Cosa sta succedendo?

Bisogna che mettiamo in fila un po’ di idee, perché le cose che negli ultimi anni siamo andati dicendo che “rischiavano di succedere”, adesso stanno succedendo, e forse ci tocca di rivedere con qualche allarme in più le analisi che prima suonavano precoci e pour parler. Il modo migliore per capire è fare delle domande e vedere che risposte abbiamo, o se ce ne vengono di sensate. Però scriverò una cosa lunga, anche per ordine mio e per levarmi il pensiero prima che comincino le partite di oggi, quindi non mi offendo se vi stufate tra dieci righe.

1. Cosa sta succedendo?
Lo dicevamo appena qualche giorno fa, a proposito dei risultati elettorali italiani: “Sia nel tempo che nello spazio, quello che sta succedendo ora in Italia sta dentro una cosa assai più estesa. E quella cosa non è solo italiana: alimenta molti successi anomali e nuovi in molte parti del mondo. Che si tratti di movimenti che sembrano più di destra o più di sinistra – hanno spesso cose di entrambe -, questi successi sono visibili in molte parti d’Europa (nel Regno Unito poi dopodomani votano persino per uscire dall’Unione Europea). Ma sono arrivati – dopo le avvisaglie dei Tea Party – anche negli Stati Uniti con dimensioni impensabili e con la vittoria di Trump alle primarie, che sarebbe il primo presidente a non aver servito il suo paese in politica o come militare. Se vi ricorda qualcosa, questo essere “fuori dalla politica”.
C’è un andamento sociale che riguarda tutto l’Occidente e che – caso raro nella storia, ma non inedito – muove le sue civiltà verso il regresso e non verso il progresso: anzi rivendica spesso il regresso stesso, contesta la competenza, la cultura, l’esperienza, e usa gli strumenti che sono arrivati per superare il gap tradizionale dato da quei caratteri e sostenere che sia meglio il “normale” dell’eccezionale, l’ignoranza della sapienza, l’ingenuità dell’esperienza”.
Il ministro conservatore britannico Michael Gove, uno dei maggiori leader della campagna per “Brexit” ha definitivamente sintetizzato questa tendenza, proclamando senza vergogna che “il popolo britannico è stufo di esperti”. La “cosa che sta succedendo” è che l’ignoranza sta vincendo, presentandosi come tale.

2. E perché non ce ne siamo accorti?
Ce ne siamo accorti, ma siamo abituati a che le catastrofi non succedano davvero (speriamo ancora che non succedano), e poi ci sentiamo disarmati, e insomma ci siamo detti “pazienza, un po’ di agitazioni, poi passerà e le cose torneranno come prima”. Che le cose si possano sempre fare tornare come prima è una delle grandi ingenuità del nostro pensiero di umani. Un po’ è un tic psicologico, un po’ la storia e il modo di raccontarla ci hanno abituato così, che il mondo progredisce: prendete l’Europa, è sempre cresciuta, allargata, e quello che ci hanno sempre detto era che fosse destinata a crescere di più. Non di meno.
E poi, in una notte.
Comunque, ora se ne stanno accorgendo tutti. Solo negli ultimi giorni mi sono imbattuto in questi:
What do the Brexit movement and Donald Trump have in common, New Yorker
No One to Trust: the Anger That Connects Brexit, Trump, Le Pen, Bloomberg
- Brexit vote sends a message to politicians everywhere: It can happen here, Washington Post
How voters’ personal suffering overtook reason and brought us Donald Trump, Washington Post
Sono tutte analisi molto esatte e interessanti, e altre decine e decine ce ne sono, che dicono quello di cui al punto 1: il loro problema è che si autoconfermano, come suggerisce il titolo e il tema dell’ultima. Non si può sconfiggere la sospensione della ragione e della logica con strumenti di ragione e logica, e se anche io qui scrivessi le cose più intelligenti e definitive di sempre – si fa per dire! -, sarebbe inutile: è come cercare di sconfiggere l’analfabetismo con un libro che insegna a leggere, o spiegare su Twitter come mai non sta funzionando internet.

3. Come mai è successo?
In parte per ragioni ripetute mille volte, fino a diventare un po’ anche un alibi. Ci sono state crisi economiche e trasformazioni che hanno alimentato le difficoltà, le disillusioni e la rabbia di tantissime persone, in tutto l’Occidente. E l’inadeguatezza delle élite, politiche e non, ad affrontare questi problemi (inadeguatezza un po’ legata all’enormità del problema e un po’ alla mediocrità degli umani preposti) ha generato le reazioni di cui abbiamo scritto sopra (e che lo abbiano detto tutti mille volte dovrebbe suggerire che continuare a insistere sulle “colpe della politica” e sul “tornare a parlare ai cittadini” forse non basta: se fallisce la politica ovunque, probabilmente non basta “tornare a fare cose” ma serve “farne di diverse”).
Però queste condizioni “economiche” riguardano solo una parte dei coinvolti, e per esempio in Italia molto meno che presso certe classi sociali e geografiche degli Stati Uniti o del Regno Unito, per ragioni di diversa distribuzione della ricchezza e maggiore protezione pubblica delle sproporzioni sociali. Non è un fattore che basta: a far vincere Brexit o il M5S hanno concorso grandi maggioranze di persone che non possono in buonafede dirsi povere o in difficoltà economiche. C’è altro.
È successo anche un cambiamento culturale, non solo socio-economico. Le persone sono state educate dai cambiamenti tecnologici e dalla comunicazione di ogni genere ad avere necessità molto maggiori di affermazione di sé, molti più strumenti per cercare di soddisfarle, e molte più frustrazioni per il non riuscirvi mai abbastanza. Ci siamo convinti tutti di meritare di più, di poter ottenere di più, e di dover accusare qualcun altro se non ci riusciamo. Ce ne hanno convinti molto la televisione, prima, e poi internet, soprattutto. E in più internet ci ha anche dato gli strumenti che ci hanno illuso di poterlo ottenere, la famosa e giustamente ammirata “libertà di internet”, l’accesso per tutti a mille cose prima impossibili (io ci ho fatto un giornale, per esempio) ci ha abituati a pensare che tutto ci sia accessibile: con un malinteso senso di eguaglianza che annulla ogni forma di “merito” o qualità, un malinteso egualitarismo che non vuole che tutti comincino la gara a pari condizioni, ma che a pari condizioni restino tutta la gara e a pari condizioni la finiscano. Un senso di competizione permanente che trasforma in privilegio ogni successo altrui e in ingiustizia ogni fallimento proprio: innescato dapprima da una quantità enorme di reali privilegi e reali ingiustizie, ma poi divampato a diventare una lettura del mondo, della vita e della realtà.Qualcuno sta cercando di fregarci. E che ha come corollario l’incazzatura e la frustrazione permanenti, modi di pensiero che riattizzano il circolo vizioso.
(ne ho scritto tante volte, cerco di ripetermi meno che posso)

