in a racially/ethnically and geographically diverse sample of low-income families across the United States.

There seem to be no negative associations between bed-sharing in toddlerhood and children’s behavior and cognition at age 5 years.

Un’altra cosa interessante è che la stessa istituzione americana suggerisca invece, per altre ragioni, di lasciare dormire i bambini da soli nella loro culla.
Ma è il giornalismo professionale che ci protegge dalla cattiva informazione, come leggeremo di nuovo domattina su qualche giornale, svegliandoci tutti quanti felici nel lettone.

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