Già vecchio

Sabato il segretario del PD Zingaretti ha deciso di avviare un presunto progetto di ricostruzione del PD comunicandolo a un grande quotidiano. Ne sono seguiti interventi un po’ di tutti, a loro volta ripresi dai quotidiani, sul progetto in sé, su come debba iniziare (dai contenuti! dalle idee! dalle persone! dal nome no! no no no! ma come si chiamerà?), dove debba andare, cosa ci sia di sbagliato, cosa di giusto. E insomma quello che per ora Zingaretti ha prodotto è un buon argomento per riempire di valutazioni inevitabilmente insignificanti e volatili le pagine dei giornali e le ore delle trasmissioni tv.

E potrebbe anche andare, se fosse un effetto secondario e accessorio: ognuno fa il suo lavoro. Queste valutazioni insignificanti e volatili (il parere di Occhetto! le reazioni delle “sardine”! imitare Corbyn? Sala è freddino! torna D’Alema? il partito fluido! ma come si chiamerà?) prodotte dai media, però, sono già diventate “la cosa”, e stanno già orientando e gravando qualunque progetto Zingaretti avesse, ammesso che ne avesse uno. Ma diciamo qualunque progetto che abbia il futuro dei progressisti e dell’Italia come obiettivo. Mi cito, solo per imbarazzo a riscrivere le stesse cose, fate la tara ai nomi cambiati:

Quando tutti danno pagine e minuti al fatto che nel PD si sia aperto un confronto, e come interpreti di questo confronto e della critica verso Bersani propongono D’Alema e Veltroni, invece che Civati o qualunque degli altri più nuovi e consapevoli esponenti del PD che cercano davvero di cambiarlo, il problema non sono D’Alema e Veltroni: sono i giornali e il pigro e cieco mondo dell’informazione politica italiana, gioiosamente pendente dalle labbra di D’Alema e di tutta la compagnia. Lo stesso quando i giornali promuovono come imminente e all’ordine del giorno un’alleanza PD-PdL che è invece disprezzata e negata da praticamente tutti, e la cui evocazione serve solo a far crescere il disprezzo.

Fino a che qualunque progetto o iniziativa politica sarà succube e ostaggio dei media (c’è cascato anche Matteo Renzi a suo tempo, e oggi se ne lamenta) nell’ingenua illusione di servirsene e governarli, non avrà nessuna possibilità di divincolarsi da questi meccanismi imputridenti e becchini e non sarà in grado di controllare o creare niente: i media hanno – come è legittimo – priorità diverse, giocano altre partite (oggi il Corriere riferisce della novità sul PD, ma sottolineando che le cose che dice Zingaretti il giorno dopo siano diverse da quelle che ha detto a Repubblica, per esempio), per le quali le vicende politiche sono un’occasione: la discussione diventa un’altra cosa, non più indirizzabile e con altre priorità. Diventa un casino. Diventa subito vecchia e da buttare. Pensare che i media possano essere veicoli o funzionali a un progetto politico di cambiamento (funziona solo se li possiedi: cosa non rassicurante) è come scoprire l’energia nucleare e raccontarlo ai laboratori militari: quelli ne faranno cose prodigiose, certo. Poi vedi come va a finire.

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