4. Come lo abbiamo affrontato?
In modi diversi.
a) una parte di politici forse benintenzionata non è stata intellettualmente in grado di comprenderne la dimensione o la serietà. È andata al massimo dicendo che c’era un problema di “farsi capire dagli elettori”, di “scollamento”, è ricorsa a categorie economiche molto tradizionali e anacronistiche, non ha colto per niente le dinamiche psicologiche e di comunicazione e il secondo fattore citato sopra. La cosa se li è mangiati.
b) un’altra parte di politici – più in sintonia culturale o caratteriale con quello che stava succedendo – ha finto di o ha provato ad assecondare quelle richieste, molto difficili da soddisfare per la loro parte “economica” e impossibili da soddisfare per la loro parte psicologica. Lavorando su un diversivo per la parte psicologica – ovvero indicare capri espiatori (siano immigrati o “politici”, l’intento è lo stesso) ed eccitare la rabbia invece che curarla – e promettendo soluzioni impossibili per la parte economica: che è la demagogia, quella che ora tutti chiamano “populismo”. Fino a che la distrazione del primo approccio prevale sui fallimenti del secondo, questi politici vanno forte, poi scompaiono, almeno nelle democrazie: è lì che a volte nascono le dittature.
c) una grande parte dei media si è accodata – per ragioni economiche e di posizionamento – all’approccio di cui al punto b), favorita – differenza rilevantissima – dal non essere chiamata a trovare soluzioni o dare risposte. Ha quindi potuto produrre quantità enormi di informazioni demagogiche, false, sobillatrici, e di capri espiatori, senza alcuna responsabilità o rischio; anzi rinnovando a ogni breve ciclo i capri espiatori, e demolendo nei mesi dispari i carri su cui era salita nei mesi pari, esente dal doverne rispondere. Ed è diventata – complice internet e i nuovi meccanismi che col concorso di tutti (utenti, inserzionisti, indotti vari, ciascuno di noi) fanno prevalere la forza delle quantità su quella della qualità – il più efficace promotore della cosa. Ma sono riflessioni banali, goebbelsiane: nessun regresso culturale o grande imbroglio sulla realtà è mai funzionato senza un gran lavoro di disinformazione. Un tratto interessante è che stavolta la disinformazione è indipendente, spontanea.
d) una minore e sempre più inerme parte dei media ha cercato di mantenere un’informazione più seria e consapevole sulla complessità delle cose, più rispettosa di fatti e realtà, e a favore della ragione e della logica: tra questi molti diventano sempre più marginali a causa del calo della domanda di qualità e del suo valore economico, mentre alcuni riescono a stressare a sufficienza quella ridotta a domanda da poter sopravvivere, ma di certo incidendo molto meno sull’informazione diffusa (in Italia, come si è detto spesso, le testate maggiori tendono da sempre ad appartenere sia al punto c) che al d), ma sbilanciandosi sempre più verso il c).
E le democrazie poco informate funzionano male, a volte persino peggio di certe non democrazie. Tema diventato attualissimo e plateale dopo il referendum britannico.
e) tutto il resto di noi si è più o meno scandalizzato – quelli non protagonisti della cosa, che ci contagia sempre di più – reagendo o in modi completamente controproducenti, spesso figli degli stessi meccanismi psicologici belligeranti e arroganti, oppure con wishful rassegnazione, aspettando che passasse.

5. È colpa della democrazia?
Se fosse “colpa della democrazia” non avremmo nobilitato così convintamente la democrazia finora: qualcosa deve essere successo. Ovvero quello di cui sopra: di sicuro è cambiato il mondo che usa le democrazie in modi che rendono le democrazie uno strumento molto meno soddisfacente ed efficace di come eravamo abituati a pensare, forse persino meno “giusto”: per quanto la democrazia abbia una ragione di giustizia ed equità insita nel suo principio. È quindi assurdo “accusare” la democrazia, con l’idea autoassolutoria (e autogratificante) che basti togliere di mezzo “gli ignoranti” (che sono sempre gli altri). Al momento, anche nelle condizioni date, non esiste strumento altrettanto efficace per garantire sulla lunga distanza il progresso delle comunità e la loro giustizia. Però è vero che fare della democrazia una specie di coltellino svizzero, o di oracolo – e usare il termine “democratico” a caso per nobilitare qualunque cosa – buono ad affrontare ogni problema è stata una sciocchezza, figlia della sacralizzazione della democrazia nelle culture correnti, e della trascuratezza con cui si  è smesso di spiegare che la democrazia per funzionare deve essere rappresentativa (oltre che informata): e che delegare a qualunque cittadino la decisione concreta su qualunque cosa non è “democratico”, ma è il contrario: annulla il senso del suo scegliere dei rappresentanti e delegarli, e rende le scelte inevitabilmente poco informate. La democrazia diretta è il contrario della democrazia. I fautori retorici delle “decisioni del popolo” e della democrazia diretta hanno in questo senso grandi responsabilità, da qualunque ideologia provengano: e ora si scandalizzano di Brexit.
A voler correggere la domanda iniziale, quindi, probabilmente “è colpa di un’idea di democrazia sacrale e astratta, poco informata e poco rappresentativa”: che ha contagiato pure David Cameron, lo scellerato consegnatore “al popolo” di una decisione come quella dell’appartenenza all’Unione Europea (vedi il precedente del referendum sulle lasagne a Milano).

6. La “cosa” sta succedendo ovunque?
La domanda 6 sarebbe in realtà “E cosa si può fare?”, ma nel timore che la risposta sia “niente di realistico”, la prendiamo per ora da un’altra parte: ovvero cercando di capire se sia inevitabile che la cosa succeda o se da qualche parte non succede, e perché.
Sta di sicuro succedendo spettacolarmente – con declinazioni e contesti molto diversi e peculiari, mescolati con lo stesso fenomeno: ma evitiamo di dire “eh, ma lì, è diverso”, ché i tratti che ho detto all’inizio ci sono – in Regno Unito (vedi referendum), in Italia (vedi successi del M5S e della Lega prima, ma in un senso meno vistoso anche di Berlusconi), in Francia (vedi successi dei Le Pen sempre più in avvicinamento alla vittoria), in Spagna (vedi Podemos di imminenti vittorie), in Austria (vedi superdestre che hanno appena perso per un pelo), in Ungheria e Polonia. E negli Stati Uniti, dove è in ballo che gli argomenti di Trump facciano il colpaccio (ripeto, con le cospicue differenze del caso). Poi succede in misure ancora non di primato in diversi altri paesi europei.
Dov’è che succede in forme minoritarie e non ancora vincenti, pur dentro lo stesso sistema di civiltà e democrazie occidentali? Direi in Germania, nei paesi scandinavi, in Canada e in Australia (non confondiamoci: non parlo di posti “progressisti” ma di posti dove funzionano ancora schemi politici e sociali non sovvertiti dalla cosa). Come mai? Cos’hanno questi paesi?
La maggior parte di loro sono più ricchi, o poco popolati: meno problemi reali ad alimentare tutto il resto (eppure qualcosa lo stesso ribolle, in Scandinavia e Gemania). La Germania poi si è liberata da poco dal prezioso impedimento del postnazismo, dell’essere stato il paese della cosa per antonomasia del Novecento. In Australia ci sono peculiarità geografiche e storiche che probabilmente spiegano una condizione meno in evoluzione, più politicamente convenzionale. Resta il Canada, che ha da poco persino un premier giovane e liberal (anche l’Italia, ma con una scorciatoia meno democratica, e che si trova sotto rischiosa aggressione da parte della cosa): andrebbe studiato, ma probabilmente è uno stato che ha delle condizioni di fatto non esemplari.
L’impressione è che insomma tra i paesi coinvolti da questo fenomeno nessuno abbia trovato un modo promettente di affrontarlo e limitarlo. Forse l’unica cosa che ci dice la Germania è che se, per ragioni difficilmente replicabili a livello politico sulla breve distanza, hai costruito un’economia discretamente forte e un sistema di istituzioni più solido, il pericolo è più lento a manifestarsi, almeno fino a che durano quelle condizioni.

7. Era già successo che “si tornasse indietro?”
Questa è una divagazione: non credo, e lo scrivo volentieri, che la storia “insegni lezioni” più di tanto per capire quello che succede oggi, soprattutto sulle discontinuità. Spesso anzi ingabbiare tutto in riferimenti storici a contesti diversissimi è il modo peggiore per capire le cose (e la storia ha poi precedenti per tutto e per il contrario di tutto). Però per sapere se la cosa è plausibile e può peggiorare di molto è interessante capire questo: ci possono essere, delle discontinuità, delle inversioni, rispetto all’idea di progresso delle nostre civiltà occidentali con cui veniamo educati da quasi un secolo? È successo in passato che la cultura che ci governava e muoveva – parlo di tutto l’Occidente o di una sua estesa parte – regredisse, privilegiando di più l’ignoranza sul sapere, il falso sul vero, rispetto a quella che l’aveva preceduta? L’esempio più spettacolare è il nazismo e il suo traboccare in mezza Europa, l’Olocausto. Ma lì c’è un’unicità, per definizione. Però altri ce ne sono, ho sentito in questi giorni pareri interessanti, e io credo che non sia “storicamente impossibile” che vada a finire male, di un male inedito e contemporaneo (poi se me lo chiedete, continuo a non crederci, ma forse per ottimismo irragionevole): ve la lascio come conversazione estiva.

8. E quindi c’è un modo per non far vincere “la cosa”?
Ovvero per non far ripetere la vittoria di Virginia Raggi a Roma – astenersi indulgenti e ingenui wishful thinkers sulla faccia pulita del M5S: fosse anche la persona più perbene del mondo, gli approcci e metodi e “idee” del M5S sono imperdonabili e insuperabili e Farage mica è amico mio -, per non far ripetere il risultato britannico, per non far vincere Marine Le Pen alle prossime elezioni francesi, per non far diventare Trump presidente degli Stati Uniti, e così via fino al potenziale nazismo 2.0?
Se mi costringo a essere sincero con me stesso, temo di credere di no. Probabilmente credo di no. Ma come diciamo sempre, questo non ci consente ancora di andare al mare – è quasi luglio – e fregarcene (lo facciamo da anni, e guarda come siamo ridotti). E temo anche di non potere avere io – né la gran parte degli editorialisti da prima pagina – l’idea che ormai da un pezzo stanno cercando i governi di mezzo mondo: però se continuiamo ad analizzare quello che sta succedendo con le stesse categorie mentali che l’hanno fatto succedere, che non si sono accorte che stava succedendo, che hanno pensato di tenerlo a bada o che passasse, presto ricorderemo Brexit come un periodo ancora tutto sommato normale.
Certo, è così una bella giornata, fuori.

35 commenti su “Cosa sta succedendo?

  1. FrancescaS.

    Grande analisi! Più che condivisibile! È paradossale che nell’era di Internet l’ignoranza sia così diffusa. Abbiamo a disposizione sia Wikipedia che i cataloghi delle più importanti biblioteche del mondo e non abbiamo gli strumenti di analisi e culturali per utilizzarli. E, come lei ha evidenziato, abbiamo la presunzione di sapere tutto. Ho tanti colleghi che hanno votato Raggi e sono convinti, in perfetta buona fede, di averlo fatto per il bene di Roma. Quello che non capisco è quando le abbiano mai sentito proporre qualcosa che vada in tale direzione, quando mai le hanno sentito dire che lotterà contro i corporativismi, che farà raccogliere la spazzatura per strada, che renderà i servizi pubblici efficienti . Eppure loro sono convinti di aver battuto i poteri forti (sic), di aver sconfitto i media , di aver combattuto per Roma. E poi, dopo aver detto tutto ciò, con un sospiro, aggiungono….speriamo…..

  2. robertopinotti

    Punto 8: come diceva quel tale “la storia insegna che la storia non insegna un cazz*”

  3. robertopinotti

    Intendevo il punto 7 (non ho idea di come si modifichi un commento, sempre che si possa fare)

  4. IreneBo

    Ottima analisi che condivido in pieno. Mi sono piaciute soprattutto le ultime cinque righe: neanch’io so quali siano poi queste idee nuove, ma certo intorno sento troppo spesso analisi con schemi vecchi, da parte di gente che forse non si vuole rassegnare a vedere tramontare il suo mondo. Lo stesso europeismo, a cui pure ho sempre aderito con convinzione, forse è vecchio e dovrebbe essere riletto in modo diverso, per non soccombere.

  5. demetrio d'ambrosi

    La crisi della politica classica risale ad almeno 30 anni fa, ricordiamoci di quando si invocavano i governi dei tecnici – che altro non era che l’arrendersi di fronte alla constatazione che destra, centro e sinistra avessero necessita’ di smarcarsi dall’incapacita’ di offrire soluzioni reali ai problemi posti da aspirazioni sempre piu’ incompatibili con il possibile.

    Ci vedi lungo quando, in sintesi, affermi che i populismi odierni non sono altro che la ribellione non al consumismo ma in nome del consumismo: nonostante le condizioni medie di vita vadano migliorando, la forbice tra il possibile ed il desiderato (desiderato perche’ esistente, perche’ visibile, perche’ sempre piu’ immediatamente presente) va aumentando sempre di piu’, e cosi’ l’insoddisfazione.
    L’insoddisfazione in un’ottica novecentesca si riversava nelle ideologie, ma con la caduta delle ideologie si riversa sui pseudo movimenti demagogici, che siano tea party, leghe, 5 stelle, e via dicendo.

    Ai razionalisti non resta che l’Aventino…

  6. bugiaggo

    Sarei d’accordo su quasi tutto, se non fosse che sarebbe giusto aggiungere al problema del nazismo 2.0 quello del capitalismo 3.0 che comincia a somigliare molto al capitalismo 1.0. E poi, forse la Germania avrà pure smesso di essere la ‘cosa’ per sé stessa, ma di sicuro non ha smesso – un po’ per autosuggestione un po’ per verità – di esserlo per gli altri.

  7. Julian B. Nortier

    La colpa della situazione non è certo la democrazia ma il tradimento della democrazia.I partiti tradizionali per anni hanno approfittato dell’indulgenza (e dell’immobilismo conservatore) degli italiani.Da Tangentopoli in poi(per tacere l’approccio pidduistico dei due decenni precedenti) si è andati degenerando,e tutti i tenttivi di ricostruire la Ns Repubblica sono stati assolutamente velleitari,sprecati.
    Ma la fine chapliniana (sic) del post “è una così bella giornata fuori” non può liquidare la questione per cui anche se vogliamo considerare il neofascismo grillino come reale (io gli ho solleticati su questo punto più di una volta,non essendo un fidelitario nè tantomeno grillino,avendo votato-per contribuire alla caduta piddina-per la prima volta 5S alle ultime comunali) questo attegiamentp non è la causa degli attuali problemi ma l’effetto di politiche epocalmente di corto respiro se non-il Pd-platealmente corrotte e burocratesi(certo se dai il partito a uno come Orfini,qualche domanda poi te la devi fare..)
    Insomma,ora stiamo a vedere: è chiaro che il Pd(specie la sinistra Pd) ha amici potetnti nei giornali tipo “Repubblica” e nei salotti-Renzi gli amici potenti li ha nel “Corsera” e tra i salotti industriali(Marchionne.Eni,etc etc) e quindi faranno di tutto per screditare i grillini all’opera.In comuni con un rretroterra pragmatico più forte(Torino) sarà più dura,a Roma avranno buon gioco ma il ricordo di ciò che non hanno combinato e di ciò che di male-maldestro e illegale-hanno combinato è ancora fresco,come un refolo di vento,fuori dalle stanze del Nazareno.
    Il risultato delle comunali è ottima premessa acchè anche in Italia si esca fuori-forse dalla Ue,sicuramente dall’Euro.Meriterebbe un tomo a parte il racconto dei disastri del primo governo Prodi,che ora ci costringe (figli di papà e piddini arricchiti esclusi) a fare fatica.
    Appendino e Raggi sono state votate perchè rassicuranti e di bella presenza(parlo in generale,non del mio voto) adesso devono dimostrare cosa sanno fare.Il vento di un antieuropeismo non credo lo cavalcheranno,troppo furbe per concentrarsi in qualcosa di diverso dai problemi ufficiali.A loro basterà fare grosso modo le cose che la banda Pd-Carminati non ha fatto,e non fare quello che invece questi “solerti” mettevano in atto: insomma,onestà e concretezza,bastano,a chiunque non sia nel riverbero programmatico piddino,ormai opaco.
    Ovviamente,Buone (Non) Olimpiadi a tutti, i piddini…

  8. gbrombin

    Ci sono diversi elementi dell’analisi che condivido. Propongo però qualche punto di riflessione.
    Come mai questa “cosa” prende in Inghilterra i vecchi campagnoli non istruiti e da noi i giovani che votano 5s?
    Non pensa che per evitare che “la cosa vincesse” nella forma di Virginia Raggi più che trovare nuove forme politiche bastasse banalmente evitare le maialate che i partiti usuali hanno combinato a Roma? Era realmente ipotizzabile che non andasse così?
    Quella dei 2-30enni è la generazione che più soffre per l’impossibilità di realizzarsi, anche per via di una classe dirigente vecchia che occupa i pochi posti disponibili rimasti. Lei con le sue possibilità ha fatto un giornale, ma siamo sicuri che tutti gli aspiranti giornalisti disoccupati là fuori siano così additabili di scarse capacità e facili insofferenze, in una società che gli ha soffiato sotto il naso la professione? – e la cosa vale per molti altri ambiti.
    La società è stata fornita di nuovi mezzi e non ha ancora capito come usarli, delega inevitabilmente al caso e agli interessi, probabilmente si riassesterà ma questi traumi correlati alle nuove potenzialità sono ineludibili.

  9. IreneBo

    Ma insomma, non è vero che bastano onestà e concretezza! Governare è difficile e ci vogliono altre capacità non proprio alla portata di tutti.

  10. Daniele Lombardi

    D’accordo quasi su tutto, tranne forse per il fatto che la Brexit si sarebbe potuta evitare semplicemente bypassando il referendum popolare. Il voto – ogni tipo di voto – individua in una società (e alle volte anticipa) alcune tendenze che esistono in quanto tali, non in quanto espresse con il voto stesso. Se nel ’32 qualcuno avesse impedito al popolo tedesco di eleggere democraticamente Adolf Hitler alla cancelleria del Reich questo non avrebbe affatto impedito l’ascesa del nazismo. In qualche altra forma (forse più violenta) avrebbe comunque raccolto il consenso che quel tipo di società tedesca era disposto a dargli. E’ vero: in quel caso ci fu una delega, qui parliamo di democrazia diretta. Ma forse la democrazia diretta va considerata anche in questo modo: un campanello d’allarme che suona prima che una tendenza si faccia strada in modo più pericoloso e diffuso. La Brexit era nella testa della maggioranza degli inglesi? Bene, cogliamo l’opportunità di averlo compreso in questo modo e non in un altro più conflittuale, perché il problema sarebbe esistito comunque.

  11. Franco M.

    Perché la democrazia torni ad essere efficace c’è bisogno che sviluppi gli anticorpi per riconoscere e difendersi dalla demagogia, e che si sviluppino senza che siano necessari i danni dovuti ad altri voti con conseguenze negative simili a quello sul brexit.
    Non far votare gli ignoranti non è una gran soluzione, ma una buona arma è quella di ridurre la percentuale di ignoranti in modo che siano ininfluenti.
    Nella caso della politica servono sempre più conoscenze di economia per poter distinguere tra proposte realistiche o demagogiche. Conoscenze che servirebbero anche a difendere i nostri risparmi da chi vuole approfittarsene.
    In Italia abbiamo un deficit scandaloso di nozioni di base su macro economia e diritto. Praticamente assenti dalle nostre scuole.
    Forse volutamente nel passato si è cercato di mantenere una popolazione ignorante su questi temi, da lasciare ad una oligarchia che potesse decidere per la popolazione, senza dare troppe spiegazioni. Questa ignoranza rende però la popolazione più soggetta alla demagogia mettendo a rischio la suddetta oligarchia, ma anche il benessere di noi tutti.

  12. dalecooper

    Un dato: ricordate Radio Bestemmia? O Radio Parolaccia, ovvero Radio Radicale a linee aperte a metà anni 80. Beh, 30 anni fa il popolo, la gente, erano esattamente come ora. Solo che non avevano strumenti di espressione diretta.

    Siamo in una fase nuova della democrazia: la ferocia della folla reclama il diritto di parlare e di agire. È una crisi molto simile a quella che 100 anni fa, attraverso mass media e industrializzazione, approdò nei nazionalismi, nella guerra, nei fascismi.

    Dopo la tragedia gli equilibri si ricomposero e tornò il rispetto per l’esperienza, l’autorevolezza, la competenza, ecc.

    Buona fortuna a noi.

  13. alessandro de venuto

    Molti spunti di riflessioni condivisibili.
    Da qualche tempo definisco l’era verso cui stiamo andando o ” la cosa” chiamata dal Direttore, quella di un “Nuovo Medioevo” per mille motivi, molti sono elencati proprio in questo post.
    Vero, Francesca sottolinea come nell’era di internet e dell’accessibilità alle informazioni possa accadere tutto ciò: credo che a mancare sia la cultura, il metodo per poter gestire le informazioni soprattutto per chi ne usufruisce.
    La ridondanza delle stesse informazioni e dei canali che abbiamo a disposizione per diffonderle trasforma vero ciò che non è e la velocità dei vari dispositivi rende immediato “postare” sui vari social network notizie che non lo sono. Non si chiede di verificare le notizie di un articolo ma almeno leggerlo.

  14. dalecooper

    Aggiungo: desacralizzare, secolarizzare, confinare la religione nel privato, sono cose che, quantomeno, favoriscono la perdita di rispetto per valori che sono anche laici. Valori laici che però hanno bisogno di un corpo religioso. Per lo meno quando li si vuole vedere radicati nelle masse.

    A me dà l’idea che certi intellettuali, nel persistere con la guerra alla religione, seghino il ramo su cui sono potuti salire.

  15. fulgenzio

    Lo struggimento dei borghesi che hanno come unica preoccupazione quella di non poter più mandare i figli all’Erasmus a Londra è da sbellicarsi. Vi meritate il peggio e vivaddio lo avrete.

  16. piq

    Anch’io trovo molti spunti condivisibili in questo articolo, cosa che non mi stupisce perché, pur avendo idee politiche differenti, apprezzo sempre molto sia gli articoli di Sofri che in generale la linea e lo stile del Post. Però in questo caso vorrei aggiungere qualche considerazione.

    1) mi pare si dia per scontato che chi sta dentro (elite, establishment, classe dirigente, quello che volete) sia solo per questo più competente di chi sta fuori o comunque in grado di prendere decisioni che portano ad un miglioramento del benessere collettivo. Non è detto che sia così e da Blair a Orfini mi pare che ci siano casi presunti competenti che hanno preso belle cantonate.

    2) mi sembra si dia troppo poco peso alle trasformazioni e alle crisi che stanno alla base di questa “cosa” e che sono state causate dalle elite ritenute competenti. O di cui queste elite sono quantomeno responsabili. Queste trasformazioni hanno causato una crescita delle disuguaglianze, la fine delle certezze e della sicurezza, la presa di consapevolezza di non avere alcun potere su dinamiche che vengono decise, dalle elite di cui sopra, in stanze cui non ho accesso. La tentazione della democrazia diretta è causata dal fallimento della democrazia rappresentativa? Dall’aver ceduto quote di sovranità e potere a enti troppo distanti (UE) o al di fuori del controllo della democrazia rappresentativa (finanza, detto in generale) o, qui in Italia, corrotte e compromessa con poteri criminali?
    Io appartengo alla generazione degli anni 70, la prima che si è resa conto che la promessa con cui è cresciuta (avremmo potuto fare quello che avremmo voluto, saremmo stati meglio dei nostri genitori) era una illusione: io sono già più povero dei miei genitori e quando non potrò più contare sul sostegno di mia madre, cui ancora mi capita di dover far ricorso, lo sarò ancora di più.
    Se non ci fossero state queste trasformazioni, questa “cosa” sarebbe accaduta lo stesso? I populismi avrebbero attecchito comunque?

    3) Se, come dice Sofri, non basta che la politica faccia più cose, ma ne deve fare di diverse, ci si può aspettare che che queste cose diverse le facciano le stesse persone di prima o è necessario rivolgersi a persone diverse?
    E queste persone diverse sono necessariamente ignoranti e pericolose o forse sono portatrici di competenze e esperienze diverse, benché da consolidare o da costruire?

    4) Internet (e prima la televisione) ci ha solo illusi di poter aver accesso a mille cose prima impossibili o ci ha anche aiutato ad acquisire consapevolezza che da molte cose siamo tagliati fuori?Magari cose che ci sono state “vendute” come diritti o che comunque diritti lo sono diventati (semplicemente, pensare di poter star meglio in futuro, di poter aumentare le condizioni di benessere, proprie e dei propri figli, esattamente come hanno potuto fare le generazioni nate nei decenni dopo la guerra).

    5) Come ha detto giustamente qualcuno più sopra, la storia ci insegna che la storia non insegna niente e quanto di tremendo è accaduto in passato probabilmente accadrà ancora o forse sta già accadendo, ogni giorno, nel mediterraneo. La paura e l’angoscia troppo facilmente generano comportamenti irrazionali.Ma è saggio mettere sullo stesso piano Podemos, Salvini, M5S, Farage e Le Pen? Davvero non ci sono differenze? Nessuna delle istanze di cui questi movimenti sono portatori è degna di essere presa in considerazione? Nessuna delle persone che li compongono merita rispetto? E pensare che siano tutti uguali, non rischia di essere lo stesso ragionamento della “cosa”, ma da parte di chi vuole difendere lo status quo (non solo per interessi, ma anche per identità) rispetto a chi invece vuole rovesciarlo? Non sarebbe tutto più facile se le due parti fossero capaci, l’una con l’aiuto dell’altra, di riconoscere tra le proprie file e in quelle degli avversari chi è corrotto e chi no, chi è populista e chi no?

    6) Comunque andiamo incontro ad un cambiamento epocale, il riscaldamento globale, la fine del lavoro… Tra qualche decennio il mondo sarà completamente diverso da come lo vediamo oggi e se sarà migliore o peggiore di questo, se un numero maggiore o minore di persone starà meglio di come sta oggi dipende da quello che faremo o non faremo in questi tempi così confusi.

    Spero di non essermi dilungato troppo.

  17. Kitano

    Tutto molto vero ma secondo me c’è dell’altro ancora. Come dice un commento precedente: “Come mai questa “cosa” prende in Inghilterra i vecchi campagnoli non istruiti e da noi i giovani che votano 5s?” La competizione-frustrazione spiega i secondi ma non i primi. Quello che secondo me accumuna tutti oggi è la paura. Invito Sofri a rflettere su questo sentimento che mi sembra guidare i comportamenti sociali e politici di questa fase.

  18. tanogasparazzo

    Bisogna mettere in fila alcune idee, in aggiunta, l’ossessione del contagio e l’isolamento riescono a far saltare ogni rapporto interpersonale ed a far crollare la fiducia negli altri. Salvo ricredersi e pentirsi di quello che avevano appena fatto, isolandosi ovvero non avrebbero più avuto la libertà di circolazione Low Coast, generazione Erasmo, addirittura sempre attraverso il motore di ricerca Google il topic di ricerca era : che cosa è l’Europa. Ora la vera domanda del significato della Cosa, come la definisce il direttore, sarebbe: che cosa è LA COSA Europa. In molti questa Europa della finanza, delle alienazioni delle misure dei vari prodotti locali, l’hanno resa antipatica ai più. I molti intellettuali sulla Cosa europa danno definizioni, relative. Il film di Carpenter La Cosa, ovvero il diverso l’alieno, con le sue invasione, di fuga dalle guerre dalla fame, le sue continue metamorfosi, da animale ad umani, poneva in discussione la reciproca fiducia tra esseri umani con il sospetto che in politici migliori come la povera Jo Cox, fosse posseduta dalla Cosa, naturalmente, nel finale il cui esito è sotto lo sguardo di tutti, venne assassinata, al grido Prima l’Inghilterra. La raccolta di quasi tre milioni di firme, per rifare il referendum, ammettendo: oh dio cosa abbiamo fatto, oppure, altro falso problema la vecchia generazione, prossima alla dipartita, facesse un’inversione a U, per rientrare, utilizzando il vecchio motto quando c’è un pericolo imminente è meglio isolarsi in mare aperto, più lontano possibile. Invece anche qui definizione superficiale, della generazione con più titoli accademici voglia restare in Europa, invece la massa “inculta” isolarsi. Il cortocircuito creatosi tra generazioni è un asinaggine. Nessuno parla delle povertà createsi in modo molto veloce, nei vari paesi. Vi ricordate la definizione di debito, quando la povera Grecia, voleva ridisegnare il proprio debito, naturalmente tutti: dai all’untore, noi facciamo i sacrifici, quindi non abbiamo voglia di pagarli per voi, vivere di debiti era peccato per i paese nordici, pensate invece alle famiglie Inglesi che vivono spendendo di più di quello che guadagnano con carte di credito, ora tutto questo sarà un problema, per le banche che elargiscono i consumi a debito, se questi dovessero rientrare, ovvero restituire i soldi, pensate non si vedrebbero masse di sciatori Inglesi nelle valli Piemontesi. Tra Boris Johnson, e Trump, due personaggi dal colore dei capelli uguali, il dimensionando Cameron, ecco sono loro i veri alieni della della politica mediocre, che hanno permesso tutto ciò, grazie anche, ai vari Holland, che con le leggi sbagliate permetteranno l’ascesa alla destra Lepeniana. Infine si sta mettendo le mani avanti dichiarando anticipatamente, che anche noi abbiamo un referendum prossimo, che tutte le analisi fatte, stanno diventando un viatico. Le avvertenze i monitor sono all’ordine del giorno, in questo referendum non si tratta di uscire dall’Europa, ma si tratta di uscire come qualcuno insiste, dall’immobilismo politico, di produzione di leggi, ed una finta e forzatura inserimento del Presidenzialismo, cambiando addirittura la Costituzione. Termino una cosa dimenticata dal direttore, i costi alti della politica Europea, infine veramente, la corruzione che non si chiama cosa, il lobbismo che con le sue leggi trasnazionali, sono i veri poteri.

  19. fulgenzio

    E quindi si scopre che solo il 36% dei mitici gggggiovani europeisti e’ andato a votare. Quindi i ggggggiovani europeisti sono il 75% del 36%.Tanto per. Due giorni di chiacchiere inutili.

  20. Julian B. Nortier

    Giorni e giorni in cui tv hanno pontificato su dramma dell’uuscita della Brexit.Poi però al momento del voto l’italiano oggi(che dio lo benedoca) fa altre valutazioni: si vota visceralmente contro i salotti buoni piddini,e si sceglie gente come Raggi,Appendino,che magari non ha anni di esperienza nè il cerchiobottismo veltroniano però ha chiari i problemi reali.
    Le buche,i rifiuti,l’amministrazione onesta e non “talk Carminati”; prendere insomma il Pd a Non-Esempio.Perchè all’italiano medio e al vero intellettuale(tra cui mi scrivo) importa nada della Brexit(anzi,esempio da seguire) quello che interessa è la buca sotto casa ed essersi,finalmente,liberato dal partito che-seguendo la lunga tradizione democristiana-i problemi li negava:il Pd.Ormai l’unica leva che ha questo partito per vincere qualche elezione è il forte collegamento con istituti bancari,aziende petrolifere,insomma i Poteri forti,per tacere dell’amicizia che,in modo diverso,i principali due quotidiani gli danno(Corsera azzerbinato su Renzi,Repubblica più paracula,stile Veltroni,old dem).
    Virginia Raggi e Appendino,e un domani il governo nazionale,sannco che quello che conta è ciò che succede nel proprio giardino,gli astrusi dialoghi sui massimi sistemi lasciamoli ai piddini quelli che-ricordiamolo-avevano come punto base del programma per Roma le Olimpiadi..perchè lo diceva pure Totti…per una volta l’italiano medio(il romano medio) ha lasciato l’assorta denagogia piddina,infida,con le pive nel sacco.
    Sarà bello partecipare con il mio voto al-purtroppo lento-disfacimento piddino.E più parlano di dramma della Brexit più la gente non li capisce e non li vota..bene così..lasciamoli cullare con il fatto che i giovani britannici votano contro la Brexit…sai quanto gliene importa a un disoccupato della Bufalotta o a un giornalista precario di Montesacro..
    Si,inconsapevolmente,i piddini stanno lavorando per implodere..slurp.

  21. paolo d

    è un’analisi interessante, ma “di parte”, dalla parte di chi non sta troppo male nella situazione attuale. Cerco di spiegare cosa intendo con alcune considerazioni e un pensiero finale.
    Ad un certo punto Luca parla di governo degli esperti citando la frase “il popolo è stufo degli esperti”. Ma siamo sicuri che nei governi ci siano davvero gli esperti?
    Parlo dei politici, quelli che sono nei governi nei paesi occidentali, in Italia in primis, nel governo centrale e nelle amministrazioni regionali e comunali.
    Gli esperti ci sono nelle nelle istituzioni finanziarie e nelle lobby, tra gli storici e i costituzionalisti, ma non nei governi.
    Quindi i politici possono al più essere rassicuranti, per una parte della popolazione, o inadatti o disonesti per un’altra parte. Ma sgombriamo il campo dagli esperti.
    Poi si parla di progresso e regresso, associando il regresso al voto degli “ignoranti”, dei cittadini non colti, non esperti. Peccato che i cittadini “ignoranti” sono stati resi tali da politiche di esclusione e di divisione sociale. Invece di lamentarsi ora che votano anche gli ignoranti, perchè non si è diffusa la cultura, critica, e non precotta?, Perchè sono stati sempre più create disparità? Si è preferito dividere gli “esperti” al comando dalle masse da nutrire con telequiz, reality, notizie selezionate, slogan, articoli giornalistici non approfonditi.
    Si è scelto un modello del tipo “tranquilli, ci pensiamo noi che sappiamo come si fa, voi fidatevi e lasciatevi guidare”, già questa è l’abiura della democrazia sarebbe stato più coerente abolirla.
    Il politico che rassicura o che “annuncia” riforme senza cercare di informare i cittadini, senza aver cura che ci sia una crescita sociale, senza stimolare il dibattito critico e accettare le opinioni diverse, non è progressista, ma rappresenta, a mio parere, il vero regresso.
    Non è regressione restituire alla comunità di cittadini le scelte politiche, visto che la civiltà umana si è evoluta per millenni sulla base delle spinte delle comunità, del popolo. E’ sempre stato il progresso.
    A meno che il direttore non consideri il progresso da un punto di vista di parte, delle condizioni di vita della parte più ricca e colta della società e regresso sia quindi rinunciare ai privilegi crescenti delle elite.

    Prendiamo la Rivoluzione Francese, il momento storico ancora adesso celebrato come momento della Libertà, di fine della monarchia assoluta per fare nascere le democrazie e le repubbliche e permettere anche ai cittadini comuni di partecipare alla vita pubblica, alle scelte politiche, al governo degli stati e delle comunità.
    Rileggiamo com’è andata.
    E’ stata la più populista delle rivoluzioni, sanculotti e giacobini erano le masse, gli ignoranti.
    Certamente ci sono stati anni tesi, il terrore e l’impero di Napoleone, ma finita la transizione si può ben dire che la Rivoluzione è stata Progresso, non regresso.
    O più recentemente il caso Islanda. dove i cittadini tutti, le masse ignoranti, hanno condannato gli “esperti” e hanno riscritto la Costituzione. Allora è populismo anche questo?

    Ecco a me sembra che i timori espressi nell’articolo non abbiano niente a che fare con democrazia e progresso, ma siano molto legati al qui e ora e alle paure del cambiamento di chi fa parte dell’elite.

    In termini un po’ più brutali, il post che sto commentando mi sembra un pensiero che avrebbe avuto anche un aristocratico, colto e progressista, della corte di Luigi XV, poco prima della Rivoluzione Francese.

  22. Ermes

    Di tutte le considerazioni che ho letto credo manchi una che vedo come prima causa del rifiuto di molti a questa Unione Europea. Il suo allargamento sconsiderato a 28 Paesi e di conseguenza la incapacità di esprimere una politica adatta alle nuove condizioni internazionali. 28 paesi enormemente differenti tra loro rappresentati da una elite europea che riesce a mostrarsi solo capace di bastonare i “cattivi” ed irrigidire tutti i processi decisionali, creando rigetto nei suoi confronti. Peccato !

  23. walterstucco

    Voglio dire umilmente ai commentatori alcune cose, per il bene della discussione, che altrimenti viene alterata dalle stesse bufale mediatiche che molti riconoscono come elemento fondante di una deriva del valore della democrazia popolare

    1 – il PD non ha nulla a che fare con Carminati, quello ha a che fare con la giunta Alemanno, che tutti dimenticano sia esistita, in particolare con il fatto che Alemanno ha piazzato nelle.municipalizzate ex membri dei NAR
    Carminati aveva contatti con Buzzi, che è uomo che dialoga col potere, da ovunque esso venga emanato.
    Non certo per cancellare le colpe del PD, ma per dare a Cesare quel che è di Cesare.
    Siate meno faciloni.

    2 – le nuove tecnologie sono la COSA.
    Molti di quelli che vi sono venuti a contatto, lo hanno fatto solo di recente, nella loro forma semplificata (cioè instupidita) proposta dalle grandi aziende in cerca di un aumento facile dei profitt, aprndosi a mercati fatti da utenti non in grado di comprenderne l’impatto. Come dare AK-47 a bambini delle elementari.
    Apple è la più colpevole.
    Paradossalmente tutto ciò che si imputa ai processi legislativi in atto in Europa che indebilirebbero i diritti dei lavoratori, sono quelli che hanno prodotto l’iPhone che tenete in tasca e non vi fa vergognare che l’abbiate comprato a 900 euro mentre a produrlo erano opperai cinesi di Foxconn che si suicidavano per le condizioni lavorative.

    3 – le persone non sono abituate all’idea di libertà che internet fornisce. Non capiscono che è nata libera da condizionamenti , fra persone che non avevano paura di esprimere il proprio pensiero e che anzi davano grande importanza alla massima trasparenza del pensiero stesso.
    “Il modo migliore di corrompere un giovane, è insegnargli a stimare chi la pensa come lui più di chi la pensa diversamente” scriveva Nietzsche.
    Se non avete mai letto uno scambio di email fra Tanenbaum e Torvalds, fra Torvalds e Raymonds, se non capite Stallman o Alan Kay, semplicemente non siete pronti ad affrontare la crudezza e lo sforzo intellettuale che internet impone.
    Vi spaventerete o offenderete, darete la colpa a qualcuno e vorrete che qualcun altro lo faccia smettere.
    E vi troverete con Trump presidente.

  24. bolpet

    Riassumo il pensiero, a mio avviso sovversivo, che qui si sta propugnando e che ritrovo anche da altre parti: “Persone senza preparazione politica stanno soppiantando sulla spinta popolare esperti della politica” e questo pensiero lo fa passare come una vittoria della incompetenza nei confronti della competenza.

    1) Inesperienza politica non significa incompetenza: che ci piaccia o meno la loro linea politica Berlusconi e Trump hanno fondato e gestiscono delle grandi aziende e se lo fanno non è cert grazie all’incompetenza
    2) Democrazia rappresentativa significa che il popolo sovrano delega alcune persone a rappresentarlo
    3) L’efficacia delle azioni di governo sono garantite dal fatto che la politica (dal greco “πόλις”, polis, che significa città, viene utilizzato in riferimento all’attività ed alle modalità di governo, od anche, nel lessico politico, alla cosiddetta attività di opposizione) si avvale di esperti (i cosiddetti tecnici) per mettere in pratica l’azione di governo che gli è stata delegata dal popolo.
    4) Nel pratico la Raggi sta cercando una serie di esperti che vengono proprio scelti in virtù della loro competenza e non alla loro appartenenza ad una o l’altra corrente partitica

    L’aspetto a mio parare sovversivo è che si suggerisce un governo di una aristocrazia politica in luogo di un governo di popolo, da questi delegato a rappresentarlo. Concetto che ne porta un altro, quello che le consultazioni popolari non debbano essere più necessarie visto che il governo degli esperti saprebbe già quale sia il bene della nazione.

  25. andreo73

    Non mi piace quest’analisi perche’ non mi rappresenta. Non ho argomenti forti per sostenere che non faccio parte di una trascurabile minoranza, ma ho la sensazione che un movimento di protesta dichiaratamente umorale possa diventare maggioritario solo quando persone come me cominciano a seguirlo. Il mio lavoro e’ la ricerca, in fisica teorica, con questo non pretendo di considerarmi “intelligente” (penso che esistano molte intelligenze diverse, non una sola), ma pretendo di considerarmi uno che ha studiato e che considera molto importante la competenza nel proprio lavoro. A Roma ho votato – sia al primo che al secondo tutno – per chi alla fine ha vinto. Studiando e informandomi, a lungo e con spirito molto sospettoso e critico in ogni possibile luogo dell’informazione, sono giunto a farmi una mia idea sulle due alternative (A: probabilmente piu’ esperti e competenti, ma probabilmente piu’ invischiati – soprattutto a Roma – in dinamiche lontane dal bene dei cittadini; B: probabilmente meno esperti e competenti, ma probabilmente meno invischiati), ho cercato di dare un peso ragionevole a quei “probabilmente” e sono giunto alla conclusione che c’era qualche probabilita’ in piu’ di avere una citta’ migliore votanto B piuttosto che A. Ho detto qualche. Non ho gioito per l’esito delle elezioni, gioiro’ se la nuova amministrazione fara’ bene. Sottolineo quindi la freddezza e il pochissimo entusiasmo con cui ho votato, ma sottolineo anche che nella mia valutazione non ho considerato =0 la probabilita’ che il partito B potesse comunque esprimere delle competenze e delle esperienze utili all’amministrazione di Roma. Non penso di aver votato per l’ignoranza e il regresso, non lo faro’ mai. E non mi pare che in questo articolo si parli di me, purtroppo.

  26. tuffolo

    Quella che il direttore chiama “cosa”, almeno in Italia, non so dire quando è cominciata, ma è esplosa nel 1992, dopo le stragi di mafia e “mani pulite”: è crollata la fiducia nelle classi dirigenti e soprattutto nei politici e si è cominciato a parlare dell’impegno della società civile. Questo sentimento è stato assecondato da tutti i partiti politici, il primo a parlare di onestà tralasciando la competenza è stato Occhetto e il PDS, seguito poi da tutti i professionisti dell’antiberlusconismo e siamo andati avanti per tanti anni ad accusare di ignoranza il popolo. E continuiamo ancora adesso, che i risultati elettorali continuano ad essere diversi da quelli che il direttore (cito lui per tutti quelli che la pensano come lui) si aspettava.
    Caro direttore, ti svelo un segreto: le persone non sono stufe di esperti, ma è esattamente il contrario, cioè le persone sono stufe degli ignoranti e sono in cerca di competenti e li cercano laddovè non li hanno ancora cercati. Il voto verso M5S non è di pancia, ma è proprio di testa

  27. menesinim

    Faccio un parallelo con l’evoluzione biologica (sembra che non c’entri, ma i vincoli biologici hanno un grande impatto sulla storia).
    Il singolo individuo nel quadro dell’evoluzione non conta niente : è la specie a cui appartiene che ha più o meno successo, ed ogni individuo che vi appartiene ne segue il destino. Però il comportamento del singolo individuo determina il destino della sua specie. Ora, cosa guida il comportamento del singolo individuo? Due cose : la sua sopravvivenza e il numero di discendenti a cui trasmette i propri geni. Quindi l’imperativo biologico di un individuo è : sopravvivi (abbi quindi un tetto, da mangiare, da bere, e la capacità di difenderti) e trasmetti a quanti più individui possibile (figli ma anche più in generale parenti) i tuoi geni.
    L’evoluzione biologica procede quindi niente affatto linearmente, anzi con molte deviazioni, fondi ciechi e anche inversioni di marcia, e non impara niente dal passato. C’è qualche analogia? Boh?
    E comunque il presente è infinitamente complesso, troppe connessioni e interazioni – per governarlo forse solo l’AI!

  28. cinziaL

    La sua analisi è ottima per quanto angosciante. Io sono un insegnante e la situazione in cui ci troviamo mi ha fatto pensare a quanto ci diceva ai corsi per l’abilitazione il prof di pedagogia: se gli studenti non apprendono non serve a niente insistere con un approccio logico, far appello alle loro facoltà razionali, perchè questo non è in grado di mettere in moto i processi cognitivi necessari: bisogna saper suscitare la giusta emozione, il giusto coinvolgimento emotivo. L’irrazionalità nei comportamenti delle masse si combatte facendo appello ad emozioni uguali e contrarie, il potere di suggestione di una narrazione falsa opponendo un’altra narrazione. Solo così abbiamo una speranza

  29. jacopo78

    Caro Direttore,

    ho trovato la sua analisi decisamente interessante e largamente condivisibile.

    Personalmente ritengo via siano due elementi aggiuntivi che meritano di essere presi in considerazione in questo contento: (1) i limiti di sistemi sociali basati sulla crescita economica (2) la già alta, e rapidamente crescente, complessità del mondo in cui viviamo.

    1.
    Credo vi sia nelle popolazioni occidentali una crescente consapevolezza che il sistema socio-economico che abbiamo costruito (o che ci è stato imposto) non sia sostenibile nel lungo periodo e che abbia effetti collaterali avversi di difficilissima gestione. La reazione a questo stato di cose, a questa inadeguatezza del sistema e di conseguenza di coloro che lo governano (i famosi politici, la casta), può essere fondamentalmente di due tipi: bisogna tornare indietro o bisogna andare avanti rapidamente. In entrambi i casi la causa è la stessa: il sistema attuale non funziona e quelli che lo controllano non sembrano fare nulla per cambiare le cose. I fascismi/conservatorismi/populismi di destra raccolgono i consensi di coloro che vogliono tornare indietro, che sono nostalgici della stabilità e prevedibilità dei vecchi schemi nazionali e nazionalisti. Trump dice ‘Make America great again!’, mentre il Regno Unito si disintegra nelle sue componenti, e i Polacchi e gli Ungheresi radicalizzano le identità nazionali. Dalla parte opposta, soggetti come Podemos e M5S auspicano cambiamenti radicali, spesso incoerenti o iperbolici, e si impongono grazie a strumenti di partecipazione diretta resi possibili da cellulari e social networks.

    E’ inutile discutere qui se il problema sia l’inadeguatezza dei politici o delle istituzioni che essi governano, se in un’epoca di global corporation che fatturano quanto interi stati e muovo billioni di dollari tra conti digitali distribuiti in giro per il mondo schiacchiando un bottone sia ragionevolmente pensabile che istituzioni e burocrozie nazionali possano influenzare significativamente le cose. In ogni caso, quello che c’è deve essere drasticamente cambiato e la gente lo percepisce.

    In altre parole, la politica tradizionale non sta proponendo e neppure discutendo alcune modello alternativo a quello presente (fideisticamente basato sul modello di crescita economica) anche se è evidente come esso generi effetti collaterali ‘diretti’ (come la mancata crescita del valore mediano degli stipendi nei paesi occidentali ricchi nelle ultime decine di anni) o ‘indiretti’ (fenomeni di difficile classificazione/quantificazione quali il riscaldamento globale o le tragiche migrazioni di massa) che colpiscono il benessere fisico e mentale di enormi strati della popolazione. In una situazione di apatia politica generale, alternative bislacche diventano attraenti.

    Un’osservazione molto personale, forse i politici seri, quelli ben intenzionati, dovrebbero smettere di trattarci come cretini e dirci la verità. La verità su quello che pensano per il futuro del paese, dell’UE e del mondo in genere. La verità sulle difficoltà, le rinunce, le scelte che dovremmo affrontare per mantenere e migliorare la nostra qualità della vita e quella dei nostri figli e nipoti. La verità sull’importanza della nostra partecipazione diretta a tutto questo, al fatto che da soli non ce la possono fare. Io mi fiderei di una persona così, la starei a sentire.

    In mancanza di una politica vera, basate su idee e valori/ideali e non sull’improvvisazione semi-quotidiana, una parte della popolazione smette di votare e una parte finisce per ascoltare le uniche alternative possibili.

    2.
    Il problema della complessità merita lo spreco di almeno altrettante parole, ma si sta facendo tardi. In soldoni, non solo i cittadini fanno fatica ad orientarsi in un mondo tecnicamente e scientificamente in costante rapidissima evoluzione, ma anche i decisori hanno enormi problemi a valutare lo stato delle cose e le possibili conseguenze future delle loro scelte. Bio-etica? Automazione digitale? Sistemi energetici sostenibili? Cyber-crimine? Fintech?

    Uno dei compiti dei partiti dovrebbe forse essere costruire e costantemente aggiornare guide alla realtà for dummies, ad uso interno ed esterno al partito. Non mi sorprende che i cittadini facciano fatica a fidarsi di politici spesso evidentemente ignoranti e non mi sorprendo che i politici possano sfruttare a proprio vantaggio l’ambiguità e la difficoltà di analisi di molte situazioni e scelte da parte del pubblico.

    Qui sicuramente i media hanno una responsabilità enorme. Ma anche i sistemi educativi e i partiti politici sono ampiamente responsabili. I nuovi media, le nuove tecnologie, i nuovi fenomeni sociali vanno studiati, discussi, utilizzati, guidati. I vecchi partiti sono spesso ridicolmente impreparati da questo punto di vista.

  30. halley

    Penso che state tutti spendendo narcisisticamente un mare di vuote ed inutili parole. Ma è così difficile accorgersi che, per quanto riguarda l’Italia, le cause siano due: una enorme, la smisurata ingorda crescita del divario tra chi sopravvive e chi sperpera milioni dopo averli rubati e un’altra , la CASTA …

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